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La presentazione del libro di Andrea Catone


Di Carmine De Nardo

Martedì, 24 gennaio 2023, presso il CSV Sodalis di C.so V. Emanuele a Salerno, il Coordinamento Insieme per la Costituzione ha organizzato la conferenza di Andrea Catone che ha presentato il suo libro dal titolo: “La guerra ucraina: cause, impatto, conseguenze”.
Ha introdotto la serata, con un’ampia presentazione dell’autore e dei temi del libro, Nello De Bellis, coordinatore gruppo di “Liberiamo l’Italia” di Salerno.
Ha moderato l’incontro con l’intervento alla discussione del pubblico, Loredana Inghilleri (Presidente del Coordinamento Insieme per la Costituzione).
In sintesi riportiamo alcuni passaggi della relazione dell’autore del libro.
Con il crollo dell’Urss, la repubblica sovietica ucraina, che è stata legata da sempre alla Russia, si è separata ed è divenuta uno stato a sé. Senza tener conto, però, che l’Ucraina era stata creata di fatto dall’Unione Sovietica e che le regioni come il Donbass e la Crimea furono mantenute con l’intento costituzionale di lasciare un’ampia autonomia alle minoranze. Poteva essere un’opportunità positiva perché l’Ucraina diventasse un ponte tra Russia ed Europa occidentale.
Gli Stati Uniti, invece, a partire dagli anni ’90, volendo a tutti i costi separarla e contrapporla alla Russia, hanno stanziato miliardi di dollari perché l’Ucraina si trasformasse in una liberal –democrazia occidentalizzante. Ma vediamo le profonde ragioni della crisi bellica. La Nato è avanzata dopo la caduta del muro di Berlino, anche negli ex paesi socialisti del patto di Varsavia che avevano un’economia statale la quale garantiva, al di là dei limiti del sistema sovietico, una obiettiva coesione sociale ed una sicurezza economica. Non solo il passaggio di questi Paesi a una economica capitalistica ha causato tanti problemi di squilibrio economico tra le classi sociali, ma si è negato alle minoranze di usare la loro lingua e le loro tradizioni. Così 20 milioni di Russi si sono trovati nel ‘91 senza il loro Stato e senza il diritto di parlare la propria lingua. In Ucraina nel 2014, dopo il colpo di stato voluto dagli americani, ci fu la prima legge sulla negazione della lingua russa. Si ebbe così in Ucraina l’apartheid della parte della popolazione russofona. Dalla fine dell’Unione Sovietica, purtroppo, l’Ucraina è stata prescelta come il cavallo di Troia per colpire la Russia. Affermare che tutto è incominciato un anno fa negando tutti gli avvenimenti precedenti, a partire dal 2014, significa fare solo propaganda e sminuire i fatti storici. “Chi è l’aggressore: la Nato che è avanzata verso i confini della Russia o quest’ ultima che ha invaso l’Ucraina per proteggere le minoranze del Donbass?” ha chiesto Andrea Catone al pubblico.
Quella degli Stati Uniti è stata un’aggressione militare che si è avvalsa anche dell’utilizzo di laboratori biologici in Ucraina per spingere la dirigenza russa ha decidere la guerra. Gli accordi di Minsk che riconoscevano l’autonomia delle popolazioni russofone, servivano invece, come ha rivelato recentemente l’ex Cancelliera Merkel, solo per prendere tempo. L’ Italia sta pagando il conto più salato ,essendo costretta a rinunciare al gas russo e partecipando, per colpa di una classe politica che non ascolta la maggioranza della popolazione, a una guerra anche culturale dove la Russia è il nemico assoluto. Una parte oltranzista delle élites degli Stati Uniti e dell’Europa, purtroppo, crede che si possa debellare rapidamente la Russia, rischiando così una guerra nucleare, con passaggi militari sempre più rischiosi, sanzioni economiche e spingendo gli eserciti dell’Occidente, Italia compresa, a partecipare direttamente al conflitto. L’invio ulteriore di armi al posto delle trattative di pace è la dimostrazione che si persegue solo il vecchio progetto anglo-americano ( e nazista) di smembrare la Russia. C’è bisogno, invece, di sviluppare un movimento di massa contro la guerra e una grande mobilitazione popolare perché con questo conflitto non si difende solo la popolazione russofona del Donbass, ma anche un diverso ordine mondiale, basato sul riconoscimento che non esiste solo l’economia globalizzata guidata dagli Stati Uniti e dalle sue colonie occidentali, ma anche quella di una parte predominante della popolazione della Terra che pretende la parità tra gli Stati, i popoli e le culture.
La serata si è conclusa con un interessante dibattito tra il relatore e il pubblico.

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