è scientificamente provato che domanderà alla singola guida turistisca o tassista se (per caso) ha mai sentito parlare di questi tre colossi del calcio ceco. Appassionato o meno di calcio, la risposta sarà sempre positiva perché da quelle parti ognuno di loro è intravisto come un eroe del passato che tanto sudore e passione ha dato per questa prestigiosa casacca.

Dopo questa straordinaria generazione di campioni, la selezione ceca ha vissuto un momento di crisi che ha portato a una serie di risultati negativi. Dal lontano 2006 che non prende parte a un campionato del mondo – l’ultima volta venne eliminata al primo turno giocando anche contro l’Italia di Lippi -, mentre la tradizione con l’Europeo è decisamente migliore nonostante nell’ultima manifestazione francese sia uscita al primo turno. Qui, almeno, la partecipazione è quasi fissa. Insomma, un momento che non rispecchia la storia di questa nazionale, spesso abituata a giocare a grandi livelli e che adesso, invece, sarà costretta a guardare i Mondiali comodante dalla poltrona di casa.

E SE FOSSE CONTINUATA LA TEMIBILE CECOSLOVACCHIA DI UN TEMPO?

Beh, questa è una domanda che non può essere risposta con un paio di battute. La storia della Cecoslovacchia è immensa, ricca di contenuti, colpi di scena, guerre, ma anche contornata da una rispettabilissima costellazione di campioni che fecero cantare i tifosi tra il lontano 1930 e 1976, annata famosa per la conquista del titolo europeo contro la Germania Ovest di Dieter Muller. In bacheca ci sono anche un oro e un argento olimpico targato 1924, mentre nel 1934 e 1962 perse due finali mondiali rispettivamente contro Italia e Brasile. Provate a domandare ai vostri nonni cosa significava affrontare la Cecoslovacchia. Nei giorni nostri avrebbe avuto la valenza di una Germania o di una Spagna, praticamente il top del calcio internazionale.

Il presente è completamente opposto, perché la temibile Cecoslovacchia la si può ammirare solamente attraverso video e referti storici. Si divise nel 1993 per motivi socio-economici, dando vita a due stati quali la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Provate ad immaginare che squadra avrebbe formato attualmente. Cech tra i pali, Skrtel e Skriniar in difesa, con Jankto, Barak e Hamsik a centrocampo. Potremmo inserire anche le leggende citate all’inizio, ma la maggior parte di loro hanno già – purtroppo - appeso gli scarpini al chiodo per vivere l’era attuale.

LO SPIRAGLIO CECO

Tralasciando il discorso fantacalcistico riguardante la Cecoslovacchia moderna, è tempo di analizzare l’inizio di un possibile nuovo ciclo di cui la Repubblica Ceca godrà. La selezione di Karel Jarolim sta già iniziando a costruire le basi per il futuro, in particolare per i prossimi campionati europei del 2020. L’obiettivo è continuare a valorizzare i giovani, in primis i profili di Simic, Barak e Jankto. Tutti loro stanno avendo un percorso di crescita importante in Serie A, e la stanno vivendo da protagonisti. Il primo è un centrale che, grazie al suo fisico imponente, viene spesso utilizzato da Zenga nel suo Crotone. Gli altri due non sono abituati a difendere, ma bensì ad illuminare, apportare qualità e produrre gioco. Scovati dall’Udinese – maestra in ambito di scouting – hanno regalato ai friulani una comoda salvezza e, in futuro, faranno registrare a bilancio l’ennesima plusvalenza. Le speranze per la rinascita ceca passano attraverso le loro giocate. Pavel Nedved ha già speso parole al miele per loro, ma guai ad abbassare la guardia e a montarsi la testa. Se un giorno la Repubblica Ceca tornerà a volteggiare in grandi palcoscenici lo farà anche grazie a questi due gioielli, nati rispettivamente nel 1994 e 1996.