Il pentolino di Antonino è un albo scritto èeillustrato da Isabelle Carrier conosciuto anche con il titolo originale francese “La petite casserole d’Anatole”.
Pubblicato dalla casa editrice indipendente Kite edizioni, Il pentolino di Antonino rappresenta una metafora della disabilità infantile.
Protagonista della storia è un bambino chiamato Antonino che trascina sempre dietro di sé il suo pentolino.
Un giorno gli è caduto sulla testa senza preavviso, senza motivo e da allora lui non è più come gli altri.
Antonino è un piccino sensibile, desideroso d’amore, spesso abbraccia gli altri per strada, ama ascoltare la musica, ma la gente si ferma ad osservare solo il pentolino che lui trascina.
Le persone lo trovano strano e inquietante.
Per Antonio quel pentolino è un intralcio, solo pochi si accorgono che lui deve faticare molto di più per farcela e quando non ci riesce si arrabbia tantissimo.
Vorrebbe fare a meno di quel pentolino, ma non ci riesce e così un bel giorno decide di nascondersi.
Tutti sembrano essersi dimenticati di lui, ma accade qualcosa: Antonino incontra una persona speciale che gli dà un grande insegnamento:” Tutti hanno un pentolino, certo il suo è un po’ ingombrante, ma lei gli mostra i suoi punti forti”.
Antonino si riscopre diverso, e adesso grazie a questa amica che gli ha confezionato una sacca, il suo pentolino è lì dentro, meno evidente, meno pesante.
Il piccolo torna a giocare con gli altri, questa volta più fiducioso, più sicuro.
Come ha ribadito all’ interno della sua opera Diversamente intelligenti – Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato, il dottore e professore Stafano Vicari, la neurodivergenza non è una malattia, ma un modo diverso di essere, significa possedere un cervello che elabora il mondo, le emozioni, le sensazioni, il linguaggio, le relazioni in modi che si discostano da quelli osservabili nella media.
Questo funzionamento se adeguatamente riconosciuto e sostenuto rappresenta una ricchezza, una risorsa per tutti.
“La differenza non è un difetto, non è da condannare, ma un modo alternativo, spesso prezioso, di stare al mondo”.




