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 Nel giorno del suo 23esimo compleanno, Lorenzo Fragola presenta alla stampa il suo nuovo album “Bengala”.  “È come essermi guardato allo specchio. Cosi definisce il suo ultimo progetto il cantante, in più dove racconta le tante  difficoltà di crescere e un lungo processo di autoanalisi che l’ha portato a mettere in discussione il cantante pop che conoscevamo. “Questo disco racconta un percorso di crescita durato un anno e mezzo. Un percorso difficile, che ho affrontato da solo, in cui mi sono confrontato con i limiti e le paure tipiche di un ragazzo che si domanda dove vuole andare. Questo disco nasce dall’esigenza di chiedermi che tipo d’artista sono e che percorso voglio fare”. “Bengala” è figlio di una crisi esistenziale, del fatto di non riconoscersi più nell’idolo pop di X Factor, ma anche della volontà di diventare artefice della propria musica. “Ho messo tanto di me in questo disco, ho suonato, ho prodotto, ho scelto i brani e i produttori. È un album sincero dove emergono paure, limiti, fragilità. Mi sono messo alle spalle la fretta con cui facevo musica, forse per colpa del contesto televisivo. Ora ho voglia di raccontare cose e far venire fuori anche il mio lato malinconico. ‘Bengala’ è un concept che racconta la difficoltà di crescere e di farlo da soli, guardando in faccia le proprie paure. C’è la voglia di trovare un mio linguaggio, un metodo, una dimensione, parole alle quali affezionarmi. È un percorso che solitamente si fa prima di arrivare alla notorietà. Io ho fatto il contrario, ho fatto la gavetta dopo essere diventato famoso”. L’Italia ha conosciuto Lorenzo Fragola nel 2014, quando il cantante catanese ha vinto l’ottava edizione di X Factor. “Non ero pronto per quel tipo di successo”, racconta.

“Forse ero troppo giovane e non avevo fatto un percorso prima di diventare mainstream. Le prime canzoni andate in radio erano anche i miei primi tentativi di scrittura. Prima di X Factor non ero mai stato su un palco, non avevo mai messo piede in uno studio di registrazione, avevo scritto un solo brano”. Fragola si è buttato, ma col passare del tempo si è reso conto di non avere gli strumenti giusti per esprimersi compiutamente attraverso la musica. “Sono andato a Sanremo con la prima canzone che avevo scritto in italiano. Avevo una gran voglia di fare, ma nessuna consapevolezza”.

E forse proprio per questo Lorenzo ha cominciato a incontrare persone che “avevano di me un’idea che veniva smentita una volta che mi conoscevano meglio. La tv tende a creare personaggi. E il mio personaggio pubblico non somigliava più alla persona. È stato allora che ho cominciato un viaggio per riappacificarmi con una parte di me”. Il percorso è cominciato con “Battaglia navale”, non a caso scelta per lanciare l’album. “Oggi siamo abituati a questo mondo sonoro, due anni fa era molto distante da quel che avevo fatto fino a quel momento. Mi pareva di imboccare una strada proibita anche se i limiti non me li imponevano le persone che lavorano con me, me li mettevo da solo per la paura di non essere capito o di dire fino in fondo quel che volevo".

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Questo tormentuoso percorso lo ha reso forse più consapevole di com'è, talvolta, il mondo dello spettacolo. E da qui, che nasce principalmente “Bengala”, un titolo che ricorda “sia il periodo in cui mi sentivo perduto e volevo lanciare un razzo affinché qualcuno venisse in mio soccorso, sia il fatto che voglio segnalare la mia posizione: sono qui, questo è il percorso che ho fatto”. Fragola descrive l’album come un viaggio interiore, ma anche fisico (è stato scritto a Milano, a Roma, in Sicilia, ad Amsterdam) e sonoro, con un gusto più spiccato per l’elett di chi dovessi essere. Chi ero l’ho scoperto insieme alle persone che mi hanno accompagnato in questa strada. Ho fatto un viaggio per ritrovarmi. Vi assicuro che può essere terrificante guardarsi allo specchio e dirsi: fino a ieri ero qualcosa d’altro e adesso chi sono? Non ti riconosci e non sai dove andare. Vengono fuori rabbia e frustrazione”.

 

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Fonte: rockol.it

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