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Secondo lo psicologo americano Jonathan Haidt le nuove generazioni sono libere di utilizzare i social network senza ricorrere a scelte consapevoli che stanno causando problemi di ansia e depressione negli adolescenti.

Il libro del dottor Haidt che si chiama appunto The Anxious Generation appena pubblicato ha già creato un intenso dibattito. Il New York Times lo ha elogiato, il Guardian criticato, perché non darebbe il dovuto peso ad altre ragioni di ansia, che non siano derivate dai social, il Nature lo contesta per non aver condotto uno studio rigoroso.

Eppure lo psicologo, a favore della sua tesi, offre numerosi esempi che portano con sé soluzioni pragmatiche e concrete da attuare nelle singole famiglie per salvaguardare i più piccoli.

Per Haidt l’accesso ai social andrebbe ritardo, magari fino ai 16 anni dal momento che l’auto controllo si sviluppa intorno ai 20.

È utile connettersi rispettando determinati ritmi, ed istituire un giorno settimanale di riposo digitale o una serata film per la famiglia. Mangiare senza cellulari sulla tavola e dare la giusta importanza allo stare insieme.

Scegliere il silenzio, almeno per un’ora in un giorno della settimana, può servire a ritrovare la concentrazione, uscire all’aria aperta e ritrovarsi nella Natura.

Non utilizzare gli smartphone almeno 30-60 minuti prima di andare a dormire, eliminare la geolocalizzazione sul cellulare dei giovani lasciandoli liberi di crescere e di responsabilizzarsi.

Andare a scuola, in gruppo a piedi, e quindi da soli e senza telefono, mandarli in un campo estivo dove non vi è la possibilità di usare il network.

Infine, impedire o almeno limitare l’utilizzo del cellulare anche a scuola favorendo nei ragazzi il gioco libero durante la ricreazione.

Sembra difficile, ma non impossibile: chissà se qualcuno sia davvero disposto a provarci?

Foto presa dal Web

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