Solo 14 dollari fu la multa che Rosa Parks pagò per essersi rifiutata di cedere il posto a un bianco in un pullman, il 1° dicembre 1955. Non avrebbe mai immaginato che questo suo gesto avesse potuto rappresentare l’inizio di una grande lotta contro le leggi discriminatorie che erano vigenti negli Stati Uniti in quel periodo. Infatti, dopo 382 giorni di protesta la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò che la segregazione razziale nei mezzi di trasporto era contraria alla Costituzione Americana.
Quella mattina Rosa Parks, il cui vero nome da nubile era Rosa Louise McCowley era andata al lavoro come sempre, prendendo il pullman che la portava al centro di Montgomery, capitale dello Stato dell’Alabama. Al rientro, nel tardo pomeriggio, era molto stanca, forse più del solito, e salita sul bus non aveva trovato spazio nella zona riservata ai neri come lei. E allora scattò questa sua decisione, che forse cambiò la storia e in particolare quella della difesa dei diritti della persona: decise di sedersi in un posto che era libero nel settore dedicato ai bianchi. Ciò che la indispettì, ha dichiarato più volte, fu l’atteggiamento dell’autista che le chiese comunque di alzarsi, forse anche in mancanza di qualcuno che avesse potuto o voluto sedersi nel posto da lei occupato. Era lo stesso conduttore che 12 anni prima l’aveva fatta scendere dal pullman, lasciandola alla fermata, solo perché era entrata dalla parte anteriore piuttosto che da quella posteriore del velivolo, appunto dedicata alla salita.
Ora, questo gesto in un freddo pomeriggio le cambiò la vita, e forse quella di tante altre persone, Rosa fu immediatamente arrestata. Pochi giorni dopo, il 5 dicembre, ebbe inizio un’azione di boicottaggio nei confronti dei pullman di Montgomery, con una grande partecipazione che vide coinvolti come protagonisti non solo gli afroamericani ma anche diversi settori delle confederazioni dei lavoratori, indifferentemente dal colore della pelle, come i tassisti che abbassarono il costo delle corse e le altre ditte di pullman che ridussero il prezzo del biglietto, il tutto per agevolare coloro che partecipavano alle proteste e al boicottaggio. Sempre il 5 dicembre vi fu il processo a Rosa Parks che venne condannata a pagare un’ammenda di 14 dollari, 10 dollari di multa per la violazione della legge sulla segregazione sugli autobus e circa 4 dollari di spese processuali.
La signora Parks veniva dalla grande tradizione Metodista, in particolare era membro della African Methodist Episcopal Church (AME), una denominazione protestante nata negli Stati Uniti tra gli afroamericani all’inizio dell’Ottocento. Frequentava la St. Paul African Methodist Episcopal Church a Montgomery, una chiesa molto attiva nella comunità nera locale. In quell’ambiente religioso si sviluppò anche gran parte dell’organizzazione del movimento per i diritti civili. La fede cristiana metodista influenzò molto il suo impegno per la giustizia e l’uguaglianza. Era cresciuta con la Bibbia in mano, con i Comandamenti che facevano parte del suo DNA, con il rispetto e l’amore per gli ultimi e per ogni persona, oltre che il rispetto di Dio. E ci fu per lei un grande gesto di sostegno pubblico e di approvazione incondizionata, oggi si direbbe endorsement, che rilanciò questa sua decisione e questo suo gesto: Martin Luther King, allora non ancora trentenne giovane pastore battista, decise di starle vicino e la affiancò in tutti i 381 giorni di boicottaggio che portarono alla famosa dichiarazione della Corte Suprema. In una delle sue interviste Rosa Parks aveva dichiarato “ero semplicemente stanca di arrendermi sempre”.
Ovviamente nessuno conosceva allora né la signora Parks né il giovanissimo Martin Luther King, e nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbero diventati entrambi, ma è certo che da quel momento la Parks divenne il simbolo di ogni attivista che si adoperava per i diritti e per la parità. Venne malvista in tutti gli ambienti bianchi che propugnavano il segregazionismo ed erano contrari alla protesta nera. Quella della signora Parks non fu una vita facile, perché ebbe molte minacce di morte e delle serie difficoltà a trovare lavoro, fino a decidere di trasferirsi a Detroit nel Michigan dove riprese la sua vecchia attività di sarta, poi, dal 1965 al 1988, svolse il lavoro di segretaria per il deputato al congresso John Collins.
Nel 1996, Rosa Parks ricevette l’alta onorificenza della Medaglia Presidenziale della Libertà, e il Congresso degli Stati Uniti, nel 1999, le conferì il riconoscimento civile più alto del Paese, la Medaglia d’Oro del Congresso. Lo stesso Bill Clinton nel consegnarle questa alta onorificenza ebbe a dichiarare: “mettendosi a sedere, si alzò per difendere i diritti di tutti e la dignità dell’America”. Morì a 92 anni, il 24 ottobre 2005, a Detroit, negli Stati Uniti. Indimenticabili il suo coraggio e la sua opera. Così come quella di tante donne. A loro, a voi, grazie.




