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Accettare nelle divisioni ciò che è fecondo, svelenirle, e proprio dalla divisione accogliere il positivo, naturalmente nella speranza che in conclusione la divisione smetta di essere divisione e sia solo polarità senza opposizione. In occasione della sua omelia per la celebrazione dei Vespri a conclusione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani Il 25 gennaio 2006, papa Benedetto XVI affermava “l’amore vero non annulla le legittime differenze ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall’esterno, ma che dall’interno dà forma per così dire all’insieme. Quindi si può parlare di una comunione che proprio come la comunione trinitaria va coniugare insieme unità e diversità”. E questi saranno i temi molto cari a papa Benedetto XVI in tutto il suo ministero. Egli si è ispirato al teologo riformato Oscar Cullmann, che intendeva l’unità ecumenica proprio come “unità nella diversità”. “Il tentativo di ricostruire l’unità tra i cristiani divisi non può pertanto ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza, ciò a cui aneliamo è quella unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, nei sacramenti, nel ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore”. Così Papa Benedetto XVI nella sua omelia per la celebrazione dei Vespri a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il 25 gennaio 2011.

Ma la dimensione cristologia e quella ecclesiologica non erano mai disgiunte, nel suo pensiero, da quella precipuamente escatologica: egli sottolineava sempre che fosse di grande importanza per il cristiano imparare a vivere la disponibilità a restare in un “atteggiamento di ricerca”, consapevoli che lo stesso ricercare è un modo di trovare, che l’essere in cammino, e l’andare avanti senza concedersi requie, costituisce l’unico atteggiamento adeguato per uomo in cammino alla ricerca dell’eterno.(cfr. Benedetto XVI, Vi ho chiamato amici).

In diverse occasioni Benedetto XVI ha esternato la personale convinzione che la preghiera, ed in particolare quella per l’unità dei cristiani, potesse aver spianato la strada alla nascita e sviluppo del movimento ecumenico: “non può esistere un ecumenismo genuino che non affondi le sue radici nella preghiera”, (omelia per la celebrazione dei Vespri a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il 25 gennaio 2008). Lo stesso dialogo con le altre religioni costituiva parte fondante dell’esistenze e della missione della Chiesa. Così, infatti, Benedetto XVI nell’esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Medio Oriente: “La natura e la vocazione universale della Chiesa esigono che essa sia in dialogo con i membri delle altre religioni. Questo dialogo in Medio Oriente è basato sui legami spirituali e storici

che uniscono i cristiani agli ebrei e ai musulmani, non è principalmente dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, poggia anzitutto su basi teologiche che interpellano la fede. Esse derivano dalle Sacre Scritture e sono chiaramente definite nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, e nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Nostra aetate. Ebrei, cristiani e musulmani credono in un Dio Uno, creatore di tutti gli uomini. Possano gli ebrei, i cristiani e i musulmani riscoprire uno dei desideri divini, quello dell’unità e dell’armonia della famiglia umana. Possano scorgere nell’altro credente un fratello da rispettare e da amare per dare in primo luogo sulle loro terre la bella testimonianza della serenità e della convivialità tra figli di Abramo. Cristiani ed ebrei sono ancorati ad un prezioso patrimonio spirituale comune. Vi è certamente la fede in un Dio unico, creatore. C’è anche la Bibbia che è in gran parte comune agli ebrei e ai cristiani. D’altronde, Gesù, un figlio del popolo eletto, è nato, vissuto ed è morto ebreo (cfr. Rm 9, 4-5). Maria, sua madre, ci invita lei pure a riscoprire le radici giudaiche del cristianesimo. Questi stretti legami costituiscono un patrimonio unico di cui tutti i cristiani sono fieri e debitori al Popolo eletto. la Chiesa cattolica guarda i musulmani con stima, essi che rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, l’elemosina e il digiuno, che venerano Gesù come profeta senza riconoscerne tuttavia la divinità, e che onorano Maria, la sua madre verginale. La libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. È un diritto sacro e inalienabile”.

Papa Benedetto XVI ha connotato tutto il suo pontificato di una luce di comprensione e di accoglienza, di carità, seppur nella verità. E’ stato il Pontefice con il quale il peccato è diventato anche reato, oltre che male. La sua premura fine per l’incontro l’hanno indotto al compimento di un gesto storico nei confronti di un nutrito gruppo di fratelli anglicani, che stavano vivendo in maniera dolorosa alcuni cambiamenti nel loro credo.

Dall’ Anglicanorum coetibus. (costituzione apostolica) “In questi ultimi tempi lo Spirito Santo ha spinto gruppi anglicani a chiedere più volte e insistentemente di essere ricevuti, anche corporativamente, nella piena comunione cattolica e questa Sede Apostolica ha benevolmente accolto la loro richiesta. Il Successore di Pietro infatti, che dal Signore Gesù ha il mandato di garantire l’unità dell’episcopato e di presiedere e tutelare la comunione universale di tutte le Chiese, non può non predisporre i mezzi perché tale santo desiderio possa essere realizzato.

Il Signore Gesù ha pregato il Padre per l’unità dei suoi discepoli. È lo Spirito Santo, principio di unità, che costituisce la Chiesa come comunione.

Alla luce di tali principi ecclesiologici, con questa Costituzione Apostolica si provvede ad una normativa generale che regoli l’istituzione e la vita di Ordinariati Personali per quei fedeli anglicani che desiderano entrare corporativamente in piena comunione

con la Chiesa Cattolica. Coloro che hanno esercitato il ministero di diaconi, presbiteri o vescovi anglicani, che rispondono ai requisiti stabiliti dal diritto canonico e non sono impediti da irregolarità o altri impedimenti, possono essere accettati dall’Ordinario come candidati ai Sacri Ordini nella Chiesa Cattolica. L’Ordinario, in piena osservanza della disciplina sul celibato clericale nella Chiesa Latina, pro regula ammetterà all’ordine del presbiterato solo uomini celibi. Potrà rivolgere petizione al Romano Pontefice, in deroga al can. 277, § 1, di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede”. ll 15 gennaio 2011 venne eretto l’Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham chiamato a riunire quei gruppi di pastori e fedeli anglicani intenzionati a porsi sotto l’autorità del Papa. Il 1º gennaio 2012 venne istituito l’ordinariato per gli Stati Uniti con il nome di Ordinariato Personale della Cattedra di San Pietro. Il 15 giugno 2012, la Congregazione per la dottrina della fede eresse in Australia l‘Ordinariato Personale di Nostra Signora della Croce del Sud.

Il bisogno di Benedetto XVI di elaborazione, di studio, di osservazione e confronto ha fatto sì che fosse anche l’uomo che ampliasse notevolmente lo spazio scientifico alla conoscenza di Dio, portandolo a confronti sublimi con insigni personaggi, sia credenti che atei. Ne è risultato un tratto straordinario della cultura contemporanea, un paradigma della frontiera dei pensieri, degli ideali, dei costumi condivisi da donne e uomini del nostro tempo.

Lettera del Papa emerito Benedetto XVI al Gran Rabbino di Vienna, Arie Folger (23 agosto 2018-incipit). “Sig. Rabbi Folger, il professor Tück dell’Università di Vienna mi ha inviato il suo contributo Gefahr für den Dialog (Pericolo per il dialogo) e non posso che ringraziarla di cuore per questo contributo importante che di fatto fa progredire il dialogo. Lei ha anzitutto spiegato il genere del mio testo. È un documento per la discussione teologica tra ebrei e cristiani circa la giusta comprensione delle promesse di Dio ad Israele: il cristianesimo esiste solo perché, dopo la distruzione del tempio e in seguito alla vita e alla morte di Gesù di Nazaret, si è formata attorno a lui una comunità, convinta che la Bibbia ebraica nel suo insieme trattasse di lui e fosse da interpretare in relazione a lui. Questa convinzione non è stata tuttavia condivisa dalla maggioranza del popolo ebraico. È sorta così la discussione se fosse giusta l’una o l’altra spiegazione. Si è sviluppata, invece, la triste storia dell’antigiudaismo cristiano che, alla fine, è sfociata nell’antigiudaismo – anche anticristiano – del nazismo, il cui triste apice sta davanti a noi con Auschwitz.”

Vienna, 4 settembre 2018. “Eminenza, la ringrazio per la sua lettera del 23 agosto 2018, che mi è giunta il 30 del mese per e-mail attraverso mons. Georg Gänswein e il prof. Jan-Heiner Tück. L’ho letta con grande interesse con gli argomenti che contiene.

Più che il suo articolo su Communio – che sia lei che io di comune accordo riteniamo un documento intercristiano – la sua lettera contiene degli argomenti che, nel dialogo ebraico-cristiano, possono essere effettivamente una guida.

1. Innanzitutto vorrei esprimere il mio pieno accordo con il suo terzo punto. Sì, gli ebrei e i cattolici in questo tempo sono chiamati a impegnarsi insieme per la salvaguardia degli standard morali in Occidente. L’Occidente diventa sempre più laico e, mentre una crescente minoranza prende nuovamente sul serio la propria religione e i doveri religiosi, la maggioranza diventa sempre più intollerante verso la religione, le persone religiose e la pratica della religione. Su questo possiamo e dobbiamo più spesso intervenire insieme. Insieme possiamo essere più forti che non da soli. Ancora, ambedue rappresentiamo delle confessioni religiose che manifestano e appoggiano politicamente una grande tolleranza. Perciò spetta a noi, capi religiosi, e ai nostri colleghi lavorare per una società plurale e tollerante, che rispetti le persone religiose, i loro problemi e le convinzioni religiose affinché possano avere voce nel discorso pubblico”.

Grazie, Papa Benedetto!

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