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L’idea comune nell’immaginario collettivo riferita allo Spazio è di un luogo aperto a ogni esplorazione, pacifico e che esercita fascino soprattutto per l’idea di silenzio, di immensità e purezza, criteri adesso piuttosto relativi. Si assiste, infatti, negli ultimi tempi ad un utilizzo dello Spazio sempre più ampio per motivi militari e strategici.  Nel  2019 la NATO lo ha dichiarato, per mano dei propri ministri degli esteri, come campo di operazioni militari (operational domain) quindi insieme ai famosi scenari delle guerre contemporanee cioè aria, terra, mare, vi è anche lo Spazio, senza contare il cyberspazio. Un po’ tutte le missioni spaziali, così orgogliosamente proposte dai governi, hanno purtroppo una mole significativa di lavori previsti per gli equipaggi che riguarda scopi militari ed è molto difficile disporre di rapporti dettagliati di tutti i compiti affidati agli astronauti nelle loro mansioni di sperimentazione e ricerca. Per quanto concerne i sistemi di arma che sono ampiamente diffusi ormai nello Spazio,  possono essere inseriti in un ordine di potenza su sei categorie. Nella prima categoria noi troviamo gli apparati per la guerra elettronica, per influire, interferire, bloccare le trasmissioni e la ricezione delle comunicazioni delle varie forze, producendo disturbo significativo ai segnali. Nella seconda categoria abbiamo le armi per gli attacchi cibernetici, che vanno ad agire  direttamente su quelli che sono i vari velivoli spaziali, ma anche sulle infrastrutture che sono posizionate dalla forza nemica avversaria sulla Terra, disturbando la trasmissione dati e danneggiando il software. Nella terza categoria abbiamo addirittura gli attacchi diretti, cioè messi a punto e azionati mediante laser, impulsi elettromagnetici o microonde, e quindi vanno a bloccare, danneggiare, accecare, rendere comunque inutilizzabile apparecchiature sensibili nello spazio e installate anche sulla Terra, senza avere il cosiddetto “direct contact”, cioè il diretto contatto. Tali tipologie di armamenti possono essere lanciate da piattaforme ubicate sulla superficie terrestre ma anche da aerei, da navi o da velivoli spaziali. Le altre categorie di armamenti possono essere praticamente definite come “azioni di sponda”, cioè possono essere dei sistemi che vanno anch’essi ad orbitare nello spazio, e vanno ad agire direttamente, spostando o danneggiando, altri loro omologhi che sono comunque in un’orbita spaziale. Hanno la capacità di orbitare per lunghissimo tempo ed essere attivati solo all’occorrenza, li si può considerare una sorta di riserva operativa strategica, in pratica apparati “dormienti” anche se perfettamente efficienti e sempre pronti.  Poi vi è la penultima categoria di armamenti che agisce per impatti ad elevatissima energia cinetica o ad alta velocità, o addirittura facendo esplodere potentissime cariche  in prossimità del bersaglio. Possono essere veicolati da missili, e quindi quando vanno ad agire operativamente creano una sorta di contro sistema, contro reazione, provocando quasi sempre una grande quantità di frammenti. Nell’ultima categoria possono essere annoverati i sistemi d’arma nucleari, che con le loro detonazioni creerebbero praticamente conseguenze nel settore della radioattività e della diffusione elettromagnetica anche nello Spazio. Ovviamente, non si è giunti di colpo alla configurazione di questa particolare situazione. Fin dall’immediato dopoguerra, con la realizzazione di sistemi missilistici sempre più performanti, ci si rese conto che lo Spazio non era esente dall’applicazione dei concetti militari di difesa e offesa, di prevenzione e reazione. Il lancio dello Sputnik 1, poi, il 4 ottobre 1957, diede avvio all’era dei satelliti ed al loro utilizzo per scopi militari, cominciò una vera e propria gara tra i due schieramenti della Guerra Fredda, che si fronteggiarono senza lesinare sforzi e risorse economiche. Il tutto sembrava volgere a favore del Patto di Varsavia (nato ufficialmente il 14 maggio 1955) e solo l’intervento di un ex leader dell’establishment della Germania di Hitler diede modo agli Stati Uniti di recuperare il grande e grave divario. Lo scienziato tedesco Wernher Von Braun, inventore delle famigerate e temibilissime bombe volanti V1 e V2, immediatamente cooptato dallo schieramento occidentale all’indomani del secondo conflitto mondiale, fu messo a capo di una grande equipe di tecnici e scienziati per la realizzazione di vettori missilistici atti a trasportare attrezzature in orbita spaziale. I Russi erano in stragrande vantaggio e le devastazioni provocate dai missili V1 e V2 sulla Gran Bretagna, ed in particolare su Londra, a partire dal 13 giugno 1944, caddero rapidamente nell’oblio in funzione di una ragion di stato ben più impellente. Bisognava fare presto, il controllo dello Spazio da parte del Patto di Varsavia rimandava a scenari ben più distruttivi di quelli relativi a Hiroshima e Nagasaki, la NASA mise la squadra di Von Braun a ritmi di lavoro serrati, dando l’avvio al programma APOLLO. Si doveva costruire il vettore missilistico più grande e potente del mondo, già a dicembre del 1968 venne effettuato un primo lancio e, grazie anche al genio di Von Braun, il 16 luglio 1969, da Cape Canaveral, svettava verso il cielo il razzo SATURN V, un gigante di 111 metri (la STATUA DELLA LIBERTA’ ne misura 93), forse ancora oggi il più grande e potente mai costruito. Era fatta. Oggi i missili balistici intercontinentali (IMB) e i modernissimi HGV, Hypersonic Glide Vehicles (veicoli configurati per planare e manovrare non appena rientrati nell’atmosfera) possono infuriare nello spazio da 1200 a 130 chilometri d’altezza, prima di piombare sui loro obiettivi; i satelliti sono posizionati a quote variabili tra i 300 e i 2000 chilometri, con quelli geostazionari che si trovano intorno ai 36.000, e quelli GPS a 20.000 chilometri; la Luna è a 384.000. Tra noi e  lei c’è un po’ di tutto. Sulla luna, per piacere, non mandate un generale: ne farebbe una caserma con la tromba e il caporale. […] Ha da essere un poeta sulla Luna ad allunare: con la testa nella luna lui da un pezzo ci sa stare… A sognar i più bei sogni è da un pezzo abituato: sa sperare l’impossibile anche quando è disperato. Or che i sogni e le speranze si fan veri come fiori, sulla luna e sulla terra fate largo ai sognatori! In tanti hanno sognato sulla luna, così Rodari.

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