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Il Movimento Libero e Autonomo chiede
l’immediata sospensione dell’obbligo di geolocalizzazione degli allievi con
propri dispositivi: «Non rispetta le leggi sulla privacy, soluzione sbagliata a
un problema solo regionale»

 

NAPOLI – Il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di
Formazione Autofinanziate ha trasmesso nelle scorse ore alla Regione
Campania un atto di diffida e messa in mora avente ad oggetto il
trattamento dei dati di posizione degli allievi dei corsi per Operatore
Socio-Sanitario. È la seconda diffida indirizzata alla Regione in meno
di un mese.

Alla base dell’atto c’è una nota del Settore Formazione
Professionale del 16 luglio scorso, con cui la Regione ha comunicato agli enti
accreditati che le ore di lezione vengono riconosciute soltanto se l’allievo,
ogni giorno, conferma la propria presenza dal telefono personale con lo SPID
e con la posizione geografica attiva: il sistema confronta il luogo da cui
l’allievo effettua la conferma con quello registrato dalla scuola.

“La nota – spiega il Movimento a mezzo stampa – indica
come proprio fondamento il decreto dirigenziale n. 183 del 26 marzo 2026. Quel
decreto, però, prevede unicamente la conferma della presenza tramite SPID e non
nomina mai la posizione degli allievi: l’obbligo di farsi localizzare, in
sostanza, non è previsto da alcun atto della Regione, ma è stato introdotto con
una comunicazione di servizio e con una risposta pubblicata tra le domande
frequenti della piattaforma”.

La diffida documenterebbe inoltre che la funzione con cui il
sistema regionale acquisisce la posizione di chi lo utilizza “è stata
collaudata con esito positivo nel marzo 2023, come risulta da una scheda
tecnica pubblicata sul portale della Regione. Per anni, quindi, la
piattaforma ha potuto raccogliere i dati di posizione dei cittadini senza che
nessun atto lo prevedesse e senza che gli interessati fossero messi nelle
condizioni di saperlo ai sensi del GDPR. Ancora oggi, nel momento in cui
l’allievo apre la pagina e il telefono gli chiede di condividere la posizione,
non gli viene fornita alcuna informativa: né chi tratta i dati, né perché, né
per quanto tempo verranno conservati, né a chi può rivolgersi. L’unica
pagina ‘Privacy’ del portale è una vecchia informativa sui cookie che risale al
2014, non cita il Regolamento europeo entrato in vigore nel 2018 e contiene
ancora riferimenti a tecnologie dismesse da anni”.

Il Movimento segnala anche una posizione paradossale in cui
vengono a trovarsi le scuole: sono loro a registrare le presenze sulla
piattaforma, ma la Regione non ha mai formalizzato il loro ruolo con l’atto che
la legge richiede. “Gli enti – spiega ancora il Movimento – si trovano così a rispondere di un trattamento di dati deciso interamente dall’amministrazione regionale, senza istruzioni e senza tutele”.

Il Movimento ha chiesto la sospensione immediata dell’obbligo, il ritorno alla semplice conferma con SPID prevista dal decreto, la garanzia che nessun allievo perda le ore di frequenza per non aver condiviso
la propria posizione e la cancellazione dei dati raccolti finora. Il termine è di quindici giorni. «La geolocalizzazione degli allievi non rispetta le leggi sulla privacy ed è una soluzione sbagliata a un problema che è
tutto interno alla Regione», dichiara Nicola Troisi, Segretario del Movimento.

«Dopo il caso degli esami esploso con l’inchiesta di Fanpage, l’amministrazione corre a mettere pezze che con il buco c’entrano poco: si scarica sugli allievi e sugli enti un onere che non è previsto da nessun atto, mentre la strada più semplice sarebbe mettere i propri dipendenti nelle
condizioni di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. I controlli sui corsi
sono un dovere dell’amministrazione e li chiediamo da anni: ma si fanno con le
ispezioni, con le commissioni composte come si deve, con il personale preparato
a dovere che va nelle aule e si comporta in maniera dignitosa istituzionalmente. Non chiedendo a un allievo di farsi seguire dal telefono per vedersi riconosciuta una lezione». Poi il segretario del sindacato datoriale attacca SILF, la piattaforma regionale ancora una volta sotto i riflettori: «Il tutto attraverso una piattaforma che è costata fior di denaro dei contribuenti ma che tralascia completamente i doveri imposti dall’Europa per la protezione della privacy. Un privato nelle stesse condizioni avrebbe probabilmente pagato multe salatissime».

«Chiediamo una cosa sola: che ogni obbligo sia previsto da un atto, che quell’atto rispetti il Regolamento europeo e che chi lo subisce
sappia cosa sta accadendo ai propri dati», prosegue Troisi. «Il Movimento non è
contro i controlli, è contro i controlli improvvisati. Restiamo a disposizione
dell’Assessorato e della Direzione per costruire insieme un sistema di verifica
delle presenze che sia efficace e insieme rispettoso delle regole: basta convocarci, cosa che non è ancora accaduta nonostante i proclami davanti alla stampa».


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