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Ci sono vini che nascono dal desiderio di raccontare, più che di stupire.

“Bella Ciao” di Podere Veneri Vecchio è uno di questi.

Siamo nel Sannio beneventano, in Campania, dove Raffaello Annichiarico coltiva la vite come un atto di resistenza poetica. Le sue vigne sono piccole, vive, immerse in un paesaggio che profuma di fieno e vento. Qui l’uva Agostinella, varietà antica e quasi dimenticata, trova nuova voce: una voce schietta, vibrante, capace di unire la memoria contadina e la libertà dell’artigianalità contemporanea. Bella Ciao non è un bianco convenzionale, è macerato, dal carattere deciso, con un profumo che richiama le erbe selvatiche, la scorza d’arancia, il miele di castagno. In bocca è sapido, con una struttura quasi tattile. Racconta una storia di terra e tempo, di pazienza e ascolto. È un vino che non chiede di essere interpretato: semplicemente è, come un canto popolare.

Il nome Bella Ciao è un omaggio alla libertà — non quella astratta, ma quella concreta del lavoro manuale, del rispetto per la natura, della scelta di non piegarsi alle logiche del mercato.

In ogni bottiglia si sente la voce di chi ha deciso di restare fedele alla propria idea di vino, anche quando è più difficile.

Cheers

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