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Il Venezuela conta 17 partecipazioni alla Copa America, con il miglior risultato ottenuto nel 2011, quando, nella finale terzo e quarto posto, la formazione di Cesar Farias si arrese a un formidabile Perù trascinato da Pablo Guerrero, autore di una tripletta. Nell'ultima edizione disputata negli Stati Uniti, quella interamente dedicata al centenario della manifestazione, la "Vinotinto" non andò oltre la fase a gironi. Bottino di 7 punti in 3 partite, con 2 vittorie contro Giamaica e Uruguay, e il pareggio contro il Messico. I presupposti si erano fatti interessanti fino a quando non entrò in gioco l'Argentina. Quarti di Finale da dimenticare. Pesante 4-1 con Higuain protagonista, e addio Copa America. Nel 2015, edizione disputata in Cile, l'epilogo fu disatroso: all'epoca c'era la possibilità di qualificarsi anche arrivando con un buon punteggio come terza classificata, ma al Venezuela non riuscì neanche questo sia per demeriti propri che per un girone che, francamente, era molto complicato vista la presenza di Brasile, Perù e Colombia.

L'obiettivo attuale è quello di andare in Brasile e giocarsi quantomeno il secondo posto con il Perù e Bolivia, visto che all'interno del girone ci sono i padroni di casa che, oltre al fattore casa, hanno a disposizione una rosa che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Il cammino pre-Copa America ha visto il Venezuela disputare tre test amichevoli, l'ultimo disputato il 2 giugno contro l'Ecuador pareggiato per 1-1. Prima di esso, sconfitta contro la nazionale della Catalogna, e la sorprendente vittoria contro l'Argentina per 3-1. Per il tecnico Dudamel sono diverse le indicazioni positive, ma di una cosa è certa: questa squadra non può fare a meno di gente come Rincon, Rondon e Martinez. Il Venezuela farà il suo esordio il 15 giugno contro il Perù, in quel che si prospetta già una sorta di spareggio. Successivamente ci sarà la sfida con il Brasile, per poi chiudere contro la Bolivia.

All'interno dei convocati di Dudamel, ci sono diversi calciatori che militano ed hanno militato nella nostra Serie A. Rincon del Torino è di sicuro il punto di riferimento per il centrocampo venezuelano, così come l'ex Torino Josef Martinez lo è per il reparto offensivo. In difesa, chiuso però dalla concorrenza, c'è anche Rolf Feltscher che in passato ha vestito le maglie di Parma, Padova e Grosseto.

PORTIERI: Wuilker Faríñez (Millonarios), Joel Graterol (Zamora), Rafael Romo (APOEL);

DIFENSORI: Jhon Chancellor (Al-Ahli), Rolf Feltscher (Los Angeles Galaxy), Ronald Hernández (Stabæk), Luis Mago (Palestino), Yordan Osorio (Vitória SC), Roberto Rosales (Espanyol), Mikel Villanueva (Gimnàstic);

CENTROCAMPISTI: Juan Pablo Añor (Huesca), Arquímedes Figuera (Deportivo La Guaira), Yangel Herrera (Huesca), Darwin Machís (Cádiz), Júnior Moreno (DC United), Jhon Murillo (Tondela), Adalberto Peñaranda (Watford), Tomás Rincón (Torino), Jefferson Savarino (Real Salt Lake), Luis Manuel Seijas (Independiente Santa Fe);

ATTACCANTI: Fernando Aristeguieta (América de Cali), Josef Martínez (Atlanta United), Salomón Rondón (Newcastle United).

La rosa del Venezuela non è di primissimo livello, ma dalla sua parte può "vantare" una situazione che, fortunatamente, gli altri paesi sudamericani non stanno attraversando in questa maniera. Com'è ben noto a tutti, anche per chi ascolta poco i notiziari, in Venezuela la situazione economica, sociale e politica è veramente disastrosa. Inflazione alle stelle, servizi inesistenti, governo inesistente, scontri tra tutti e per tutto, anche per un pezzo di pane. Insomma, lì la situazione è complicata. Il calcio non restituirà nulla di tutto ciò, ma restituirà la passione verso questo meraviglioso sport che da sempre unisce e coinvolge tutti. Dunque, quale occasione migliore per la nazionale di regalare al proprio popolo una gioia immensa? I ragazzi di Dudamel ci proveranno, trascinati dai goal di Rondon e Martinez. Sono loro le stelle della squadra, ma cercate di dare uno sguardo anche ai profili di Faríñez (portiere classe '98 in forza ai Millonarios pronto a far parlare di sè), Roberto Rosales (terzino/esterno non più giovanissimo, ma con una buonissima gamba), Juan Pablo Añor (esterno offensivo), Darwin Machis (attaccante esterno dell'Udinese), John Murillo, e Adalberto Peñaranda. Da sottolineare anche che il Venezuela U20 ha ottenuto uno storico secondo posto nel Mondiale U20 del 2017, venendo sconfitto solamente dall'Inghilterra. Molti di quel gruppo sono adesso in prima squadra, come ad esempio il centrocampista Yangel Herrera, premiato con il Pallone di Bronzo.

Rafael Dudamel avrà il compito di guidare il Venezuela verso tutti gli obiettivi citati in precedenza. Dudamel inizia la carriera professionistica nell'Universidad de Los Andes; viene presto notato dai colombiani dell'Atlético Huila che gli offrono un contratto nel 1994. La carriera di questo portiere è connotata dai molti club di appartenenza (ben 14 in 19 anni) e da un'attività realizzativa piuttosto regolare, dovuta alla discreta capacità di tiratore di punizioni e rigori. Ha disputato 56 partite nella nazionale di calcio venezuelana segnando 1 gol (contro l'Argentina) e subendone 116. Ne diventa allenatore nel 2016 dopo le dimissioni di Noel Sanvicente. Guida la Vinotinto alla Copa América Centenario in USA, arrivando ai Quarti. Per la sua storia sarebbe quasi una sorta di Rogerio Ceni venezuelano, ovviamente con le dovute proporzioni realizzative e tecniche.

Dopo una lunga telenovela, siamo giunti finalmente alla conclusione. Antonio Conte torna in Serie A per sedersi sulla panchina dell'Inter precedentemente lasciata vuota dall'ottimo operato di Luciano Spalletti. "Sono sicuro che Antonio sia uno dei migliori allenatori che esistano - ha dichiarato il presidete Steven Zhang -. Sono certo che ci aiuterà a raggiungere il nostro obiettivo, a realizzare la nostra missione che è sempre la stessa: riportare questo club tra i migliori al mondo." "Inizia un nuovo capitolo della mia vita, sono entusiasta - ha commentato Conte -. Cercherò con il lavoro di ricambiare tutta la fiducia che il Presidente e i dirigenti hanno riposto in me. Ho scelto l'Inter per la società, per la serietà e l'ambizione del progetto. Per la sua storia. Mi ha colpito la chiarezza del club e la voglia di riportare l'Inter dove merita."

Di seguito, ecco il comunicato dell'Inter:

"Sono i gesti, gli sguardi, i dettagli, a definire Antonio Conte. Una vita dedicata al calcio, fin da piccolo. Appassionato e innamorato del pallone al punto da farlo diventare l'obiettivo da perseguire - diventando calciatore - e anche il mezzo migliore per potersi esprimere, per lasciare un segno. In campo e in panchina.  Determinato e ambizioso, Antonio Conte inizia il suo viaggio con l'Inter: due entità con lo stesso obiettivo, lo stesso orizzonte, quello della vittoria. Testa, cuore e gambe sono le parole chiave della carriera di Conte, nato a Lecce il 31 luglio 1969. Testa: come le idee chiare che ha sempre avuto sul terreno di gioco, quando giocava come centrocampista e i suoi allenatori erano certi che avrebbe proseguito la carriera vestendo i panni del mister. Cuore: come quello che ha messo e mette in ogni sua avventura, alimentando sempre nei compagni e nei suoi giocatori un senso di appartenenza necessario a raggiungere gli obiettivi più importanti. Gambe: quelle per lavorare con intensità durante gli allenamenti e i match, da vivere tutti al massimo. Lavoro e sudore, unità d'intenti e identità. Come quelli della Nazionale azzurra agli Europei 2016. L'Italia di Conte, eliminata ai calci di rigore dalla Germania, emozionò e compattò un'intera nazione. E anche all'estero ha lasciato la sua impronta, vincendo alla prima stagione la Premier League. Ora la sfida di Antonio Conte è la stessa di tutto il mondo nerazzurro: continuare a correre, per riportare l'Inter nell'elite del calcio europeo."

La nostra selezione U21 ha un feeling particolare con i campionati europei: nelle edizioni 1978, 1980, e 1982 arrivammo ai quarti di finale sotto la gestione Azeglio Vicini, per poi giungere alle semifinali nel 1984. Nel 1986 sfiorammo la vittoria perdendo in finale contro la Spagna, ma i primi grandi risultati arrivano nei mitici anni '90, anni che ci regalarono una marea di talenti per la prima squadra, e, addirittura, tre titoli europei consecutivi vinti rispettivamente nel 1992, 1994, e 1996. Nel 1998 non partecipanno alla competizione, ma due anni dopo, nel 2000, ritornammo sul tetto d'Europa in maniera inaspettata ma con un Andrea Pirlo nel motore che fu anche capocannoniere del torneo. Non era una squadra ricca di talenti quella allenata da Marco Tardelli, ma riuscì ugualmente a far fuori illustri concorenti per la vittoria finale come Inghilterra e Repubblica Ceca. L'ultimo titolo europeo vinto dall'Italia risale al 2004, annata che vidi gli azzurrini di Claudio Gentile strapazare con reti la talentuosa Serbia e Montenegro. Quella era una squadra speciale e ricca di talento; non a caso, molti di loro, sono diventati campioni di mondo (De Rossi e Gilardino in primis). Dopo questo trionfo, abbiamo assistito a molta mediocrità nei confronti delle altre selezioni. L'unica nota positiva è stato il secondo posto ottenuto nel 2013, ma di fronte c'era una Spagna a dir poco illegala che si presenteva con gente del calibro di Thiago, Isco, Koke e Morata. Tuttavia, però, il roster di Devis Mangia offrì bel calcio e giovani molto interessanti, tra i quali Immobile, Insigne e Verratti. E' giunto il momento di rispolverare la bacheca, e quale occasione migliore di farlo in casa nostra!

Essendo paese ospitante, l'Italia non ha disputato nessuna partita di qualificazione. Spazio, dunque, agli utilissimi test amichevoli: nel 2018 solamente 3 vittorie (Serbia, Albania, Tunisia), 2 pareggi (Norvegia, Francia), e 5 sconfitte (Portogallo, Slovacchia, Belgio, Inghilterra, Germania). Nel 2019, invece, doppio pareggio casalingo contro Austria e Croazia. Bilancio alla mano non è stato sicuramente un percorso entusiasmante a livello di risultati, ma Di Biagio ha avuvto ottime risposte per quanto riguarda gioco e rotazione del calciatori. L'elenco dei convocati è composto da 27 calciatori, e tra questi spiccano i nomi di Alex Meret, Patrick Cutrone, Manuel Locatelli e Riccardo Orsolini. Resta da capire se il ct degli azzurrini andrà a raccogliere anche dalla lista dei convocati dell'Italia di Roberto Mancini in cui sono presenti Barella, Kean e Zaniolo, tre calciatori che possono essere chiamati in causa entro il prossimo 6 giugno, termine ultimo per l'ufficializzazione della lista dei 23. La lista dei convocati dell'Italia Under 21 che Gigi Di Biagio ha diramato per il raduno prima dell'Europeo comprende diversi giovani dal sicuro avvenire per il calcio italiano. Si tratta, ad esempio, di Locatelli, Mandragora, Meret e Cutrone. Per loro già all'attivo numerose presenze in Serie A nella stagione appena conclusa.Il roster di Di Biagio è sicuramente uno dei più talentuosi del torneo, ed anche uno dei più "cari" di tutta la storia della nostra selezione giovanile. La stella? Difficile trovarne una, meglio citarne una per ruolo: Meret e Audero per la porta in quel che sarà un vero e proprio rebus da sciolgliere per il nostro tecnico, Romagna e Calabria per la difesa, Tonali e Mandragora in mediana, Cutrone e Orsolini in attacco. Davvero tanta roba, senza tener conto degli altri potenziali convocabili "scippati" da Mancini.

Portieri: Emil Audero (Sampdoria), Alex Meret (Napoli), Lorenzo Montipò (Benevento);

Difensori: Claud Adjapong (Sassuolo), Alessandro Bastoni (Parma), Kevin Bonifazi (Spal), Arturo Calabresi (Bologna), Davide Calabria (Milan), Fabio De Paoli (Chievo Verona), Federico Dimarco (Parma), Sebastiano Luperto (Napoli), Giuseppe Pezzella (Genoa), Filippo Romagna (Cagliari);

Centrocampisti: Francesco Cassata (Frosinone), Gaetano Castrovilli (Cremonese), Manuel Locatelli (Sassuolo), Rolando Mandragora (Udinese), Alessandro Murgia (Spal), Sandro Tonali (Brescia), Luca Valzania (Frosinone);

Attaccanti: Federico Bonazzoli (Padova), Patrick Cutrone (Milan), Ferdinando Del Sole (Pescara), Gabriele Moncini (Cittadella), Riccardo Orsolini (Bologna), Vittorio Parigini (Torino), Riccardo Sottil (Pescara).

Gigi Di Biagio disputerà il suo secondo campionato europeo di calcio dopo il terzo posto ottenuto nel 2017. A livello di presentazioni, il nostro tecnico non ha assolutamente bisogno di presentazioni: cresciuto nelle giovanili della Lazio, ha lasciato il segno in piazze come Monza, Foggia, Roma (sponda giallorossa), Milano (sponda Inter), Brescia, e, a fine carriera, Ascoli. In Nazionale, 31 presenze e 2 goal tra il 1998 e il 2002, con un secondo posto ad Euro 2000. Indelebile il ricordo dei tifosi più "anziani" nel Mondiale del '98, con Di Biagio che fallì dal dischetto un calcio di rigore rigore contro la Francia. Purtroppo, anche questa questa è storia..

FORMAZIONE TIPO, 4-3-3: Meret, Calabria, Romagna, Bonifazi, Calabresi, Locatelli, Mandragora, Murgia, Parigini, Cutrone, Orsolini.

PALMARES: 5 titoli europei (1992, 1994, 1996, 2000, 2004).

 

In mezzo un muro, il Muro di Berlino che divide una città e due Nazioni: la Germania Ovest da una parte, quella dell'Est dall'altra. E' curioso, quasi uno scherzo del destino che questo avvenga proprio ai mondiali tedeschi del 1974. La partita si gioca il 22 giugno e vanno in campo non solo due squadre avversarie, ma anche due schieramenti politici, due modi di intendere la vita, due realtà sociali divise da una profonda e sentita rivalità. Non c'è partita, troppo più forte la nazionale di Schoen che arriva all'appuntamento imbattuta. Ma come spesso accade, il campo stravolge i pronostici e la Germania Est vince con un goal di Sparwasser a una decina di minuti dalla fine dell'incontro. La gioia in campo è immensa ed i calciatori, soprattutto alla fine, si imbattono in scene inconsuete per lo stile militaresco al quale ci avevano abituato. Beckenbauer chiederà, successiamente, scusa ai tifosi. La ferita si rimarginerà solamente con il tempo. 

La Germania Est, dunque, ha battuto per 1-0 la Germania Ovest, classificandosi al primo posto nel gruppo uno. Il suo meritato successo è nato da una tattica di gioco molto "italiana", visto che il tecnico Buschen ha impostato la partita sulla difesa stretta, sul centrocampo folto e sull'attacco in contropiede con due sole punte. La Germania Est, dopo aver sofferto nel primo tempo nell'impostazione del gioco, ha poi colto i frutti nella ripresa quando gli avversari hanno accusato un netto calo fisico. Gli uomini di Beckenbauer erano partiti forte nel primo tempo, lanciatissimi come se volessero chiudere in fretta e furia la pratica, ma di fronte si sono trovati una difesa rocciosa e chiusa che non lasciava spiragli. Il più pericoloso degli "attaccanti" tedeschi era il terzino Breitner che poteva inserirsi di frequente poichè non aveva avversari da marcare. Lo sbilanciamento in avanti della Germania Ovest consentiva all'Est nel primo tempo di sfiorare per ben due volte il goal con Kreisch e Lauck. Nella ripresa la Germania Ovest è calata vistosamente, ma va comunque applaudita la difesa che partiva da Bransch a Weise a Kische e Watzlich. Molto bene anche il portiere Croy, ma in quella partita è mancato il fosforo di Kreische, regista e metronomo della squadra.

IL TABELLINO:

Amburgo (Stadio "Volkspark")

Sabato 22 giugno 1974

Rete: 78' Sparwasser.

Germania Ovest: Maier, Vogts, Breitner, Beckenbauer, Schwarzenbeck (68' Hottges), Hoeness, Cullmann, Overath (69' Netzer), Grabowski, Muller, Flohe - Allenatore: Schon

Germania Est: Croy, Bransch, Kische, Weise, Watzlich, Lauck, Irmscher (65' Hamann), Kurbjuweit, Sparwasser, Kreische, Hoffmann - Allenatore: Buschner. 

Arbitro: Ramon Barreto Ruiz (URU)

Spettatori: 60.200 circa.

ovest

Nella scorsa notte di Madrid, il Liverpool si è laureato per la sesta volta nella sua storia Campione d'Europa. Cosa c'è, però, dietro questo successo? Sicuramente l'aspetto economico, visto che i Reds, come la maggior parte dei club inglesi, godono di un patrimonio notevole che gli consente di investire sui migliori calciatori del panorama calcistico internazionale. In passato ci sono stati degli errori piuttosto grossolani che resteranno impressi in maniera negativa nella storia del club. Tutto è nato dalla faronica cessione di Luis Suarez al Barcellona per una cifra record di 75 milioni di sterline, un bottino che permise al Liverpool di intervenire in maniera massiccia sul mercato. Dentro Lallana e Lovren dal Southampton, la giovane e promettente stellina del Benfica di nome Markovic, Alberto Moreno, Origi, Can, Lambert e Mario Balotelli. Il totale della spesa sfiorò i 150 milioni di euro, ma i risultati furono piuttosto deludenti. Sesto posto in Premier League, eliminazione alla fase ai giorni di Champions League con successiva uscita dall'Europa League, e discreti risultati nelle coppe nazionali con le due semiifinali ottenute. Poca roba per una società gloriosa come quella di Anfield, troppo poco per tornare grandi. Al Liverpool serve ben altro, perchè i palati dei tifosi non lo meritano, lo strameritano. Altro anno, stesso epilogo: l'era Rodgers si conclude nell'ottobre 2015, con le dimissioni del nordirlandese e il conseguente ingaggio del tanto acclamato Jurgen Klopp, tecnico tedesco che tanto bene ha fatto in Germania sulle panchine di Mainz e soprattutto Borussia Dortmund. Al momento del suo approdo, la squadra si trova al 10º posto con 12 punti in classifica. Fa il suo esordio il 17 ottobre, pareggiando per 0-0 sul campo del Tottenham. Al termine della stagione, il Liverpool chiude il campionato all'8º posto, mancando la qualificazione alle competizioni europee, mentre in Europa League raggiunge la finale, dove viene però sconfitto per 1-3 dal Siviglia. Nonostante la pessima posizione ottenuta in campionato, filtra ottimismo per il futuro. La finale dell'ex Coppa Uefa, se pur persa, ha gettato le basi per la prossima campagna acquisti, individuando pochi ed utili tasselli utili per il credo calcistico del tedesco. Nella stagione successiva arrivano i primi sintomi di rinascita: un mercato studiato e ragionato con gli acquisti di Manè dal Southampton, Wijnaldum, Karius, Klavan e Matip, jolly proveniente dallo Schalke 04 a costo zero. L'espressione di proporre calcio fu eccellente, e non a caso quel Liverpool centrò il 4º posto in campionato qualificandosi ai preliminari di Champions League. La squadra viaggiava secondo le indicazioni del proprio allenatore, ed era questo l'aspetto più importante da mettere in primo piano. Pochi acquisti ma buoni nella stagione 2017-18: follia di mercato per assicurarsi il centrale olandese Virgil Van Dijk, così come per Momo Salah dalla Roma e Chamberlain dall'Arsenal. L'acquisto meno chicchierato fu quello di Robertson dall'Hull City, terzino sinistro pagato solamente 9 milioni di euro, ma fu lo stesso Klopp a voler puntare sul ragazzo scozzese. In quell'anno, il Liverpool stava per riscrivere la storia dopo anni di grigiore sfiorando la vittoria della Champions League nella finale contro il Real Madrid, ma gli Dei del calcio decisero di dare un'altra possibilità a Klopp facendolo piazzare al quarto posto in campionato, posizione valevole per la fase a giorni della massima competizione europea.  Al quarto anno alla guida tecnica del Liverpool, il tedesco raggiunge la sua seconda finale di Champions di fila dopo una rocambolesca, storica, romantica ed emozionante rimonta per 4-0 al Barcellona compiuta il 7 maggio dopo che la gara di andata era terminata 3-0 per gli spagnoli. In campionato con 97 punti arriva 2º dietro al Manchester City di un solo punto. Ieri sera, il coronamento finale: il Liverpool ritorna sul tetto d'Europa battendo per 2-0 il Tottenham. 

Tutta questa storia per riassumere e far capire quanti anni di progettazione ci son voluti al Liverpool per ritoranare a vincere sui campi internazionali. La maggior parte di quei calciatori provenienti dai soldi di Suarez sono stati da tempo venduti, fatta eccezione per un paio di elementi (Lovren e Origi) che sono stati spesso e volentieri utilizzati da Klopp nel corso della sua gestione. Il capolavoro fatto da questo straordinario allenatore è meraviglioso: l'undici titolare lo ha costruito lui, ha saputo valorizzare talenti del calibro di Alexander-Arnold e Robertson, ha voluto una squadra priva di un centravanti fisico e d'area di rigore inventandosi Firmino attaccante e ottenendo grandi performance offensive, ha modificato le caratteristiche tecniche di Salah rendendolo un vero e proprio bomber da 20-25 goal a stagione insieme a Manè, ha reso Milner un vero e proprio jolly di lusso capace di giocare terzino, mezzala di centrocampo e anche esterno del suo camaleontico 4-3-3. Tutti questi elementi hanno portato il Liverpool a vincere la sua sesta Champions League, traguardo più che meritato considerando quanto di buono è stato fatto da quando Klopp siede sulla panchina dei Reds

Walter Mazzarri appartiene a quella famosa ondata di tecnici toscani che da anni hanno impiantato le proprie radici in Serie A. Il tecnico originario di San Vincenzo, piccolo paese in provincia di Livorno, è ormai un veterano del calcio italiano e anche molto apprezzato dal punto di vista tattico, tanto da poter vantare, se pur per un breve periodo, un'esperienza in Premier League sulla panchina del Watford. Ovunque è andato ha sempre lasciato il segno, apportando un gioco basato su concetti semplici ed efficaci: difesa (possibilmente) a tre, movimenti diagonali, passaggi veloci, capovolgimento da un’area di rigore all’altra nel giro di pochi tocchi. Marchio di fabbrica è il 3-5-2, con uno dei centrali difensivi che da copertura preventiva. Linea a cinque di centrocampo con esterni larghi pronti a spingere e a dare ampiezza. In attacco una punta parte larga, l'altra attacca centralmente, i centrocampisti centrali seguono l'azione pronti ad effettuare inserimenti senza palla. In fase di sviluppo, il "playmaker" ha sempre diverse soluzioni di passaggio. Gli esterni si alzano e prendono l'ampiezza, sovrapposizione, uno-due, e palla in mezzo per l'inserimento del centrocampista. In fase di non possesso, invece, si passa ad un 5-3-2 con esterni che si abbassano sulla linea difensiva, tanta densità e compattezza tra i reparti, chiusura degli spazi e delle linee di passaggio. Per farla breve, i punti di forza della squadra di Mazzarri sono proprio solidità e compattezza dei reparti. Altre note positive sono l’intraprendenza degli esterni sulle fasce e gli inserimenti in fase offensiva dei centrocampisti. 

Con questi ingredienti Walter Mazzarri è riuscito a fare bene ovunque sia andato o stato chiamato per riparare ai danni dei suoi predecessori. Ma andiamo con ordine, perchè i risultati ottenuti sono molteplici e sparpagliati in più piazze. Il primo grande risultato lo ottenne nella sua amata Livorno quando, nel campioanto di Serie B 2003-04, riuscì a centrare la promozione nella massima serie piazzandosi al terzo posto in classifica. Questo fu uno degli eventi più storici del calcio livornese, perchè da quelle parti la Serie A mancava da ben 55 anni. In quella squadra, tra le altre cose, militavano gente del calibro di Igor Protti e Cristiano Lucarelli, due pezzi da novanta e di grande lusso per il campionato dell'epoca. Nel 2006-07 arriva un'altro grande risultato, probabilmente il più bello e soddisfacente della sua carriera. A seguito dello scandalo di Calciopoli, il 7 agosto 2006 la Reggina viene deferita per violazione degli articoli 1 e 6 del regolamento federale (illecito sportivo), essendo accusata per responsabilità diretta del presidente Lillo Foti: secondo l'inchiesta, avrebbe usufruito di illeciti vantaggi nella classifica della stagione 2004-2005, attraverso il controllo delle designazioni arbitrali. A processo concluso, i calabresi vengono penalizzati di quindici punti, tutti da scontare nel campionato di Serie A 2006-2007. Solamente a dicembre arrivò una riduzione di 4 punti, portando così a 11 i punti di penalizzazione.  Il 27 maggio, la Reggina conferma la sua permanenza in Serie A, apprestandosi a disputare l'ottava stagione nel massimo campionato (di cui sei consecutive: record per una società calabrese): diviene pertanto la squadra calabrese con il maggior numero di stagioni disputate in Serie A. Nonostante la penalizzazione, la sqaudra di Walter Mazzarri ottiene 51 punti in 38 giornate di campionato (40 punti considerando la penalizzazione), frutto di 12 vittorie, 15 pareggi e 11 sconfitte. La coppia di attaccanti formata da Amoruso e Bianchi mette a segno in totale 35 reti, 17 da parte del primo e 18 da parte del secondo. La ciliegina sulla torta? Al termine della stagione, l'allenatore e tutti giocatori vennero dotati della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Che dire, compiere miracoli del genere non può non passare inosservato. Altro giro, altra località marittima. Questa volta ci spostiamo nella bella Genova, sponda blucerchiata. Stagione 2008-09, la Sampdoria centra una finale di Coppa Italia a distanza di 15 anni, e supera la fase a gironi della Coppa Uefa arrendendosi successivamente agli ucraini del Metalist (ex squadra del Papu Gomez e compagine che all'epoca guardava con grande ottimismo il futuro). Anche lì furono anni importanti, targati anche da una coppia del goal che fece sognare i tifosi, Cassano-Pazzini, seconda per molti solamente all'ineguagliabile duo Vialli-Mancini.

Napoli. Basta solamente questo per rispolverare quanto Mazzarri abbia dato a questa calorosa piazza. Anche qui la storia è molto bella e curiosa da raccontare: Walter fece il suo ritorno sulla panchina partenopea (l'ultima volta fu nel 1998-99 nei panni di vice-Ulivieri) per sostituire Roberto Donadoni, e nel corso del suo mandato quadriennale ha letteralmente rigenerato e rispolverato la storia del Napoli, con all'interno anche un secondo e terzo posto che valsero l'accesso alla fase a gironi di Champions League. Anche lì ottenne grandi risultati mettendo spalle a muro corazzate come Manchester City e Chelsea, ma la sfortuna gli voltò le spalle. A Napoli diede una forta impronta di quello che è il modo di vedere il calcio, questa volta però più propenso al gioco offensivo, anche perchè con gente come Hamsik, Lavezzi e Cavani non puoi fare diversamente. Oltre a gioco e risultati, si abbinò anche il primo, e fin'ora unico, trofeo della sua carriera. La Coppa Italia 2011-12  vinta all'Olimpico contro la Juventus. Marcatori? Hamsik e Cavani, chi se non i più emblematici della rinascita partenopea. Questo è Walter Mazzarri, l'allenatore giusto e al momento giusto con oltre 400 panchine in Serie A.