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Ieri 16 novembre a San Valentino Torio si è tenuta la seconda edizione di “Letture sotto gli alberi. Libri in festa” nell’ambito della manifestazione nazionale “Io leggo perché“.

Dedicare un progetto alla cultura testuale da diffondere nelle scuole è indicativo della rilevanza assegnata alla lettura, al mondo dell’immaginario sollecitato dai testi.

Per grandi e piccoli la lettura è fondamentale. Il coinvolgimento multisensoriale e cognitivo che implica permette lo sviluppo di diverse aree del cervello come quelle legate alla memoria e all’attenzione, nonché l’implemento della capacità linguistiche in termini di fluidità e problem-solving.

In un epoca in cui il mezzo di fruizione (per una lettura quasi sempre velocissima) è in molti casi uno schermo digitale, tornare per una giornata al libro cartaceo e promuoverlo come strumento altrettanto valido è necessario.

La necessità, anche per i più piccoli, di leggere file costellati di link e rimandi che li chiamano ad una scelta continua da effettuare da un lato permette lo sviluppo di capacità cognitive specifiche di adattamento alla “non distrazione“, per quanto possibile, ma dall’altro si tratta di un carico cognitivo molto elevato che va a discapito dello sviluppo immaginativo: la forza immaginifica si affievolisce sempre più.

Se con un libro la lettura su pagina bianca è correlata da immagini prodotte da processi lenti, critici, empatici, attenti, la struttura ipertestuale rende tale attitudine superflua, a dispetto di uno screening rapido e mirato, evitando “cose non utili alla ricerca del momento”.

Frasi come “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni” di Umberto Eco e “Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà” di Italo Calvino sarebbero incomprensibili senza il medium del libro, delle pagine cartacee e dei processi mentali che mettono in atto.

Dire che un libro può salvare o che ci fa scoprire cose riguardo noi stessi (perché tutto è relazione) implica il piacere della scoperta inaspettata, del concetto di serendipity che solo una lettura disinteressata e disobbligata può darci.

Appuntamenti come “Io leggo perché” pongono sotto i riflettori l’importanza di non lasciare sostituire la leggerezza della pesantezza con la pesantezza della leggerezza.

Per sognare non bisogna chiudere gli occhi, bisogna leggere – Michel Foucault

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