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di Antonia Esposito

In occasione del giorno della memoria, il sindacato Fisi, divulga una sintesi della lettera del 2 novembre 2023 sottoscritta da centinaia di intellettuali ebrei statunitensi per fermare il genocidio di Gaza e la criminalizzazione del dissenso:

“Siamo scrittori, artisti e attivisti ebrei che desiderano contestare la narrazione diffusa
secondo cui qualsiasi critica a Israele è intrinsecamente antisemita. Israele e i suoi
difensori hanno a lungo usato questo espediente retorico per mettere Israele al riparo dalle
sue responsabilità, per dare copertura morale agli investimenti miliardari degli Stati Uniti
a sostegno dell’esercito israeliano, per oscurare la realtà mortale dell’occupazione e per
negare la sovranità palestinese. Ora questo insidioso bavaglio alla libertà di parola viene
utilizzato per giustificare i bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza e per
delegittimare le critiche della comunità internazionale.
Noi condanniamo tutti i recenti attacchi contro i civili israeliani e palestinesi e piangiamo
la perdita di vite umane. E siamo addolorati e inorriditi nel vedere la lotta
all’antisemitismo usata come pretesto per crimini di guerra dal dichiarato intento
genocida.

Rifiutiamo l’antisemitismo in tutte le sue forme, anche quando si maschera da critica al
sionismo o alle politiche di Israele. Ma rileviamo che, come ha scritto il giornalista Peter
Beinart nel 2019, «l’antisionismo non è intrinsecamente antisemita, e sostenere che lo sia
sfrutta la sofferenza ebraica per cancellare l’esperienza palestinese».
Troviamo questo espediente retorico antitetico ai valori ebraici, che ci insegnano a
riparare il mondo, a mettere in discussione l’autorità e a difendere gli oppressi dagli
oppressori. È proprio a causa della dolorosa storia dell’antisemitismo e delle lezioni dei
testi ebraici che sosteniamo la dignità e la sovranità del popolo palestinese. Rifiutiamo la
falsa alternativa tra la sicurezza degli ebrei e la libertà dei palestinesi, tra l’identità ebraica
e la fine dell’oppressione dei palestinesi. Crediamo, infatti, che i diritti degli ebrei e dei
palestinesi vadano di pari passo. La sicurezza di ciascuno dei due popoli dipende
dall’altro. Non siamo certamente i primi a dirlo, e ammiriamo coloro che hanno dato
forma a questa linea di pensiero pur in presenza di tanta violenza.

Le accuse di antisemitismo di fronte alla minima obiezione alla politica israeliana hanno a
lungo permesso a Israele di mantenere in vita un regime che organizzazioni per i diritti
umani, studiosi, giuristi e associazioni palestinesi e israeliane hanno definito di apartheid.
Queste accuse hanno un effetto spaventoso sulla nostra politica. Ciò ha comportato la
soppressione politica dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, dove il Governo israeliano
confonde l’esistenza stessa del popolo palestinese con l’odio per gli ebrei di tutto il
mondo. Nella propaganda interna rivolta ai propri cittadini e in quella esterna rivolta
all’Occidente, il Governo israeliano afferma che le rivendicazioni dei palestinesi non
riguardano la terra, la mobilità, i diritti o la libertà, ma piuttosto l’antisemitismo. Nelle
ultime settimane, i leader israeliani hanno continuato a strumentalizzare la storia del
trauma ebraico per disumanizzare i palestinesi. Nel frattempo, degli israeliani vengono
arrestati o sospesi dal lavoro per post sui social media in difesa di Gaza e giornalisti
israeliani temono conseguenze per aver criticato il loro governo.

Chiediamo inoltre ai governi e alla società civile degli Stati Uniti e dell’Occidente di
opporsi alla repressione del sostegno alla Palestina. E ci rifiutiamo di permettere che tale
sostegno, urgente e necessario, venga represso in nostro nome. Quando diciamo “mai
più”, lo diciamo sul serio.
2 novembre 2023

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