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“Gertrude Bell è stata l’anima dell’ amministrazione civile britannica in Mesopotamia”.

Avventuriera, archeologa, scrittrice, diplomatica, spia in grado di parlare fluentemente arabo e persiano, Gertrude Bell fu la donna più potente dell’impero coloniale britannico. Protagonista della creazione del moderno stato dell’Iraq, di cui ha contribuito a tracciare i confini, idealista come il suo fedele alleato Lawrence d’Arabia, coraggiosa, tenace e imperialista come il giovane Winston Churchill, figlia amata e incompresa di una ricca famiglia vittoriana. Dalla scoperta di giganteschi giacimenti di petrolio ai crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi, dalle trattative sotto le tende beduine alle sabbie di Baghdad, dove il destino di migliaia di persone è ogni giorno appeso a un filo: Olivier Guez recupera dal deserto la vita di una donna straordinaria, per raccontare l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la Mesopotamia.

Nel suo libro lo scrittore, giornalista e sceneggiatore francese Guez restituisce il volto contrastante di Gertrude, uno dei personaggi più impegnati dell’ Impero britannico dopo il primo conflitto mondiale, una donna che si “credeva e sentiva” un uomo, contraria al diritto di voto delle donne.

Una donna intrisa nella politica britannica e medio orientale, amica di Lawrence d’Arabia, ma allo stesso tempo debole e perseguitata da una grande solitudine.

Guez la definisce vittima dei valori vittoriani, dove vigeva l’ idea di una femminilità privata del piacere, dove il corpo era controllatonda norme pudiche e di decoro.

Ebbe diversi amori, ma non si sposò mai, né ebbe figli. Si suicidò nel 1926 a seguito di una overdose di sonniferi nel giorno del suo 58° compleanno.

Foto presa dal Web

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