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Come ogni anno da secoli si ripete il rito del venerdì Santo a Sarno, un rito tra gli unici a livello Nazionale insieme a tanti altri pochi paesi come per esempio Guardia Sanframondi, il rito degli incappucciati, le nove confraternite dalle 6.00 del mattino percorrono il circuito storico del centro di Sarno come fanno da secoli, fermandosi con i loro canti che rappresentano un momento di dolore per la morte di Cristo davanti alle immagini sacre e nelle chiese. Ogni confraternita è contraddistinta da un colore. Sette sono di colore bianco e distinguono per il cordone che indossano i Paputi, che sono quegli uomini incappucciati. Una è rossa che è quella di San Matteo e un’altra è costituita dai Saio dei monaci francescani, frati minori della chiesa di San Francesco. Come detto ogni parrocchia ha un suo colore, ad esempio quello dell’immacolata ha il colore celeste della Vergine. I Paputi rossi forse i più caratteristici. Sono quelli del borgo Terravecchia della Chiesa di San Matteo e sono rossi per diversi tipi di interpretazione. Secondo alcuni perché rappresentano il momento mistico in quanto la veste è rossa perchè macchiata del sangue di Cristo, secondo altri perche’ rappresentano la più antica chiesa di Sarno che faceva da confraternita maggiore dove avvenivano i principali riti, diciamo la vecchia cattedrale. La partecipazione come ogni anno è grandissima perchè questa manifestazione spontanea si regge proprio sulla tradizione e sulla volontà del Paese, della gente di conservare questo legame che va avanti addirittura dal 1200, che è l’epoca a cui risalgono i canti, i cori che stanno dietro queste croci che cantano davanti alle dicole votive, davanti ai toselli preparati spontaneamente per passione e per devozione da parte dei tanti sarnesi.

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