A marzo 2026, la situazione del Covid-19 è ormai considerata endemica: il virus SARS-CoV-2 continua a circolare, ma viene gestito attraverso sistemi di sorveglianza e campagne vaccinali mirate, in modo simile a quanto avviene per l’influenza stagionale.
Secondo i dati più recenti, le varianti monitorate includono KP.3.1.1, XFG, BA.3.2 e NB.1.8.1. Dopo un aumento dei contagi tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, si registra una lieve diminuzione delle infezioni respiratorie, sebbene la stagione resti intensa e spesso sovrapposta a forme influenzali aggressive, come il ceppo A(H1N1).
I sintomi del Covid restano simili a quelli delle fasi precedenti — febbre, tosse e stanchezza — con alcuni casi accompagnati da disturbi gastrointestinali. Rimane inoltre sotto osservazione il fenomeno del Long Covid, che può comportare stanchezza persistente, difficoltà cognitive e la cosiddetta “nebbia cerebrale”.
A sei anni dall’inizio della pandemia e dal lockdown del 9 marzo 2020, gli esperti sottolineano le principali lezioni apprese: l’importanza del sequenziamento genomico, della sorveglianza epidemiologica — in Italia attraverso la rete RespiVirNet — e di una comunicazione scientifica più equilibrata.
Le autorità sanitarie internazionali continuano inoltre a raccomandare vaccini aggiornati per le varianti circolanti.
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