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C’è da dire che…
da quando mi sono addentrata in questa nuova avventura professionale che è il giornalismo – per chi non lo sapesse, scrivo di Beverage – mi è capitato (fortunatamente casi limitati) di incappare in “simpatici” commenti del tipo :
《Scrivi d’alcol!Istighi le persone a bere!》e così via.
Ebbene, sono bastati vari articoli sul Beverage per realizzare quanti pregiudizi sull’alcol abbia – ancora – l’opinione pubblica.
E sono bastate delle ricette a far sì, poi, che io mi tramutassi in una “paladina dell’alcolismo” (cit.) e di conseguenza, il movente di futuri Hangover.
Ammetto che, quest’ultima affermazione, mi ha scaturito dell’ilarità… un pò meno, però, l’associare il Bere Bene che è per l’appunto un bere equilibrato (ed è questo il mio messaggio) all’alcolismo, che al contrario, è una sindrome patologica costituita dalla dipendenza al consumo di alcol.
Detto ciò, non voglio dilungarmi e soffermarmi sul pregiudizio ma, piuttosto, voglio rendere costruttiva la critica.
Come?
Beh, deporrendo le vesti di “paladina del peccato” ed improvvisandomi, poi, in quelli di un’inconsueta prof.
Perché voglio sottolineare che l’alcol, oltre ad essere un’arte miscelata, è anche sinonimo di cultura.
Quindi, mie care lettrici e miei cari lettori, oggi, non vi delizierò con la mia consueta ricetta “shakerata” ma bensì con una lezione di storia.
Pronti?
Bene!perché vi darò delucidazioni sulla nozione di Hangover e sulle sue origini vittoriane.
Iniziamo.

• Cos’è l’Hangover.
È comunemente definito Hangover quello stato di profondo malessere e disidratazione di corpo e mente, causato da una serata a base di alcool. In sintesi : postumi della sbornia.
Ok, tralasciando le definizioni tecniche,
ciò che più mi preme raccontare, invece, è la sua storia…
Nelle grandi città dell’Ottocento, in particolare nell’Inghilterra Vittoriana, il termine Hangover veniva usato per indicare una particolare sistemazione per la notte a basso costo per quei marinai che non riuscissero a tornare a casa, dopo una nottata di bevute o per chi non avesse dimora (barboni, indigenti… ecc).
In breve, si trattavano di stanze lungo le quali venivano tese delle funi affinché gli uomini potessero appoggiarsi e trascorrere la nottata praticamente… “appesi”.

Il costo di tali stanze era di circa due penny e il loro scopo era quello di evitare che si dormisse per strada.
Ma, essendo delle stanze senza riscaldamento, capitava, soprattutto in inverno, di ritrovare qualcuno morto per assideramento.

Lo so, vi è dell’inverosimile pensare che l’umanità sia arrivata ad elaborare tali strategie di “sopravvivenza”… però ho potuto constatare, attraverso varie ricerche, dell’effettiva esistenza di queste bislacche “stanze” anche grazie alla letteratura.
Infatti, si trovano riferimenti di questi “hangover” in :
• “La pelle di zigrino” di Honoré de Balzac;
• nel romanzo di George Orwell : “Senza un soldo a Parigi e Londra”
• e nel romanzo di Charles Dickens : Il Circolo Pickwick (The Pickwick Papers)… di cui vi citerò alcuni brevi passi :
《E ti prego, Sam, qual è la corda da due soldi?», chiese il signor Pickwick.
《La corda da due soldi, signore», replicò il signor Weller, «è solo a buon mercato…»
E ancora :
《Alle sei ogni mattina mettono le corde a un capo, e cadono gli inquilini.》

E con Dickens, suona la campanella, che segna la fine della mia prima “lezione” di storia.
Spero di essere stata di piacevole lettura e di non avervi, soprattutto, annoiato.
Alla prossima
Martina

OnAir : Dumb dei Nirvana
“We’ll have a hangover
Skin the sun, fall asleep
Wish away, soul is cheap…”
https://m.youtube.com/watch?v=4xRuxuHjBY4

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