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I meravigliosi Anni 2000 sono stati sicuramente quelli più belli ed emozionanti di tutta la storia della Lazio. Annate straordinarie costellate dai tanti campioni in squadra e dai numerosi titoli vinti in Italia e in Europa. Una squadra formidabile guidata da Sven-Goran Eriksson, tecnico svedese che dal 1997 al 2001 ha regalato tante gioie alla platea biancoceleste. E pensare che la sua avventura in Italia sembrava essersi chiusa visto che nel ’97 aveva praticamente messo nero su bianco per diventare il nuovo allenatore del Blackburn. Niente da fare per quanto riguarda l’Inghilterra, perché c’è l’affascinante proposta di Sergio Cragnotti, presidente della Lazio che pensa e sogna in grande per la sua società. L’inizio non fu facile: arriva Mancini, parte Signori ed è un addio al veleno. Signori era uno dei re di Roma, la sua partenza accese la piazza. Contestazioni, anche dure. Ci volle tempo per riprendersi dallo choc. Poi, le cose, come ben noto, sono state risolte sul campo. La sua Lazio si diverte giocando, e diverte anche il pubblico. Sale dal nono posto dell’11a giornata al secondo della 25a. È a due punti dalla Juventus, e proprio contro i bianconeri perde il ritmo al 28° ostacolo. Sarà un crollo: un punto in sette partite, settimo posto finale.

Nel ’98-99, l’ennesima rincorsa, questa volta con rammarico e sfortuna: la Lazio è ottava alla decima giornata, 13 punti contro i 21 della Fiorentina capolista. La striscia positiva si interrompe proprio perdendo nel derby, ma resta prima in classifica con un vantaggio di sei punti sulla squadra viola. Stavolta sembra proprio l’anno giusto, ma invece arriva un impronosticato Milan in rincorsa, e fa il sorpasso alla penultima di campionato. Scudetto perso per un solo punto. Nonostante la delusione, la sua squadra porta a casa la Coppa Italia e la Coppa Delle Coppe, ma c’è ancora da compiere l’ultimo passo. La società e la piazza vogliono il tricolore.

Il ‘99-2000 è l’anno giusto. Si parte con la vittoria della Supercoppa Europea contro il Manchester United, mentre in campionato la Lazio parte bene e mantiene la testa della classifica per buona parte del girone d’andata. Da gennaio a marzo rallenta vistosamente permettendo alla Juventus di andare in testa e di allungare a +9. Sembrava impossibile recuperare tutti quei punti, ma nel calcio si sa che nulla è scontato, anzi, è una scienza impronosticabile. La squadra di Eriksson compie un incredibile rimonta fino all’ultima giornata, che si concluderà col titolo di Campioni d’Italia proprio nell’anno del centenario della società romana. Pochi giorni dopo il titolo, arriverà anche la vittoria in Coppa Italia, rendendo la Lazio la quarta squadra nella storia del calcio italiano a centrare l’accoppiata.

Il suo ultimo trofeo da allenatore della Lazio sarà la Supercoppa Italiana, ma il lavoro fatto dallo svedese resterà per sempre indelebile. Una squadra di campioni, di stelle, di grandi uomini carismatici che vennero plasmati e completati dalla saggezza tattica dello svedese. La scuola di pensiero “Erikssoniana” ha lanciato tantissimi allenatori che al giorno d’oggi sono protagonisti nelle loro rispettive squadra. Simone Inzaghi è da tempo il comandante della Lazio, e non a caso è stato l’unico allenatore ad emulare i successi del suo mentore. Diego Simeone è ormai la storia dell’Atletico Madrid, Roberto Mancini addirittura tecnico della Nazionale Italiana, Sinisa Mihajlovic apprezzatissimo allenatore da Serie A, Alessandro Nesta reduce da buoni anni a Frosinone, Sergio Conceição che sta scrivendo pagine importanti al Porto, e tanti altri profili in giro per il mondo come Hernan Crespo, Matias Almeyda e Dejan Stankovic. Una scuola di giovani allenatori che stanno pian piano mettendo in pratica tutti gli insegnamenti del loro maestro, Sven-Goran Eriksson.

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