Walter Mazzarri appartiene a quella famosa ondata di tecnici toscani che da anni hanno impiantato le proprie radici in Serie A. Il tecnico originario di San Vincenzo, piccolo paese in provincia di Livorno, è ormai un veterano del calcio italiano e anche molto apprezzato dal punto di vista tattico, tanto da poter vantare, se pur per un breve periodo, un'esperienza in Premier League sulla panchina del Watford. Ovunque è andato ha sempre lasciato il segno, apportando un gioco basato su concetti semplici ed efficaci: difesa (possibilmente) a tre, movimenti diagonali, passaggi veloci, capovolgimento da un’area di rigore all’altra nel giro di pochi tocchi. Marchio di fabbrica è il 3-5-2, con uno dei centrali difensivi che da copertura preventiva. Linea a cinque di centrocampo con esterni larghi pronti a spingere e a dare ampiezza. In attacco una punta parte larga, l'altra attacca centralmente, i centrocampisti centrali seguono l'azione pronti ad effettuare inserimenti senza palla. In fase di sviluppo, il "playmaker" ha sempre diverse soluzioni di passaggio. Gli esterni si alzano e prendono l'ampiezza, sovrapposizione, uno-due, e palla in mezzo per l'inserimento del centrocampista. In fase di non possesso, invece, si passa ad un 5-3-2 con esterni che si abbassano sulla linea difensiva, tanta densità e compattezza tra i reparti, chiusura degli spazi e delle linee di passaggio. Per farla breve, i punti di forza della squadra di Mazzarri sono proprio solidità e compattezza dei reparti. Altre note positive sono l’intraprendenza degli esterni sulle fasce e gli inserimenti in fase offensiva dei centrocampisti. 

Con questi ingredienti Walter Mazzarri è riuscito a fare bene ovunque sia andato o stato chiamato per riparare ai danni dei suoi predecessori. Ma andiamo con ordine, perchè i risultati ottenuti sono molteplici e sparpagliati in più piazze. Il primo grande risultato lo ottenne nella sua amata Livorno quando, nel campioanto di Serie B 2003-04, riuscì a centrare la promozione nella massima serie piazzandosi al terzo posto in classifica. Questo fu uno degli eventi più storici del calcio livornese, perchè da quelle parti la Serie A mancava da ben 55 anni. In quella squadra, tra le altre cose, militavano gente del calibro di Igor Protti e Cristiano Lucarelli, due pezzi da novanta e di grande lusso per il campionato dell'epoca. Nel 2006-07 arriva un'altro grande risultato, probabilmente il più bello e soddisfacente della sua carriera. A seguito dello scandalo di Calciopoli, il 7 agosto 2006 la Reggina viene deferita per violazione degli articoli 1 e 6 del regolamento federale (illecito sportivo), essendo accusata per responsabilità diretta del presidente Lillo Foti: secondo l'inchiesta, avrebbe usufruito di illeciti vantaggi nella classifica della stagione 2004-2005, attraverso il controllo delle designazioni arbitrali. A processo concluso, i calabresi vengono penalizzati di quindici punti, tutti da scontare nel campionato di Serie A 2006-2007. Solamente a dicembre arrivò una riduzione di 4 punti, portando così a 11 i punti di penalizzazione.  Il 27 maggio, la Reggina conferma la sua permanenza in Serie A, apprestandosi a disputare l'ottava stagione nel massimo campionato (di cui sei consecutive: record per una società calabrese): diviene pertanto la squadra calabrese con il maggior numero di stagioni disputate in Serie A. Nonostante la penalizzazione, la sqaudra di Walter Mazzarri ottiene 51 punti in 38 giornate di campionato (40 punti considerando la penalizzazione), frutto di 12 vittorie, 15 pareggi e 11 sconfitte. La coppia di attaccanti formata da Amoruso e Bianchi mette a segno in totale 35 reti, 17 da parte del primo e 18 da parte del secondo. La ciliegina sulla torta? Al termine della stagione, l'allenatore e tutti giocatori vennero dotati della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Che dire, compiere miracoli del genere non può non passare inosservato. Altro giro, altra località marittima. Questa volta ci spostiamo nella bella Genova, sponda blucerchiata. Stagione 2008-09, la Sampdoria centra una finale di Coppa Italia a distanza di 15 anni, e supera la fase a gironi della Coppa Uefa arrendendosi successivamente agli ucraini del Metalist (ex squadra del Papu Gomez e compagine che all'epoca guardava con grande ottimismo il futuro). Anche lì furono anni importanti, targati anche da una coppia del goal che fece sognare i tifosi, Cassano-Pazzini, seconda per molti solamente all'ineguagliabile duo Vialli-Mancini.

Napoli. Basta solamente questo per rispolverare quanto Mazzarri abbia dato a questa calorosa piazza. Anche qui la storia è molto bella e curiosa da raccontare: Walter fece il suo ritorno sulla panchina partenopea (l'ultima volta fu nel 1998-99 nei panni di vice-Ulivieri) per sostituire Roberto Donadoni, e nel corso del suo mandato quadriennale ha letteralmente rigenerato e rispolverato la storia del Napoli, con all'interno anche un secondo e terzo posto che valsero l'accesso alla fase a gironi di Champions League. Anche lì ottenne grandi risultati mettendo spalle a muro corazzate come Manchester City e Chelsea, ma la sfortuna gli voltò le spalle. A Napoli diede una forta impronta di quello che è il modo di vedere il calcio, questa volta però più propenso al gioco offensivo, anche perchè con gente come Hamsik, Lavezzi e Cavani non puoi fare diversamente. Oltre a gioco e risultati, si abbinò anche il primo, e fin'ora unico, trofeo della sua carriera. La Coppa Italia 2011-12  vinta all'Olimpico contro la Juventus. Marcatori? Hamsik e Cavani, chi se non i più emblematici della rinascita partenopea. Questo è Walter Mazzarri, l'allenatore giusto e al momento giusto con oltre 400 panchine in Serie A.