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La polizia postale di Roma ha chiuso ieri, mercoledì 20 agosto, la pagina Facebook “Mia Moglie” dove risultavano iscritti 32 Mila utenti, creata nel 2019, dove quasi tutti uomini hanno condiviso e commentato immagini intime di mogli e compagne senza il loro consenso.

Barbara Strappato vice direttrice della polizia postale di Roma ha commentato:” Stiamo raccogliendo tutte le informazioni, alcune donne si sono riconosciute e hanno sporto denuncia, molte altre sono ancora ignare di essere finite in questo squallido gruppo”.

“Questa è l’ ennesima dimostrazione di come anche i social non siano un posto sicuro per le donne” spiega Mariangela Zanni, del Centro Veneto Progetti Donna.

Il Codice Civile (Art.10) punisce l’ abuso dell’ immagine altrui ogni volta che la stessa possa causare pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona offesa.

L’articolo 96 della legge sul diritto d’autore prevede che “il ritratto di una persona non possa essere esposto, riprodotto o messo in commento senza il consenso di questa” salvo alcune eccezioni.

Sul piano penale, invece “Interferenze illecite nella vita privata”, punisce chiunque, mediante l’ uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procuri indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolge nei luoghi indicati nell’ art. 614 c.p., nonché chi rivela e diffonde tali notizie o immagini senza il consenso degli interessati”.

La scrittrice Carolina Capria ha affermato:” È necessario insegnare a bambini e bambine il valore del consenso e del rispetto in relazione all’ affettività”.

“Per le vittime difendersi è possibile, ma le tute legali non bastano senza una educazione alla cultura del consenso che deve valere tanto offline quanto online, spiega Nicole Monte, avvocata e vicepresidente di PermessoNegato, un’ associazione non-profit che fornisce supporto tecnologico e consigli legali alle vittime di violenze online.

Questo scandalo è l’ espressione di un panorama virtuale frutto di una mentalità acerba e maschilista, ancora difficile da sradicare, che vede il corpo della donna come merce, oggetto sessuale, negandole ogni forma di rispetto e considerazione.

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