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GRAZZANISE (CE)   – ‘Parole allo specchio’, marchio ‘Il pendolo di Foucault’, è l’ultima opera, in ordine cronologico, di Giammichele Abbate, docente nelle scuole superiori, cultore di Pedagogia Generale presso l’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ e docente presso l’ISSR Interdiocesano “Ss. Apostoli Pietro e Paolo” Area Casertana- Capua. Tra i suoi saggi: La dimensione pedagogica nella scuola di don Milani, orientamenti e prospettive, Francesco D’Amato editore, 2020.

Parole allo specchio, dunque parole di chi si guarda ‘dentro’, come fa il prof. Giammichele Abbate. Parole che si dicono a sé stessi, in un’introspezione che diventa un viaggio nella propria vita, uno scavare nelle proprie esperienze, un dare spazio ai sentimenti che riempiono le giornate di chi non se le lascia passare addosso le giornate, ma che, piuttosto, guarda le proprie giornate e soffre se esse non rispondono alle proprie aspettative.

Le poesie di Giammichele Abbate segnano il ritmo di quanti, come lui, sanno interrogarsi sul senso di ciò che accade e che ci si ritrova a vivere, analizzando quanto si è riusciti a realizzare e quanto invece induce ad interrogarsi sul senso di ciò che si fa, sulla vita che ciascuno nel proprio contesto, vive.

Un percorso tra sentimenti, tra riflessioni e domande che solo chi percepisce il senso della grandezza della vita si pone e a cui cerca di dare risposte.

Se ‘la poesia è una forma d’arte, che ha lo scopo di trasmettere concetti, emozioni e stati d’animo’, come scrive la professoressa Maria Pia Siciliano nella prefazione del libro, Abbate ne è sicuramente un rappresentante tra i più concreti tanto da scrivere nell’introduzione della raccolta cercando di spiegare cosa si possa intendere per ‘uno scritto’: “ E’ una battaglia continua quella di tentare di aprirci e di comunicare con noi stessi”. E continua con un assioma: “ciascuno di noi rimane un mistero per sé stesso”. Un mistero che Abbate continua a cercare di scoprire, senza darsi per scontato, senza trincerarsi dietro false apparenze, ma mettendo a nudo le sue ansie… le sue tensioni e le sue emozioni.

Prendono consistenza i suoi dialoghi sull’amicizia, bene prezioso; sull’amore per i genitori, delicato e nostalgico; sui figli; su ciò che di atavico tramanda il paese in cui vive, lo si apprende dal rispetto per il fiume che lo attraversa e dal dolore a esso collegato che le cronache del passato tramandano.

Una forza di risollevarsi affidandosi all’ancestrale, a quella parte dell’inconscio che in pochi liberano e che tanti invece relegano in fondo a sé stessi.

Un percorso interiore affidato a una ventina di poesie di cui lo stesso autore dà la giusta interpretazione spiegandone il senso e gli stati d’animo che lo hanno indotto a scrivere.

Accompagnano la raccolta poetica, alcune foto di Antonio Sciorio, giovane fotografo locale che, con le immagini scelte, rende ‘visibili’ e dunque ‘concrete’ le sfaccettature di un animo non complicato, ma reale, palpitante, che vuole vivere e che non disdegna di affidarsi a quel Divino che la storia, l’educazione, il territorio gli hanno trasmesso e che lui ha approfondito e fatto suo.

                       

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