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Parte 1

Dalla semplicità di un enologo appassionato, nasce un vino meraviglioso.

Cesinali, in provincia di Avellino. È qui che scoprii, per la prima volta, tante cose che non conoscevo su questo vitigno: il Fiano di Avellino.

Precisamente è l’azienda agricola di un giovane enologo e della sua famiglia, è Cantina del Barone, e lui è Luigi Sarno.

Luigi ha studiato e lavorato tanto, anche con grandi nomi dell’enologia italiana e non solo, e i frutti di quegli studi e di quel lavoro lo hanno reso un Uomo e un Professionista di quelli che amano davvero profondamente ciò che fanno, ciò che hanno.

Ci troviamo a 380 m s.l.m., 11 ettari, di cui 2,5 vitati, altri 4 a noccioleti oltre orti e castagneti.

Questa collina sulla quale, ogni anno oramai da più di un secolo, nascono e danno frutti le magnifiche viti di fiano, trova protezione tra due monti: Monte Terminio e Monte Paternio, condizione che, insieme all’ottima esposizione a garanzia di una piena solarità ai terreni, permette di portare in cantina un’uva dal carattere unico.

Vista sulle viti di Cantina del Barone.

Cantina del Barone ha una storia affascinante, che Luigi racconta mentre passeggiamo tra le vigne.

Da più di un secolo quei terreni sono accuditi dalla famiglia Sarno, appartenevano ad un nobile Barone napoletano, fino a quando, a metà degli anni novanta vengono da loro acquistati.

La famiglia Sarno è sempre stata molto legata al Barone, dandogli memoria non solo attraverso il nome dell’azienda, ma anche con una loro produzione, il vino “Paone” che sta per Pavone definito da loro stessi il “vino della tradizione e della memoria”. Il Pavone infatti simboleggia la nobiltà. All’epoca ogni aristocratico possedeva pavoni nei propri terreni, fonte, tra l’altro, di eccellente nutrimento. Anche il Barone ne possedeva e la famiglia Sarno ha continuato ad ospitare quest’animale nelle proprie terre a simboleggiare eleganza e signorilità, caratteristiche che ritroveremo poi anche nel loro vino.

Un vino quello di Cantine del Barone che risente fortemente della stratigrafia del terreno in cui si trova. Un terreno vulcanico, ricco di minerali e questa roccia madre che ne conferisce un carattere affumicato davvero molto interessante.

Stratigrafia del terreno: 
In alto a sinistra l’argilla rossa.
In basso a sinistra Lapilli da eruzione vulcanica del Vesuvio.
A destra, da una seconda eruzione vulcanica del Vesuvio, non sono arrivati i lapilli, ma solo le ceneri, che, conservando alte temperature, hanno creato all’interno del terreno delle bolle d’aria, delle cavità.
Sopra questi tre strati c’è poi il terreno che viene lavorato con i mezzi meccanici dall’azienda.

E tra tutte queste meraviglie, mentre passeggiamo in questo bellissimo, vasto ma raccolto, manto erboso pieno di viti, davanti ai nostri occhi si palesa una roba maestosa: è una vite, una vite secolare! L’uva è il Corniciello, ed ha una forma e una dimensione alquanto buffa. Il sapore non lascia particolari segni, ma è comunque un’emozione avere davanti a sé, tra le mani e poi in bocca un’uva da vite secolare.

Vite secolare: Corniciello.

La degustazione in cantina è durata diverse ore. Diverse ore ad ascoltare quello che Luigi aveva da raccontare dei suoi vini, dell’enologia, delle sue esperienze in campo, di questo meraviglioso mondo.

Ma delle degustazioni parleremo la prossima settimana…STAY TUNED!

Cheers!

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