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70 Or ti piaccia gradir la sua venuta :

   libertà va cercando, ch’è sì cara,

72 come sa chi per lei vita rifiutata.

   Tu ‘l sai, ché non ti fu per lei amara

    in Utica la morte, ove lasciasti

 75 la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara.     

70 Ora ti sia grata la sua venuta:

    sta cercando la libertà , che è così preziosa,

72 come sa bene chi rinuncia alla vita per lei.

   Tu lo sai, infatti non ti fu spiacevole la morte

   ad Utica, dove abbandonasti il corpo

75 che nel giorno del giudizio sarà luminoso.

Presentato in tutta la sua magnanimità dal pellegrino Dante Alighieri, nel suo viaggio ultraterreno, eccolo Catone l’Uticense: custode del Purgatorio o “reggitore delle anime”. Portava una lunga barba che si appoggiava al suo petto incorniciandogli il volto.

Questo era, a sua volta, illuminato dalle quattro stelle benedette. Celebre oratore e seguace delle filosofia stoica preferì il suicidio piuttosto che vedere e vivere la fine dei valori repubblicani di Roma; minacciati dal militare e console Cesare. L’immagine di Catone incarna la perfetta e totale adesione al dovere morale, espresso mediante la volontà di affermare il rispetto dei suoi ideali innalzandoli al di sopra della morte stessa, per renderli eterni.  Uomo virtuoso e insuperabile modello di memoria e ispirazione per le generazioni che seguirono. Egli ha incarnato il senso della grandezza morale, accompagnata dalla consapevolezza dei propri limiti mediante l’umiltà. A tal proposito è opportuno ricordare che nel canto della Divina Commedia raccomanderà Virgilio di cingere Dante con un giunco, simbolo di modestia. Fu proprio san Tommaso a dire che tra la magnanimità e l’umiltà non vi è contraddizione, ma reciprocità: la prima fa che l’uomo si creda degno di grande azioni, la seconda che egli si stimi piccola cosa.  Catone rappresenta lo sposo degli ideali, della coerenza, della libertà e dell’esempio.

Un individuo capace di “tramontare” e valido per ogni generazione che verrà.

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