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Lino Vairetti è un nome che risuona con grande eco nel panorama musicale italiano. Nato a Napoli, ha dedicato la sua vita all’arte della musica, diventando non solo un talentuoso musicista, ma anche una figura di riferimento per molti artisti emergenti. La sua carriera prende avvio nei primi anni 70 con la formazione degli Osanna, una delle band più innovative e influenti del rock progressivo italiano. L’approccio di Vairetti alla musica è stato caratterizzato da una fusione unica di elementi rock, jazz e folk, creando un sound distintivo che ha catturato l’attenzione di una generazione intera. Con il suo timbro vocale potente e la sua abilità nel comporre testi poetici, riesce a trasmettere emozioni profonde, toccando temi universali come l’amore, la libertà e la ricerca dell’identità. Abile polistrumentista, Vairetti è capace di suonare chitarra, pianoforte e tastiere, arricchendo le sue composizioni con arrangiamenti complessi e affascinanti. Ha collaborato con numerosi artisti, contribuendo alla realizzazione di opere straordinarie e partecipando a festival musicali in tutto il mondo. Il suo impegno nel promuovere la musica italiana lo porta a essere riconosciuto come uno dei pionieri del rock e della musica alternativa nel nostro Paese. Vairetti è un artista che ha saputo resistere ai cambiamenti dell’industria musicale, mantenendo sempre viva la sua passione. La sua capacità di reinventarsi e adattarsi ai nuovi stili senza mai perdere la propria autenticità è ciò che lo rende un personaggio così ammirato. Lo conosco da tantissimo tempo, da quando, ancora ragazzo, suonavo la chitarra e, insieme ai miei amici che facevano parte dei vari gruppi musicali con cui mi esibivo, andavamo nei locali partenopei ad ascoltare le band già affermate per imparare qualcosa. In quel periodo Lino era già una certezza e noi ci posizionavamo proprio avanti alla pedana dove suonava per cogliere ogni sfumatura… Era da tanto che volevo ritrarlo e quel giorno lo chiamai facendo un appuntamento al Museo Archeologico di Napoli, sito che io amo moltissimo. Era un ottima location per trovare l’inquadratura giusta. Visitammo interamente l’enorme palazzo e devo dire che feci tantissimi scatti tutti soddisfacenti e molto interessanti che conservo nell’archivio.  Due immagini in particolare però mi convinsero maggiormente. La prima con Lino al centro della foto tra due ombre che alcune statue non inquadrate proiettavano sui muri, diventando anch’esse protagoniste insieme al soggetto ritratto, incorniciandolo. La seconda foto in cui modificando l’angolazione ho fotografato la testa di Lino parallela alla base, rendendo così la massiccia struttura al di sopra, (una cornice di un finestrone non inquadrato), un grande triangolo di muro. Una prospettiva totalmente reinventata ma apparentemente reale. Due immagini, quindi, di matrice surreale, perfettamente in linea con il mio stile e il mio modo di operare… Anche questa volta potevo essere soddisfatto.

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