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Nella Storia della letteratura italiana (A. Morano, Napoli 1870-72) l’interesse di De Sanctis verso le arti figurative risulta minimo e si riduce sulle poche pagine ecfrastiche presenti, concentrate nel capitolo XII dedicato al Cinquecento e in quello monografico, il XVI, riservato a Pietro Aretino.

In queste sezioni citate ricorrono i nomi dei più illustri artisti quali Buonarroti, Sanzio, Vecellio, associati e affiancati ai colleghi letterati, ma sono presenti anche opere pittoriche come la Scuola di Atene (affresco, Città del Vaticano, Stanza della Segnatura, 1508-11) di Raffaello Sanzio. Nell’opera di De Sanctis il dipinto diviene la sintesi del secolo, in Raffaello il nuovo e il vecchio, l’immaginazione e la convenzione convivono insieme.

Discorso appassionante è quello sull’Aretino, il flagello dei principi, che ha il merito di aver portato nelle arti figurative “la stessa libertà e altezza di giudizio” utilizzata in letteratura.

De Sanctis mette in luce i rapporti che l’artista tesse con i suoi contemporanei in particolare con Michelangelo e Tiziano. La visione della Natura per l’Aretino passa attraverso la pittura dell’artista veneto e la sente e vede viva e immediata, alla quale si accompagna una scrittura di qualità. Nel capitolo dedicato all’Aretino, De Sanctis si sofferma a tal proposito sul quadro del Vecellio e l’accostamento alla figura di un lupo famelico e vorace.

Ebbe da natura grandi appetiti e forze proporzionate. Vedi il suo ritratto, fatto da Tiziano. Figura di lupo che cerca la preda. L’incisore gli formò la cornice di pelle e zampe di lupo; e la testa del lupo assai simile di struttura sta sopra alla testa dell’uomo. Occhi scintillanti, narici aperte, denti in evidenza per il labbro inferiore abbassato, grossissima la parte posteriore del capo, sede degli appetiti sensuali, verso la quale pare che si gitti la testa, calva nella parte anteriore(F. DE SANCTIS, Storia della letteratura italiana).

L’immagine zoomorfa delineata si delinea un sunto visivo che traduce sul piano artistico concetti espressi sul piano della scrittura. Il rapporto di De Sanctis in relazione alle arti figurative va approfondito in merito alla sua frequentazione della prima scuola al Vico Bisi, con riferimento ai corsi che egli tenne a Napoli tra il 1838/39 e il 1848, che si conclusero con la rivolta del 15 maggio. Interessanti le analisi dei concetti di “riflessione” e “immaginazione”, alla prima si lega la contemplazione del vero, mentre alla seconda quella del bello, fino a creare una armonia tra i due stati.  Se spetta all’immaginazione vedere le diverse parti delle cose, è l’intelletto a individuare i rapporti. In questa riflessione risiede il nesso inscindibile tra l’astratto (l’immaginazione) e il concreto (il vero) secondo una gerarchia per la quale il primo si esprime per somiglianza del secondo.  Negli anni tra il 1843 e 1845 De Sanctis ritorna su tale concetto e sviluppa in senso hegeliano il rapporto tra varietà e unità, tra ideale e reale nelle sue lezioni dedicate all’Estetica. Ha così modo di chiarire ogni confusione sull’idea del bello e definirne il significato che si lega al concetto di “varietà” e “unità”. La prima è sinonimo di oggettività, dal momento che essa si concretizza negli oggetti esterni (reali) che si presentano all’artista, mentre la seconda è sinonimo di soggettività, dal momento che si concretizza nella capacità di selezionare gli oggetti della natura, “scegliere il bello dalla natura, e perfezionarlo, (…) facoltà che è detta ideale.

I due concetti devono allontanarsi per determinare il bello. Da un lato si ha quindi l’oggettività con tutte le varianti sinonimiche, e dall’altro la soggettività, con le varianti lessicali di “unità” e “idealità” che solo insieme determinano il bello.

Il ragionamento raggiunge il suo apice nel momento in cui si passa agli oggetti del bello che sono tre: Dio, Natura e Uomo, ai quali corrispondono tre diverse forme d’arte simbolica, classica e romantica.

Negli anni Quaranta dell’Ottocento si diffondono a Napoli le sue riflessioni estetiche sia per la larga circolazione dei suoi appunti, sia per l’attività dei suoi scolari. Questi nuovi concetti da lui formulati segnano il passaggio culturale definitivo tra il vecchio formalismo e accademismo e il nuovo, identificato negli ideali romantici e patriottici.

Foto presa dal Web

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