“Mi sentivo sola con il mio dolore, un bagaglio pesantissimo da portare sulle spalle che non riuscivo a condividere con nessuno. Le reazioni di chi sta intorno, parenti amici, colleghi, sono quelle di evitare l’ argomento. Tra te e il prossimo cala una cortina di imbarazzo, perché la morte di un figlio è un tabù troppo difficile da affrontare. Così trascini la tua esistenza nella solitudine, vedi gli altri che conducono una vita normale, vanno in vacanza con la famiglia, sognano progetti di vita per i loro figli, li vedono crescere, maturare, cambiare”.
Sono queste le parole di Silvia Vigo specialista in ostetricia e ginecologia, Presidente e Fondatrice de ‘Il sorriso di Ludo ETS’ che nel settembre del 2024 l’ ha costituita per ricordare sua figlia Ludovica, scomparsa a soli 9 anni a seguito di una miocardite fulminante.
Si tratta di un AMA Center, cioè di un gruppo di Auto- Mutuo – Aiuto con l’obiettivo di offrire un sostegno concreto a tutti i genitori in lutto per aver perso un figlio, nel periodo perinatale, post- natale, infantile o adolescenziale. È inoltre, un centro di ricerca e studi in psicotraumatolgia.
“La condivisione è una esperienza preziosa, importantissima: ti fa capire che non sei da sola e che tu sei più grande del tuo dolore”.
In Italia, si stima che ogni anno circa 34.800 genitori (madri e padri) subiscano il lutto per la perdita di un figlio, considerando bambini, adolescenti e giovani adulti. Tra il 2014 e il 2018, sono state registrate circa 17.400 morti nella fascia 0-29 anni, evidenziando una media di oltre 3.000 decessi annui in giovane età.
Nel 2021, secondo l’Istat, sono morti 3.832 under30 di cui 1.101 sono bambini sotto i 4 anni.
“Questi genitori hanno bisogno di essere visti e riconosciuti dalle istituzioni e dalla società, mentre oggi sono invisibili. Serve una legge che li tuteli. Lo sa che oggi chi perde un figlio ha diritto a tre giorni di congedo lavorativo? Tre giorni, come per qualsiasi altro lutto. Ma chi affronta la perdita di un figlio, per elaborare lo shock di questo lutto ha bisogno di modi e tempi adeguati», racconta la professoressa Angela Guarino, psicologa e psicoterapeuta.
La psichiatra Kubler Ross elaborò nel 1969 cinque fasi che si attraversano quando ci si trova ad affrontare un lutto. La prima fase è quella della negazione, la persona si sente confusa, non riesce subito a realizzare la perdita e tende a negarla. Nella seconda fase compare la rabbia, il lutto viene vissuto come un’ ingiustizia, la persona tende a ritirarsi socialmente, e in questa fase i membri della coppia genitoriale potrebbero direzionare la rabbia l’uno contro l’altro. Nella terza fase c’è la contrattazione; si prende consapevolezza della perdita a cui segue la fase della depressione dove si alternano momenti di coraggio a quelli di tristezza e frustrazione. La quinta fase è l’accettazione, il lutto viene elaborato e accettato e si va avanti.
Occorre parlarne, farsi seguire da uno specialista, lasciarsi amare da chi ci si ha accanto. Nessun giudizio, nessuna parola di conforto potranno servire mai abbastanza da porre rimedio, ma lasciarsi ascoltare è di certo il primo atto da compiere.



