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L'emigrazione italiana in Brasile fu un fenomeno migratorio avvenuto fra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo. Tale flusso migratorio toccò il suo apice durante periodo tra il 1880 e il 1930, arco di tempo nella quale tantissimi italiani furono costretti a fare fortuna altrove. Secondo una stima dell'ambasciata italiana in Brasile, nel 2013 vivevano nel paese circa 30 milioni di discendenti di immigrati italiani (circa il 15% della popolazione brasiliana).

Perché il Sud America e, soprattutto, perché il Brasile? Da poco, l'Italia aveva vissuto le guerre di indipendenza. Alla fine di esse, l'economia italiana era rimasta debilitata, con alti tassi di crescita demografica e di disoccupazione, senza dimenticare gli altri problemi riguardanti la salute. Gli Stati Uniti d'America, che attraevano il maggior numero di immigranti, iniziarono a porre barriere all'ingresso degli stranieri. Tali fattori porteranno, a partire dagli anni 1870, all'inizio di una massiccia immigrazione di italiani in Brasile. Uno dei tanti italiani ad emigrare fu Vicente Italo Feola, discendente di una famiglia di Castellabate emigrata in Sudamerica all'inizio del secolo. Lui non è una persona qualunque, perché con il tempo riuscirà a diventare una vera e propria icona per il calcio brasiliano, in particolare dalla sponda del San Paolo.

Nello Stato di San Paolo scrisse pagine di storia ancora oggi rimaste indelebili. Il meglio di sè lo diede non quando indossava gli scarpini, ma bensì quando si travestì da allenatore. Il concetto di "allenare" dell'epoca è ovviamente diverso ed imparagonabile a quello di oggi, ma Feola riuscì attraverso semplicistici concetti a rendere le proprie squadre frizzanti e spettacolari. Da allenatore del San Paolo vinse due Campionati Paulisti nel 1948 e 1949, per poi immergersi nelle vesti di allenatore della Nazionale.

Già, il Brasile, la Seleçao, proprio quella capitanata da mostri sacri della tecnica individuale come Pelè, Vavà, Zagallo e tanti altri ancora. Non c'è tempo per gli elogi, perché Feola ha già il pesantissimo compito di vincere il titolo mondiale del 1958. Fase a gironi: secco 3-0 all'Austria, intenso 0-0 contro l'Inghilterra, e il 2-0 all'URSS. Non fu un percorso facile, anzi, il raggruppamento fu uno dei più difficili ed equilibrati del torneo. Quarti di Finale contro il Galles. Risultato di 1-0 con firma di Pelè, un talento dell'epoca che stava pian piano dimostrando che cosa sarebbe diventato nel giro di qualche anno. Sotto con la Francia per la Semifinale, non una sfida semplice considerando la forza della squadra. Fontaine (capocannoniere di quell'edizione) rispose alla marcatura di Vivì dopo soli due minuti di gioco, poi fu dominio verdeoro. Didì e una tripletta del solito Pelè piegarono i francesi per 5-2, ottenendo il pass per la finalissima contro i padroni di casa della Svezia. All'epoca, giocare contro gli svedesi equivaleva confrontarsi contro una delle squadre più forti d'Europa, una squadra che dalla sua parte vantava pezzi da novanta del calibro di Liedholm, Grenh, Hamrin e Simonsson. La finale, ovviamente, fu spettacolare e ricca di goal: Liedholm la sblocca, Vavà pareggia e ribalta il risultato nel giro di pochi minuti. Ancora una volta Pelè sul tabellino dei marcatori, poi Zagallo per il 4-1 brasiliano. Simonsson cerca di riaprila a dieci minuti dalla fine, ma ancora una volta l'ira e la tenacia di Pelé hanno la meglio. 2-5 finale. Il Brasile ha scritto la storia. E' Campione del Mondo per la prima volta nella storia. Il calcio brasiliano, basato principalmente su tecnica e fantasia, fungerà da esempio per tanti anni, anche grazie al proprio allenatore, Vicente Italo Feola, l'immigrato "speciale" di Castellabate. 

La Copa America 2019 sarà la 46ª edizione del massimo torneo di calcio continentale per squadre nazionali maggiori maschili organizzato dalla CONMEBOL. Il torneo si terrà, per la quinta volta, in Brasile, inizierà il 14 giugno e finirà il 7 luglio. Tutti a caccia del Cile di Sanchez e Vidal, incoronato campione nelle ultime due edizioni (2015 e 2016). La Nazionale che trionferà in questa competizione parteciperà alla prossima Confederations Cup che si terrà in Qatar nel 2021, anno che precede i Mondiali. Ben cinque le città ad ospitare le gare del torneo, con Salvador de Bahia, Rio de Janeiro, San Paolo, Belo Horizonte e Porto Alegre. All'interno dei raggruppamenti, inoltre, figurano anche Qatar e Giappone, con i nipponici che presero già parte alla manifestazione nel 1999.

Perché queste due squadre? La risposta è all'interno del comunicato ufficiale: "La presenza delle due selezioni è legata all'alto interesse della Confederazione Asiatica di calcio nel partecipare alle competizioni CONMEBOL e all'impegno della Confederazione Sudamericana di calcio di contribuire allo sviluppo del calcio a livello mondiale. Oltre a contare con la partecipazione delle selezioni nazionali delle nostre 10 Associazioni Membro, diamo nuovamente il benvenuto alla selezione del Giappone, alla cui associazione ci unisce uno stretto vincolo di amicizia e relazionamento, e, per la prima volta, conteremo con la partecipazione della selezione del Qatar, che sarà Paese ospitante dei Mondiali 2022."

Di seguito, ecco l'elenco completo dei tre raggruppamenti, tutti piuttosto molto equilibrati ed incerti:

GRUPPO A: Brasile, Bolivia, Venezuela, Perù

14/06, Brasile-Bolivia

15/06, Venezuela-Perù

18/06, Bolivia-Perù

18/06, Brasile-Venezuela

22/06, Bolivia-Venezuela

22/06, Perù-Brasile

GRUPPO B: Argentina, Colombia, Paraguay, Qatar

15/06, Argentina-Colombia

16/06, Paraguay-Qatar

19/06, Argentina-Paraguay

19/06, Colombia-Qatar

23/06, Qatar-Argentina

23/06, Colombia-Paraguay

GRUPPO C: Uruguay, Ecuador, Giappone, Cile

16/06, Uruguay-Ecuador

17/06, Giappone-Cile

20/06, Uruguay-Giappone

21/06, Ecuador-Cile

24/06, Ecuador-Giappone

24/06, Cile-Uruguay

 

 

 

La strategia della dirigenza giallorossa sta trovando realizzazione. Se qualche anno fa era la Juventus a fornire il maggior numero di calciatori alla Nazionale Italiana, adesso è il turno della Roma che, attraverso un lavoro che abbraccia presente e soprattutto futuro, ha messo a disposizione di Di Francesco un roster dal potenziale invidiabile sia tatticamente che economicamente. Possiamo tranquillamente definirla "ItalRoma". Martedì, in occasione del match contro il Porto, erano solamente quattro gli stranieri in campo, evento che per la Roma non si verificava dal settembre 2010, anno nella quale vi erano sette titolari azzurri come Totti, De Rossi e Perrotta a sfidare il temibile Bayern Monaco. Monchi non ha assolutamente intenzione di fermarsi qui, anzi. Sul taccuino dello spagnolo ci sono da tempo nomi di prospetti molto interessanti come Mancini e Tonali, senza dimenticare il giovane Riccardi promosso da Di Francesco in Prima Squadra dopo l'ottimo percorso svolto in Primavera.

Secondo una recente statistica diramata dal CIES, la Roma è la squadra italiana che ha impiegato di più il vivaio. Lo studio analizza il contributo dei club nella formazione dei calciatori che negli ultimi cinque anni hanno giocato nei cinque maggiori campionati europei. La Roma è al 18esimo posto in classifica con ben 37 calciatori lanciati e, di conseguenza, la percentuale è del 31%. Insomma, il lavoro dei giallorossi è da tempo ben chiaro: progetto basato sui giovani (possibilmente italiani), ricerca accurata del singolo, e investimento. 

 

 

 

 

 

Grandissima prestazione dei galletti di Mr.De Vivo,che negli ultimi due match, sono riusciti a portare 4 punti a casa!
La squadra pian piano sta tornando alla sua ottimale forma, dopo un breve periodo buio.
Da lodare Castaldo, che nell'ultima partita, porta la S.C Striano in vantaggio e alla vittoria, con un gol magistrale.
Sabato la giovane squadra dovrà affrontare in casa la prima classificata del girone.
Sarà sicuramente una partita difficile, ma senza ombra di dubbio, i nostri giallorossi daranno spettacolo!

Ospite d’eccezione allo Stadio “Antonio Carrano”, Erjon Bogdani, ex attaccante dal passato nel professionismo con le maglie di Salernitana, Chievo, Livorno, Siena, Cesena, etc. Il bomber albanese, tra le altre cose, può vantare anche il record di miglior marcatore di sempre della propria nazionale con ben 18 reti in 74 presenze, ed esperienze in panchina prima nei panni di Collaboratore Tecnico, e successivamente come allenatore della selezione U19. Di seguito, ecco l’intervista integrale rilasciata ai micfrofoni della stampa:

Cos’hai provato nel momento in cui sei arrivato a Santa Maria di Castellabate?

“Per me è la prima volta che vengo qua. Ho un carissimo amico come Carmine Di Napoli che mi ha invitato a vedere questi ragazzi. Quando si parla di sport, soprattutto di calcio, è sempre un piacere per me. Vedere i bambini giocare e divertirsi mi ha fatto molto piacere, e spero di fare tanti allenamenti anche a loro così possono crescere e potranno giocare a calcio in futuro.”

Le tante esperienze in Serie A ti hanno anche portato a calpestare l’erbetta di impianti sportivi lussuosi come San Siro, l’ex Delle Alpi di Torino, e tanti altri. Oggi sei qui, al Carrano, impianto piuttosto nuovo e di grande efficienza. Le tue impressioni sulla struttura?

“E’ stato bello vedere strutture del genere, perché penso che anch’esse siano importanti per i bambini. Avere un campo così, sulla quale possono allenarsi bene, è sempre molto importante. Oggi mi sono divertito molto a vedere i bambini giocare e correre dietro al pallone.”

Un messaggio ai tanti ragazzi che inseguono il sogno di diventare calciatori professionisti?

“Questi ragazzi che ho visto devono fare allenamento, prendere il calcio come un divertimento perché non possono prenderlo come un qualcosa per costruire il futuro. Se un domani loro riusciranno a coronare il sogno sarà bello per tutti. Io ho visto anche negli spogliatoi che parlavano tra di loro per com’è andata la partita, e questa è una cosa molto bella perché lo sport fa crescere i bambini e riesce ad educarli.”

Intervista a cura di Gerardo Guariglia

"Sei come il vino. Più invecchi e più diventi buono". E' sicuramente questa la frase più idonea per descrivere la straordinaria ed inaspettata seconda giovinezza di Fabio Quagliarella, prossimo ai 36 anni. Una storia simile la scrisse un suo compaesano, Totò Di Natale, che nel corso delle sue ultime stagioni con la maglia dell'Udinese mise a segno una marea infinita di goal, molti dei quali di pregevole fattura proprio. 

Ora sono 141 le reti in Serie A di Quagliarella, divise tra Ascoli, Sampdoria, Udinese, Napoli, Juventus e Torino. Continuando così supererà facilmente anche il suo primato personale di gol stagionali della scorsa stagione, quando riuscì a segnare iper ben 19 volte. Nella classifica dei marcatori di sempre in Serie A, il bomber di Castellammare ha agguantato Montella (141 gol per entrambi), insegue Di Vaio, Vieri e Pulici a 142. Il suo prossimo obiettivo è infrangere il record, risalente al 1994, di Batistuta: l'argentino andò in rete per 11 gare consecutive, Quagliarella è a quota 10. 

Sono tante le note positive che hanno fatto sì che il nostro Fabio riuscisse a rinascere e ad affilare ancor di più il feeling con la porta. A Genova, sponda Samp ovviamente, ha trovato un Marco Giampaolo che sin dal primo giorno lo ha reso partecipe del proprio gioco, pilastro dell'attacco e leader della squadra. E' inevitabile che se un calciatore ha dalla propria parte tutto ciò riesca a fare bene. Altra nota positiva? Quagliarella ha rinnovato il proprio contratto fino al 2020, ciò vuol dire che avrà un'altra stagione per continuare a migliorare e, perché no, a scalare classifiche su classifiche. 

GOAL IN A