Siamo a metà strada. La riunione annuale dei paesi firmatari dell’ UNFCCC organizzata quest’anno dal 10 al 21 novembre a Belèm si porta sulle spalle un epiteto non indifferente: la COP della verità.
Road to Belèm
L’impegno delle Nazioni sarà sufficiente? I fondi stanziati per cercare di mitigare e contenere gli effetti catastrofici della crisi climatica lo sono altrettanto? Il summit 2025 è chiamato a rispondere a questi interrogativi, che sembrano ora più che mai inderogabili, anche se non agli occhi di tutti. Numerosi sono gli assenti e molti posti vacanti riempiono quel vuoto con posizioni ideologiche ben precise, volte all’eliminazione della percezione del rischio crisi climatica.
Snodi principali della storia delle COP

Durante il Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992 si solleva la sentita e urgente richiesta di incontro con le nazioni tutte per affrontare insieme il tema del cambiamento climatico e le Conference of the Parties si riuniscono a partire dal 1995.
Primo passo che problematizza le emissioni di gas serra è il protocollo di Kyoto della COP3 del 1997, ma dobbiamo aspettare la COP15 del 2009 a Copenhagen perché venga introdotta la necessità di evitare di superare il surriscaldamento delle temperature del pianeta oltre i 2°C. Si tratta di una soglia comunque alta e si valuta quella di 1,5° con il sostegno di un Fondo Verde tutto ancora da pensare.
Altro momento importante è la COP18 del 2021 quando, a Doha, viene riconfermato il protocollo di Kyoto e accettato il meccanismo su Loss and Damage per andare incontro ai danni percepiti con maggiore forza dalle comunità più deboli.
Lo snodo cruciale è l’Accordo di Parigi, siglato nel 2015 durante la COP21. Si tratta di un accordo di compromesso che non pone certo i riflettori sull’estinsione dei combustibili fossili, come richiesto da numerose nazioni, ma pone in essere un’importante questione: c’è bisogno di un sorvegliante, un garante per valutare i progressi collettivi per raggiungere gli obiettivi dell’accordo. Viene introdotto lo strumento del Global Stocktake, bilancio globale attuato solo a partire dalla COP28. I Paesi, grazie a questo bilancio quinquennale, delineano i propri piani climatici nazionali, NDC, e si impegnano a rispettarli.

Dobbiamo aspettare la COP27 di Sharm el-Sheikh perché venga ufficialmente istituito il Fondo Loss and Damage proposto 10 anni prima a Doha destinato ai paesi “particolarmente in via di sviluppo”. Questa nuova categorizzazione permette a quei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi climatica, ma abbastanza ricchi da poter provvedere a sé stessi più di altri, di non accedere prima a fondi che, invece, sono molto più urgenti per altre realtà territoriali. Qui l’Europa chiede a gran voce che la Cina rientri tra i donatori e non venga considerato solo come in via di sviluppo.
Arriviamo alla concreta COP28 tenutasi a Dubai che attualizza i progetti più importanti come il Global Stocktake e apre la strada al phase out dei combustibili fossili. Nel 2023 si erano, infatti, conclusi i 5 anni dall’attuazione effettiva del primo monitoraggio GST e i risultati poco incoraggianti hanno spinto all’inclusione nella dichiarazione finale la transizione dalle fonti fossili.
Lo scorso anno, nella COP29 di Baku, è stata decisa la partecipazione al piano finanziario anche da parte delle economia in via di sviluppo, caso emblematico quella della Cina. Si raggiunge, infatti, un accordo sul NCQG, New Collective Quantified Goal, che non obbliga Paesi come l’Arabia e la Cina a donare, ma ne cambia di sicuro la posizione. Eppure questo passato summit solleva non poche polemiche sulla somma non adeguata stabilita e sulla mancanza degli accordi sulla transizione dalle fonti fossili.
30° edizione
La Baku to Belèm Roadmap nelle sue conclusioni sottolinea la visione ottimista di una COP30 pronta a rispondere alle esigenze di attualizzazione del mondo globalizzato straziato dalla crisi climatica. L’implemento delle tecnologie e la più sentita urgenza di azione concreta risulta essere motore di cambiamento più che decisiva.

“The science is clear, the resources exist and the moral imperative is undeniable. we have to make this decade of accelerated implementation the on in which humanity’s response finally matches the scale of its responsabilities”.
