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Servizio di Annalisa Prisco

La protezione civile di Pagani si prepara ad accogliere una seconda ondata di profughi provenienti dall’Ucraina, con continui arrivi che pare non cesseranno a breve. Volontari dell’ANPAS e cittadini ogni giorno creano nuove reti di solidarietà e nuovi modi per accogliere.

Sono passati oltre due mesi dall’ inizio dell’attacco ai danni dell’Ucraina. Sin dalla prime settimane la città di Pagani ha dimostrato come sia possibile una buona accoglienza, coadiuvata dal Comune e della Charitas diocesana. La protezione civile di Pagani “Papa Charlie” dà supporto nel censimento e fornisce vestiti, cibo e medicinali ai profughi ucraini arrivati nel salernitano ed invia al fronte aiuti attraverso corridoi umanitari. L’aiuto nella raccolta non solo arriva dalle aziende locali, ma anche dai cittadini, tutti uniti per aiutare il popolo sotto attacco. “La sede è stata allestita per far sì che le persone si sentano a proprio agio nel chiedere aiuto – spiega il presidente Michele Pepe-; tutto il piano superiore è stato messo a disposizione per la raccolta dei materiali, dalla stanza principale strutturata a mo’ di negozio con scaffali e relle appendiabiti, beni di prima necessità e zone dedicate al cibo per bambini e giocattoli”.

Ad oggi le persone censite sono circa 130 nella zona dell’agro, 20 famiglie a Pagani ospitate da cittadini di origine ucraina e non.  Tra queste, due donne: Olga Petinova e Victoria Lebid, provenienti dalla città di Vinnytsia arrivate qui in Italia, poco dopo l’attacco del 24 febbraio, ma non prima di aver affrontato la lunga marcia verso il confine polacco fatta di code durate giorni. Olga e Victoria si sono ritrovate a dover fuggire dalla loro terra per una seconda volta, la prima fu dopo il disastro di Chernobyl, furono accolte da famiglie paganesi, le famiglie che l’avevano aiutate a risanare le hanno accolte nuovamente. Victoria questa volta porta con sé sua figlia, motivo per cui ha deciso di fuggire dall’Ucraina, entrambe hanno dovuto lasciare i loro cari oggi occupati a combattere al fronte.

Prima della guerra Victoria lavorava come contabile, Olga come ostetrica. “Speravamo di tornare a visitare l’Italia, ma non a queste condizioni – ripetono le due, oggi volontarie e con uno sguardo evidentemente stanco e in pensiero, ma di chi continua a sperare-”.

“Quando guardi tua figlia dormire in un letto al sicuro e poi pensi a tutto quello che sta accadendo e allora che ti si stringe il cuore- dice Victoria alla domanda sul loro futuro in Ucraina”.

Oggi Olga e Victoria sono parte integrante dell’attività di accoglienza nella città di Pagani che insieme ai volontari della protezione civile aiutano a creare un ambiente “protetto” per i profughi di questo massacro con la speranza che si fermi presto e senza altre orrende tragedie.

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