Il rapporto CNEL – ISTAT chiarisce che il tasso di occupazione femminile risulta inferiore di 12,6 punti alla media UE ed è il valore più basso tra i 27 Paesi dell’Unione.
A ciò si aggiunge una ulteriore osservazione interna: il divario tra Nord e Sud del Paese, dove l’incidenza del fattore maternità produce come conseguenza il calo dell’occupazione più marcato nelle aree del meridione.
Molto significativa è inoltre, la diversa distribuzione delle donne lavoratrici nei vari settori di impiego, soprattutto relativi ai servizi, la presenza delle donne è preponderante, basti dire che nelle scuole esse rappresentano ormai l’80 %.
In Italia solo nel 1919, con la legge n. 1176 alle donne è stata attribuita una capacità negoziale piena con l’abolizione dell’istituto dell’autorizzazione maritale in base a una logica protettiva.
Per l’introduzione della parità di genere sui luoghi di lavoro bisognerà aspettare l’art. 37 della Costituzione:
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Altra legge a tutela delle donne e del loro diritto al lavoro fu la legge 860/ 1950 che sancì il divieto di licenziamento durante il periodo di gestazione e quello di astensione obbligatoria dal lavoro pari a otto settimane dopo il parto.
Stabilì il divieto di adibire le donne al lavoro nei tre mesi precedenti la data presunta del parto per le addette all’industria, nelle otto settimane precedenti per le addette ai lavori agricoli e nelle sei settimane precedenti per tutte le altre categorie.
Eppure il divario resta, espressione concreta e reale di un sistema che nonostante l’inserimento di leggi, seppur tardive, continua a non funzionare.
In Italia, il basso tasso di occupazione femminile è causato principalmente dalla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, dalla carenza di servizi di welfare, da fattori culturali patriarcali e dalla penalizzazione della maternità. La strada da percorrere è ancora tanta, ma parlarne resta il primo passo per una maggiore presa di consapevolezza





