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LA SFRONTATEZZA DI UN QUATTORDICENNE: A 14 anni il suo primo kart, regalatogli gentilmente dal papà, dopodichè una lunga trafila sull’asfalto, prima in auto, poi in bici. Quella dannata voglia di vivere decisamente fuori dal comune, nonostante le tragedie che lo hanno colpito in prima persona, dalla morte della sorella (1979) al gravissimo incidente in pista (Lausitzring), in terra tedesca (Germania).

ANNO DOPO ANNO, PASSO DOPO PASSO: Il suo talento, di fatto, non è mai stato in discussione, giammai la velocità di punta, in tutte le competizioni alle quali ha partecipato nel corso della sua vita. Vanto principale l’approdo in Formula 1, sogno questo di qualsiasi pilota provetto. L’apice della sua carriera è doveroso collocarlo a cavallo tra il 1991 ed il 1994, lasso di tempo questo nel quale si susseguono tre esperienze con tre marchi differenti, in ordine Jordan, Minardi e Lotus, nel 1999 l’approdo in una Williams però già in declino. Un solo punto mondiale, una sfilza di ritiri, il tutto dettato non dalle sue innumerevoli qualità bensì dal non aver mai potuto guidare auto realmente competitive. E’ in Formula Cart, però, che le cose mutano radicalmente, titolo sfiorato nel 1996 e campionato conquistato nelle annate successive (1997 e 1998), con gare ed annessi sorpassi che hanno emozionato milioni di telespettatori.

IL DRAMMATICO INCIDENTE: Un tuffo nel passato, per quanto straziante è doveroso, l’anno da cerchiare in rosso è il lontano 2001, un’era geologica fa, il riferimento spazio-temporale è databile 15 settembre del suddetto anno. E’qui che la vita di Alex Zanardi, muta radicalmente. Prima il gravissimo incidente con la Honda Reynard, poi il buio totale, frutto del devastante impatto con la vettura del pilota canadese, Alex Tagliani. Il tempestivo intervento di Steve Olvey (capo dello staff medico) scongiurò, di fatto il peggio, ma le ripercussioni sulla carriera, ma più in generale sulla vita di Alex furono imponenti. Il responso medico drammatico, necessaria fu, illo tempore, l’amputazione degli arti inferiori.

UN NUOVO AMORE, L’HANDBIKE: La certezza è chiara, lampante, lapalissiana, è da un immenso dolore che, generalmente, nasce un nuovo amore, e questo è quello che, puntualmente, è accaduto anche ad Alex. Ancora di salvezza un suo grande amico, Vittorio Podestà, colui che lo avvicinò al mondo della handbike, emisfero questo inesplorato e totalmente oscuro al nativo di Bologna, ma il cui approfondimento, risultò salvifico. Il connubio braccia-pedali come perno assoluto nella sua esistenza, un amore tramutatosi poi in competizione, anche perché inutile girarci intorno, chi nasce oberato di adrenalina, difficilmente può farne a meno. Prima la maratona di New York nel 2007 conclusa al quarto posto, poi l’oro nei Giochi Paralimpici di Londra nel 2012, un argento in staffetta con Luca Mazzone e Vittorio Podestà, ad impreziosire il suo palmarès. Tutto finito? Macchè. Seguiranno altri due ori olimpici a Rio nel 2016, otto titoli mondiali, i successi nelle maratone di Roma e New York.

UN CIRCOLO VIZIOSO: E’ il 19 giugno 2020 e, Alex, dopo anni tortuosi, deve nuovamente piegarsi al volere della sorte, del destino, come se quest’ultimo non si fosse già accanito a sufficienza. Alex Zanardi nel percorrere infatti una curva della provinciale 146, all’altezza del comune di Pienza, nel Senese e con una velocità pari a 50 km/h, risultante dai rilievi effettuati, perde il controllo della sua handbike su strada. La dinamica è spaventosa, tanto che il suo mezzo, ribaltandosi, si schianta, di fatto, contro un camion giungente dalla direzione opposta. Lesioni sul volto e sul cranio, un quadro clinico particolarmente complesso, cui fanno seguito anni di terapie e riabilitazione.

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