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Questa volta ci troviamo in terra nostra. La Campania ruba la scena con un vino e un vitigno autoctono d’eccezione. Il vitigno è il rovello biancobianco e il vino è Grecomusc‘.
Ci troviamo nell’avellinese a Taurasi, dove una piccola azienda agricola a condizione familiare dispone di 4 ettari vitati che sfoggiano le loro vesti fatte di grappoli di uve aglianico e rovello bianco.
Parliamo dell’ Azienda agricola “Contrade di Taurasi” di Enza e Antonella Lonardo, della famiglia Lonardo, immessa sul mercato nel 1998.

I terreni vulcanici con esposizione a sud permettono una florida coltivazione di aglianico che viene trasformato poi in diverse etichette, dall’Irpinia Aglianico D.O.P., al Taurasi D.O.C.G. e nelle migliori annate al Taurasi Riserva D.O.C.G.. Poi dal 2007, l’azienda produce una linea, in un numero limitato di bottiglie, costituita da due cru: il Vigne d’Alto Taurasi D.O.C.G. ed il Coste Taurasi D.O.C.G..
E poi c’è lui, il Grecomusc’ da uva rovello bianco, vitigno soprannominato “il sopravvissuto”, si perché lo si trova un pò sparso tra i vari vigneti di tutto l’areale di Taurasi, precisamente in questo caso, tra Taurasi, Mirabella Eclano e Bonito, quasi a voler dire che è vero che non è molto diffuso, ma c’è, lui è sopravvissuto e combatte e alla fine vince perché a mio parere, al calice si esprime davvero in maniera eccellente mettendo in risalto tutti i caratteri della terra in cui affonda le radici, alcune delle quali sono anche a piede franco.

Grecomusc’ è il nome con il quale si identificava l’uva, poi, dal 2009 iscritta nell’elenco dei vitigni autoctoni italiani appunto con il nome di “rovello” o “rovello bianco”. Grecomusc’ dovrebbe derivare da “greco” Il nome dell’altro più famoso vitigno, a cui faceva riferimento solo perché usato per tagliarlo, ma non ci sono assolutamente legami parentali tra i due.
“Il rovello bianco ha il grappolo grande ma spargolo e il chicco possiede la singolare caratteristica che la buccia cresce a dismisura rispetto alla polpa interna e genera così l’inconfondibile aspetto di uva moscia, “Grecomusc’” appunto. Ciò genera un rapporto solido/liquido a sfavore di quest’ultimo, e genera condizioni di vinificazioni con una scarsa resa in liquido.”

Grecomusc’ CAMPANIA BIANCO IGT 2016: rovello bianco 100%, suoli sciolti, ricchi di cinerite vulcanica e /o calcarei, a 300-500 m.s.l.m.. Raccolta manuale in cassette da 18 kg, pigiodiraspatura, macerazione a temperatura ambiente per circa due ore. Svinatura e fermentazione a temperatura controllata di 18°C. Travaso (si separano le frecce grossolane) e riposo in acciaio per circa 6/8 mesi sulle frecce fini. Altri travasi e imbottigliamento dopo una filtrazione com filtri a maglia grossa.
Giallo paglierino intenso con bellissimi riflessi dorati; al naso si sente netta la mineralità, i fiori gialli intensi, la frutta a polpa gialla e arancio, le pesche, le prugne gialle. In bocca è fresco, una bellissima acidità entra dritta e va per la sua strada, quella che porta il vino ad esprimersi intenso e persistente.
Bellissima scoperta, che la prossima volta proverei ad abbinare con dei formaggi freschi, caciocavallo, caciotta… da provare!

Immagine di copertina: Sandro Lonardo (fonte: sito web aziendale)

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