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Una bellissima iniziativa adottata e lanciata dal Burnley. Il club inglese, situato nella contea del Lancashire, ha lanciato una nuovo spot per quanto riguarda la promozione della terza maglia. Il kit, chiamato "Evergreen", ha fatto il suo debutto proprio in questi istanti nella gara dell’Emirates contro l'Arsenal, e darà una mano al pianeta contro la deforestazione. Gli alberi saranno piantati al Whitehough Outdoor Centre di Burnely, un parco da 22 acri visitato da molte scolaresche della città. La maglia è in vendita sul sito del club a 45 sterline per gli adulti e 35 per i bambini. Non solo obiettivo salvezza per la società britannica, ma anche quello di contribuire alla salvezza del nostro splendido pianeta.

Burnley

19 Giugno 1919-19 Giugno 2019, cent'anni di storia della Salernitana. Tra leghe minori e campionati cadetti, passando per la storica promozione in Serie A che ancora oggi è rimasta indelebile nella testa dei tifosi. Già, perchè questa festa è tutta per loro, per coloro che ogni weekend si posizionano in curva a cantare e sgolarsi per difendere i colori granata, per chi non conosce limiti e segue la squadra in trasferta, e chi nonostante il momento difficile non fa mai mancare il proprio apporto. Ecco, questo è lo spirito essenziale della Salernitana, dell'essere salernitani dentro, una delle squadre più longeve della Campania con il tifo più sudamericano di tutta la Serie B. 

La Salernitana nacque come società polisportiva, includendo tra i propri ambiti varie attività come atletica, ciclismo, nuoto, canottaggio, lotta, pugilato, podismo e ovviamente calcio. L'obiettivo di Matteo Schiavone, il principale socio fondatore della società nel 1919 era quello di racchiudere tutti questi sport in un unico sodalizio. L'esperienza, tuttavia, durò solo per pochi anni, anche dopo la fusione con lo S.C. Audax Salerno del 1922 che diede vita alla temporanea Salernitanaudax, ma l'attenzione si focalizzò via via sempre più verso la sola sezione calcistica. Tra le prime attività della Salernitana sono da menzionare sia l'atletica leggera che la corsa, quest'ultima una prima volta nel luglio 1919 dato che la società organizzò l'evento della "Popolarissima", il doppio giro podistico di Salerno, a cui presero parte non soltanto gli atleti iscritti nella società organizzatrice, ma provenienti da tutta la Campania.

Sono tanti i momenti da condividere in questi cento anni, sia belli che brutti. Il fallimento e la ripartenza dalla Serie D, promozioni in C e B, senza mai dimenticare l'apoteosi del 1997-98 con l'approdo nella massima serie, calciatori, allenatori, dirigenti storici, gli stadi, la denominazione a Salerno Calcio negli anni più bui della storia del club. Insomma, c'è veramente tanto all'interno di questo glorioso club. Poi c'è il palcoscenico di tutto ciò, l'ArechiLa Salernitana giocò la sua prima gara nella prima giornata di campionato contro il Padova terminata sul risultato di 0-0. Il nome "Arechi" fu però aggiunto a lavori ultimati, ossia solo nella partita inaugurale Italia-Ungheria 3-1 del 1º maggio 1991: per 15 giornate la Salernitana giocò in uno stadio privo di nome. In precedenza i granata giocavano allo Stadio Donato Vestuti, che fu inaugurato il 2 gennaio 1931 con una amichevole tra Salernitana e Gladiator dopo due anni di lavori e, per volere del regime fascista, con il nome di Stadio Littorio. Terminata la guerra e caduto il Fascismo a Salerno, il Littorio venne cambiato in Stadio Comunale dal 1945 al 1952, e successivamente "Donato Vestuti" dalla stagione 1952-1953 in onore al primo fondatore di una squadra di calcio a Salerno: il Salerno FBC (nel 1913). Nel 1962 il Vestuti fu protagonista di un film girato a Salerno e a Napoli: "Le quattro giornate di Napoli" del regista Nanni Loy. Nel 1990 la Salernitana traslocò nello stadio di Via Allende, ed il Vestuti venne utilizzato dai granata nel 2004 per presentare la rosa ufficiale al pubblico, e attualmente è utilizzato da altre rappresentative sportive salernitane, come la Salernitana Femminile. Prima ancora del Vestuti, la Salernitana disputava le proprie gare interne sul campo di Piazza d'Armi.

All'interno di questa storia centenaria, non può non esserci spazio per i gemellaggi. I tifosi della Salernitana sono gemellati da molti anni con i sostenitori di Bari (dal 1983-84) e Reggina (dal 1986-87). Sono gemellati anche con il Brescia per manifestazioni, da parte dei salernitani di solidarietà, vicinanza e aiuto alla famiglia di Roberto Bani, tifoso bresciano morto a causa di una banale spinta nello stadio di Salerno nel 1997 durante una partita tra la Salernitana e il Brescia di fine campionato. Sono, inoltre, gemellati con i tifosi del Monopoli, e in anni più recenti risultano gemellati anche con i tifosi dello Schalke 04 e Liverpool: sia i tedeschi che gli inglesi hanno assistito alle gare dei granata dal vivo, ospiti in curva a Salerno, esprimendo ammirazione.I granata intrattengono buoni rapporti anche con i sostenitori di Venezia, Arezzo, Ravenna e Spezia, mentre buone relazioni sorte in anni più remoti, alcune ormai sopite, riguardano le tifoserie di Barletta, Andria, Ebolitana, Nola. Esistono anche rapporti di rispetto reciproco con milanisti, sampdoriani e torinisti, oltre che con i tifosi di Aversa Normanna e Benevento (la tifoseria granata e quella giallorossa sono spesso anche accomunate da iniziative benefiche e dall'impegno per il sociale).

Capitolo calciatori, e qui viene il bello. Sono tanti, tantissimi quelli rimasti nel cuore dei tifosi, in particolare la figura di Vincenzo Margiotta, ex attaccante che ha militato a Salerno dal 1945 al 1948 totalizzando uno score di 85 goal, record ancora imbattuto. Spazio anche per David Di Michele, Marco Di Vaio, Arturo Di Napoli, Giovanni Pisano, Giovanni Zaccaro e tanti altri ancora. Il capitano Agostino Di Bartolomei, Roberto Breda, Luca Fusco hanno sempre manifestato grande amore nei confronti dei colori granata. I tifosi non dimenticano. 

Con la speranza che il prossimo sia un'anno totalmente differente rispetto al precedente, non si può far altro che augurare un buon centenario a tutta la Salernitana, a partire da chi l'ha fondata fino ad arrivare ai giorni nostri. Buon compleanno SALERNO!

Per il Liverpool, oltre all'ossessione di tornare a vincere la Premier League dopo il lontano trionfo del 1989-90, c'è anche quella dell'ex Coppa Intercontinentale meglio nota oggi come Mondiale per Club. Sembrerà strano, ma nella bacheca dei Reds è l'unico trofeo mancante.

Il Liverpool disputò la sua prima finale di Coppa Intercontinentale nel 1981. All'epoca si sfidavano la vincente della Copa Libertadores e quella della Champions League, a discapito dell'edizione moderna che è un vero e proprio mini torneo con squadre di tutto il mondo. Nella finalissima di Tokyo, ad avere la meglio fu il Flamengo di Zico che frantumò gli inglesi con un secco 3-0 firmato da una doppietta di Nunes e da un goal di Adilio. Tre anni dopo, nel 1984, altra sfida contro una sudamericana, questa volta contro gli argentini dell'Indipendiente, uno dei club più titolati al mondo. Sempre sotto il suggestivo calore giapponese, il Liverpool cadde nuovamente per mano del bomber Josè Percudani, uomo da 143 presenze e 43 reti.

Indipendiente Liverpool Flamengo Liverpool

Più recentemente, nel 2005, il Liverpool disputò il suo primo Mondiale per Club dopo aver scritto una delle pagine più emozionanti della storia del calcio. La disputa di quel torneo arrivò grazie alla Champions League vinta ad Istanbul contro il Milan. Da 3-0 per i rossoneri, a 3-3 per i ragazzi di Rafa Benitez. Reds sul tetto d'Europa per la quinta volta nella loro storia.

Siamo, dunque, alla seconda edizione del Mondiale per Club dopo l'esordio nel 2000, e il regolamento è totalmente diverso rispetto alla vecchia Coppa Intercontinentale. Partecipano le sei vincitrici delle rispettive competizioni continentali. I rappresentanti dell'Oceania, dell'Africa, dell'Asia e del Centro-Nord America si scontrano fra di loro nei Quarti di Finale. Le vincenti di queste sfide raggiungono in Semifinale le vincitrici della Champions League e della Copa Libertadores. Oltre alla Finale per il titolo si disputano gli incontri per il terzo e il quinto posto. 

Il Liverpool sfida in semifinale i costaricani del Deportivo Saprissa, vicendo per 3-0 con una doppietta di Crouch e un goal di Gerrard centrando la finalissima di Yokohama. Sarà la volta buona dopo i tentativi del 1981 e del 1984? Purtroppo no, perchè la squadra di Benitez perderà anche questa volta. Ad avere la meglio è il San Paolo dei vari Rogerio Ceni, Cicinho e Marcio Amoroso, ma a decidere il match è il centrocampista Mineiro.

Sao Paulo Liverpool

Prossimo tentativo in Qatar, luogo dove si terrà la 16ª edizione del Mondiale per Club. Sarà la volta buona? Solamente il campo potrà dircelo, fatto sta che questo Liverpool ha un potenziale incredibile per frantumare questa maledizione, un potenziale che va anche oltre le squadre che hanno fallito nel 1981, 1984 e 2005. Palla, dunque, ai ragazzi di Klopp.

Il Venezuela conta 17 partecipazioni alla Copa America, con il miglior risultato ottenuto nel 2011, quando, nella finale terzo e quarto posto, la formazione di Cesar Farias si arrese a un formidabile Perù trascinato da Pablo Guerrero, autore di una tripletta. Nell'ultima edizione disputata negli Stati Uniti, quella interamente dedicata al centenario della manifestazione, la "Vinotinto" non andò oltre la fase a gironi. Bottino di 7 punti in 3 partite, con 2 vittorie contro Giamaica e Uruguay, e il pareggio contro il Messico. I presupposti si erano fatti interessanti fino a quando non entrò in gioco l'Argentina. Quarti di Finale da dimenticare. Pesante 4-1 con Higuain protagonista, e addio Copa America. Nel 2015, edizione disputata in Cile, l'epilogo fu disatroso: all'epoca c'era la possibilità di qualificarsi anche arrivando con un buon punteggio come terza classificata, ma al Venezuela non riuscì neanche questo sia per demeriti propri che per un girone che, francamente, era molto complicato vista la presenza di Brasile, Perù e Colombia.

L'obiettivo attuale è quello di andare in Brasile e giocarsi quantomeno il secondo posto con il Perù e Bolivia, visto che all'interno del girone ci sono i padroni di casa che, oltre al fattore casa, hanno a disposizione una rosa che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Il cammino pre-Copa America ha visto il Venezuela disputare tre test amichevoli, l'ultimo disputato il 2 giugno contro l'Ecuador pareggiato per 1-1. Prima di esso, sconfitta contro la nazionale della Catalogna, e la sorprendente vittoria contro l'Argentina per 3-1. Per il tecnico Dudamel sono diverse le indicazioni positive, ma di una cosa è certa: questa squadra non può fare a meno di gente come Rincon, Rondon e Martinez. Il Venezuela farà il suo esordio il 15 giugno contro il Perù, in quel che si prospetta già una sorta di spareggio. Successivamente ci sarà la sfida con il Brasile, per poi chiudere contro la Bolivia.

All'interno dei convocati di Dudamel, ci sono diversi calciatori che militano ed hanno militato nella nostra Serie A. Rincon del Torino è di sicuro il punto di riferimento per il centrocampo venezuelano, così come l'ex Torino Josef Martinez lo è per il reparto offensivo. In difesa, chiuso però dalla concorrenza, c'è anche Rolf Feltscher che in passato ha vestito le maglie di Parma, Padova e Grosseto.

PORTIERI: Wuilker Faríñez (Millonarios), Joel Graterol (Zamora), Rafael Romo (APOEL);

DIFENSORI: Jhon Chancellor (Al-Ahli), Rolf Feltscher (Los Angeles Galaxy), Ronald Hernández (Stabæk), Luis Mago (Palestino), Yordan Osorio (Vitória SC), Roberto Rosales (Espanyol), Mikel Villanueva (Gimnàstic);

CENTROCAMPISTI: Juan Pablo Añor (Huesca), Arquímedes Figuera (Deportivo La Guaira), Yangel Herrera (Huesca), Darwin Machís (Cádiz), Júnior Moreno (DC United), Jhon Murillo (Tondela), Adalberto Peñaranda (Watford), Tomás Rincón (Torino), Jefferson Savarino (Real Salt Lake), Luis Manuel Seijas (Independiente Santa Fe);

ATTACCANTI: Fernando Aristeguieta (América de Cali), Josef Martínez (Atlanta United), Salomón Rondón (Newcastle United).

La rosa del Venezuela non è di primissimo livello, ma dalla sua parte può "vantare" una situazione che, fortunatamente, gli altri paesi sudamericani non stanno attraversando in questa maniera. Com'è ben noto a tutti, anche per chi ascolta poco i notiziari, in Venezuela la situazione economica, sociale e politica è veramente disastrosa. Inflazione alle stelle, servizi inesistenti, governo inesistente, scontri tra tutti e per tutto, anche per un pezzo di pane. Insomma, lì la situazione è complicata. Il calcio non restituirà nulla di tutto ciò, ma restituirà la passione verso questo meraviglioso sport che da sempre unisce e coinvolge tutti. Dunque, quale occasione migliore per la nazionale di regalare al proprio popolo una gioia immensa? I ragazzi di Dudamel ci proveranno, trascinati dai goal di Rondon e Martinez. Sono loro le stelle della squadra, ma cercate di dare uno sguardo anche ai profili di Faríñez (portiere classe '98 in forza ai Millonarios pronto a far parlare di sè), Roberto Rosales (terzino/esterno non più giovanissimo, ma con una buonissima gamba), Juan Pablo Añor (esterno offensivo), Darwin Machis (attaccante esterno dell'Udinese), John Murillo, e Adalberto Peñaranda. Da sottolineare anche che il Venezuela U20 ha ottenuto uno storico secondo posto nel Mondiale U20 del 2017, venendo sconfitto solamente dall'Inghilterra. Molti di quel gruppo sono adesso in prima squadra, come ad esempio il centrocampista Yangel Herrera, premiato con il Pallone di Bronzo.

Rafael Dudamel avrà il compito di guidare il Venezuela verso tutti gli obiettivi citati in precedenza. Dudamel inizia la carriera professionistica nell'Universidad de Los Andes; viene presto notato dai colombiani dell'Atlético Huila che gli offrono un contratto nel 1994. La carriera di questo portiere è connotata dai molti club di appartenenza (ben 14 in 19 anni) e da un'attività realizzativa piuttosto regolare, dovuta alla discreta capacità di tiratore di punizioni e rigori. Ha disputato 56 partite nella nazionale di calcio venezuelana segnando 1 gol (contro l'Argentina) e subendone 116. Ne diventa allenatore nel 2016 dopo le dimissioni di Noel Sanvicente. Guida la Vinotinto alla Copa América Centenario in USA, arrivando ai Quarti. Per la sua storia sarebbe quasi una sorta di Rogerio Ceni venezuelano, ovviamente con le dovute proporzioni realizzative e tecniche.

Dopo la sofferta e complicata passata stagione, la Salernitana si appresta ad affrontare il suo quinto campionato cadetto consecutivo. Quali sono, dunque, i presupposti per questa nuova e lunga avventura? Innanzitutto è doveroso migliorare il 16esimo posto ottenuto l'anno scorso, e di conseguenza evitare di essere risucchiati in zone calde della classifica perchè, si sa, che  in Serie B un minimo errore può farti trovare dalle stelle alle stalle in una manciata di minuti. Ecco perchè la Salernitana è ripartita sotto la guida tecnica di Gian Piero Ventura, tecnico esperto della categoria e desideroso di rimettersi in gioco dopo i fallimenti con la Nazionale e il Chievo Verona. L'idea del tecnico è quella di rincquistare la fiducia della piazza, e di provare a portare a casa un risultato che rispecchi la storia del club, ossia un piazzamento nella zona playoff. L'obiettivo non può che non essere quello, anche perchè fin'ora la campagna acquisti - che non è ancora terminata - ha evidenziato ottimi colpi per quanto riguarda la Serie B. Billong per la difesa, Firenze e il giovane Kiyne per il centrocampo, e il tandem Giannetti-Lombardi per l'attacco. E non è finita qui, perchè la Salernitana ha ancora in mente di rinzorzarsi. Tante le ipotesi, tra le quali lo svincolato Leandro Greco e la suggestione Alessio Cerci, anch'egli rimasto a secco di squadra e pupillo dell'allenatore che lo ha già allenato in passato facendogli sfoderare delle prestazioni notevoli. Per la difesa piace il serbo Rajkovic, anche lui svincolato ma di sicuro un difensore di grande affidamento ed esperienza. Sono diverse le trattative calde sul mercato, e la senszione è che con il passare dei giorni arriverà qualcosa. L'obiettivo della prossima stagione è migliorare sia la classifica che la predisposizione nel giocare al calcio, aspetti che Ventura può tranquillamente ricoprire aggiungendo anche un pizzico di rivincita dopo le recenti delusioni. 

La nostra selezione U21 ha un feeling particolare con i campionati europei: nelle edizioni 1978, 1980, e 1982 arrivammo ai quarti di finale sotto la gestione Azeglio Vicini, per poi giungere alle semifinali nel 1984. Nel 1986 sfiorammo la vittoria perdendo in finale contro la Spagna, ma i primi grandi risultati arrivano nei mitici anni '90, anni che ci regalarono una marea di talenti per la prima squadra, e, addirittura, tre titoli europei consecutivi vinti rispettivamente nel 1992, 1994, e 1996. Nel 1998 non partecipanno alla competizione, ma due anni dopo, nel 2000, ritornammo sul tetto d'Europa in maniera inaspettata ma con un Andrea Pirlo nel motore che fu anche capocannoniere del torneo. Non era una squadra ricca di talenti quella allenata da Marco Tardelli, ma riuscì ugualmente a far fuori illustri concorenti per la vittoria finale come Inghilterra e Repubblica Ceca. L'ultimo titolo europeo vinto dall'Italia risale al 2004, annata che vidi gli azzurrini di Claudio Gentile strapazare con reti la talentuosa Serbia e Montenegro. Quella era una squadra speciale e ricca di talento; non a caso, molti di loro, sono diventati campioni di mondo (De Rossi e Gilardino in primis). Dopo questo trionfo, abbiamo assistito a molta mediocrità nei confronti delle altre selezioni. L'unica nota positiva è stato il secondo posto ottenuto nel 2013, ma di fronte c'era una Spagna a dir poco illegala che si presenteva con gente del calibro di Thiago, Isco, Koke e Morata. Tuttavia, però, il roster di Devis Mangia offrì bel calcio e giovani molto interessanti, tra i quali Immobile, Insigne e Verratti. E' giunto il momento di rispolverare la bacheca, e quale occasione migliore di farlo in casa nostra!

Essendo paese ospitante, l'Italia non ha disputato nessuna partita di qualificazione. Spazio, dunque, agli utilissimi test amichevoli: nel 2018 solamente 3 vittorie (Serbia, Albania, Tunisia), 2 pareggi (Norvegia, Francia), e 5 sconfitte (Portogallo, Slovacchia, Belgio, Inghilterra, Germania). Nel 2019, invece, doppio pareggio casalingo contro Austria e Croazia. Bilancio alla mano non è stato sicuramente un percorso entusiasmante a livello di risultati, ma Di Biagio ha avuvto ottime risposte per quanto riguarda gioco e rotazione del calciatori. L'elenco dei convocati è composto da 27 calciatori, e tra questi spiccano i nomi di Alex Meret, Patrick Cutrone, Manuel Locatelli e Riccardo Orsolini. Resta da capire se il ct degli azzurrini andrà a raccogliere anche dalla lista dei convocati dell'Italia di Roberto Mancini in cui sono presenti Barella, Kean e Zaniolo, tre calciatori che possono essere chiamati in causa entro il prossimo 6 giugno, termine ultimo per l'ufficializzazione della lista dei 23. La lista dei convocati dell'Italia Under 21 che Gigi Di Biagio ha diramato per il raduno prima dell'Europeo comprende diversi giovani dal sicuro avvenire per il calcio italiano. Si tratta, ad esempio, di Locatelli, Mandragora, Meret e Cutrone. Per loro già all'attivo numerose presenze in Serie A nella stagione appena conclusa.Il roster di Di Biagio è sicuramente uno dei più talentuosi del torneo, ed anche uno dei più "cari" di tutta la storia della nostra selezione giovanile. La stella? Difficile trovarne una, meglio citarne una per ruolo: Meret e Audero per la porta in quel che sarà un vero e proprio rebus da sciolgliere per il nostro tecnico, Romagna e Calabria per la difesa, Tonali e Mandragora in mediana, Cutrone e Orsolini in attacco. Davvero tanta roba, senza tener conto degli altri potenziali convocabili "scippati" da Mancini.

Portieri: Emil Audero (Sampdoria), Alex Meret (Napoli), Lorenzo Montipò (Benevento);

Difensori: Claud Adjapong (Sassuolo), Alessandro Bastoni (Parma), Kevin Bonifazi (Spal), Arturo Calabresi (Bologna), Davide Calabria (Milan), Fabio De Paoli (Chievo Verona), Federico Dimarco (Parma), Sebastiano Luperto (Napoli), Giuseppe Pezzella (Genoa), Filippo Romagna (Cagliari);

Centrocampisti: Francesco Cassata (Frosinone), Gaetano Castrovilli (Cremonese), Manuel Locatelli (Sassuolo), Rolando Mandragora (Udinese), Alessandro Murgia (Spal), Sandro Tonali (Brescia), Luca Valzania (Frosinone);

Attaccanti: Federico Bonazzoli (Padova), Patrick Cutrone (Milan), Ferdinando Del Sole (Pescara), Gabriele Moncini (Cittadella), Riccardo Orsolini (Bologna), Vittorio Parigini (Torino), Riccardo Sottil (Pescara).

Gigi Di Biagio disputerà il suo secondo campionato europeo di calcio dopo il terzo posto ottenuto nel 2017. A livello di presentazioni, il nostro tecnico non ha assolutamente bisogno di presentazioni: cresciuto nelle giovanili della Lazio, ha lasciato il segno in piazze come Monza, Foggia, Roma (sponda giallorossa), Milano (sponda Inter), Brescia, e, a fine carriera, Ascoli. In Nazionale, 31 presenze e 2 goal tra il 1998 e il 2002, con un secondo posto ad Euro 2000. Indelebile il ricordo dei tifosi più "anziani" nel Mondiale del '98, con Di Biagio che fallì dal dischetto un calcio di rigore rigore contro la Francia. Purtroppo, anche questa questa è storia..

FORMAZIONE TIPO, 4-3-3: Meret, Calabria, Romagna, Bonifazi, Calabresi, Locatelli, Mandragora, Murgia, Parigini, Cutrone, Orsolini.

PALMARES: 5 titoli europei (1992, 1994, 1996, 2000, 2004).