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NAPOLI, aprile 2025 – Le previsioni di Enrico Ditto si sono rivelate precise. L’imprenditore napoletano del settore dell’ospitalità, che lo scorso 26 marzo sulle colonne de Il Roma aveva invitato a spostare il focus dal numero degli arrivi alla qualità della permanenza, legge oggi nei dati post-pasquali la conferma di una tesi chiara: Napoli attrae, ma fatica ancora a trattenere.Quando Ditto aveva dichiarato che «il turismo non è più una fotografia di arrivi e partenze, ma una relazione», molti avevano interpretato le sue parole come eccessive. In realtà erano una lettura anticipatrice. I flussi pasquali sono stati consistenti, ma la permanenza media è rimasta sotto il potenziale, la distribuzione tra centro e periferia metropolitana ancora squilibrata e le criticità strutturali — mobilità, decoro, gestione dei rifiuti — si sono manifestate puntualmente, esattamente come previsto.«Non esiste ospitalità senza città — aveva affermato Ditto —. I turisti oggi scelgono con attenzione e restano dove trovano equilibrio tra bellezza e funzionamento. L’autenticità non basta più se non è accompagnata da efficienza.»

Anche sulla distribuzione territoriale dei flussi la previsione si è confermata: i visitatori si sono concentrati nelle aree già sature, mentre la provincia — ricca di storia, paesaggio e potenziale ricettivo — ha beneficiato in misura minima del boom di presenze. Un’occasione mancata che si ripete con una regolarità che non può più essere attribuita alla casualità.L’appello di Ditto alle istituzioni resta aperto: «Se vogliamo che Napoli cresca davvero, dobbiamo investire su ciò che fa restare le persone: servizi, infrastrutture, qualità della vita. Serve una regia, non l’improvvisazione.»La Pasqua 2025 ha offerto un nuovo test empirico. I dati indicano con chiarezza dove il sistema ha tenuto e dove ha ceduto. Non è fatalismo geografico: è una questione di scelte politiche e capacità di governance.

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