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“Ho insegnato tanti anni a scuola, qualche anno alle medie, molti al liceo, e in fretta mi sono reso conto che il cellulare non è un mero mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio strumento di inclusione sociale: serve per sapere i compiti, scambiare due parole con i compagni, essere invitati alle feste, ritrovarsi il sabato pomeriggio… Prima o poi bisogna averlo, così va il mondo. Restare esclusi può generare sofferenza”.

Una ricerca condotta dall’ Università di Milano Bicocca del 2021 rivela come 1 bambino su 10 possegga il suo primo smartphone prima dei 6 anni.

Occorre sottolineare come l’ ultilizzo precoce di dispositivi digitali possa provocare seri danni sulla salute dei bambini.

Nei primi anni di vita, il cervello è in pieno sviluppo e diverse ricerche hanno dimostrato come la sovraesposizione a tali strumenti comporti conseguenze gravi come:

• Deficit dell’ attenzione;

• Disturbi nelle funzioni esecutive;

• Ritardi cognitivi;

• Disturbi dell’ apprendimento;

• Maggiore impulsività;

• Scatti d’ira.

Altri possibili sintomi sull’uso eccessivo di cellulari, in età infantile, posso essere i disturbi del sonno, una riduzione dell’ attività fisica, ansia e depressione.

È pur vero che si vive in una società dove l’ accesso alle tecnologie è semplice, che alle volte per esigenze familiari è necessario avere un dispositivo tecnologico, quindi non è da demonizzare la scelta di acquistarli o di usarli, ma riconoscerne un utilizzo consapevole.

Non esiste una età o un momento ideale, ma compito dei genitori è quello di determinare le condizioni e i confini entro i quali il minore può usarlo.

Stabilire delle regole chiare indicando ad esempio i tempi di utilizzo, installare un sistema controllo parentale e proteggerlo da determinati contenuti, stabilire quando usarlo, magari non in contesti dove è prevista una condivisione collettiva e familiare di uno scambio verbale, come a tavola, o durante un confronto.

Una buona strategia può essere quella di effettuare un periodo di prova, come suggerisce il dott. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e Presidente dell’ Associazione Nazionale Di. Te. (Dipendenze tecnologiche, GAP e cyberbullismo).

Si conclude in maniera circolare citando il docente e scrittore Marco Balzano le cui parole hanno aperto, con uno spunto riflessivo tale scritto.

“Possiamo dirci – io per primo lo dico – che questa modalità non ci piace e non rientra nel mondo ideale? Certo! Però ancora una volta, come diceva Kurt Vonnegut, ‘Così va il mondo'”.

Non un rifiuto immotivato, non un pregiudizio, non la paura, ma una scelta sana e ponderata operata da genitori e figli affinché abbiano piena consapevolezza degli strumenti di cui fanno uso.

Foto presa dal Web

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