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Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. 
-1 Gv 3,18

Il Pontefice Leone XIV in visita al Santuario di Pompei oggi 08 maggio 2026 incontra, innanzitutto, il “Tempio della Carità” e stringe le mani a ciò che la fede concretizza nelle opere caritatevoli. Una folla gremita e gioiosa, poi, lo accoglie. L’abbraccio della piazza è caloroso a tal punto che, a sorpresa, il Papa si prende un momento prima di celebrare la Santa Messa e benedice i fedeli.

Il Papa è salito al pontificato lo scorso anno proprio il giorno della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. “Mi sento benedetto ad essere qui oggi, per porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa”.

Questo viaggio tanto desiderato coincide con un altro importante anniversario: i 150 anni dall’inizio della costruzione del Santuario, voluto dall’avvocato Bartolo Longo, santificato proprio da Prevost sette mesi fa.

“Il rosario ha fisionomia mariana, ma cuore cristologico ed eucaristico e spinge gli occhi verso i bisogni del mondo…non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono”. Le spoglie di San Bartolo Longo, apostolo del rosario e della carità (Karis intesa come bellezza, grazia) sono conservate proprio nella Basilica, dove Leone XIV si è fermato a pregare.

Il Papa porta a Pompei rinnovata consapevolezza e, nel recitare la Supplica, sentito è l’appello ai cattivi cristiani, che sono tali in quanto, dicendo di agire in nome di Dio, “offendono il Cuore amabile del Figliuolo”.

“Osare la pace” è sintomatico di questo periodo storico, in cui non la si può ricercare senza essere bollati come utopisti e irrealisti, in un’epoca dominata da “un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”. Il Papa vuole ricordarci questo: la realtà va costituita nell’amore da noi a partire da un punto di vista, nevralgico e fondante, un coagulo di preghiera e speranza che nel rosario trova la sintesi più calorosa.

Il giornalista inviato Peppe Iannicelli, nel riportare il racconto della mattinata di oggi a Pompei, valorizzando il tema della concreta e sentita vicinanza fraterna parla di teologia dell’abbraccio.

In un mondo che ha smesso di guardarsi negli occhi per ascoltare solo i propri istinti, si guardi all’altro, al più bisognoso e si ci riconosca tutti un’unica famiglia unita dalla ricerca del bene comune, che non si esaurisce e non ha barriere, a-more.

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