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Un bianco campano che racconta tempo, terra e memoria.

Il Coda di Volpe è spesso considerato “minore” nel panorama campano, ma il lavoro di Angelo Muto lo eleva con rigore e sensibilità. La vendemmia 2018 del “Del Nonno” è una dimostrazione chiara: questa Coda di Volpe è stata vinificata in modo eccellente, con l’intelligenza di chi conosce profondamente la propria terra e ne rispetta i tempi.

Non c’è nessuna concessione alla scorciatoia: fermentazione spontanea, solo acciaio e tanta pazienza. È un vino che non cerca l’effetto, ma la sostanza, nonostante il rimando emozionale in etichetta.

A distanza di sette anni, bere oggi la 2018 è una rivelazione: il vino ha acquisito rotondità, complessità aromatica e profondità gusto-olfattiva, testimoniando una sorprendente capacità evolutiva per una varietà spesso considerata pronta da bere giovane.

L’acidità è ancora viva, la sapidità si è fatta più elegante, e il bouquet è diventato più stratificato: accanto alla freschezza iniziale emergono ora cenni di frutta secca, spezie delicate e un finale lungo, minerale, che ricorda la pietra focaia.

Il “Del Nonno” è anche un vino della memoria: prodotto dalle uve di una vigna recuperata sul Colle San Marco, appartenuta al nonno di Angelo. Ogni bottiglia sembra portare con sé un pezzo di quella storia, tra le vigne scoscese di Tufo, i profumi del sottobosco e il silenzio della cantina.

Non è solo un grande bianco campano: è un manifesto di come i vitigni tradizionali, se valorizzati con intelligenza e rispetto, possono offrire vini longevi, autentici e memorabili.

Cheers

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