Lucky crede nel realismo ma “ciò che tu vedi, non è lo stesso per me..”; Lucky fuma, beve e trascorre intere giornate passeggiando sotto il sole ma, nonostante le sue cattive abitudini, è un uomo in salute; Lucky si sveglia tutte le mattine in solitudine, alla stessa ora, per ripetere i suoi cinque esercizi yoga; Lucky è estremamente abitudinario, ha i suoi soliti amici, con cui parla e scherza ma con i quali, in realtà, non ha mai un vero dialogo. Lucky è, in sostanza, un burbero novantenne, residente in uno sperduto e piccolo paesino in cui trascorre le proprie giornate fra sessioni di yoga al mattino, cruciverba al tavolo di un bar, lunghi quiz televisivi e tante sigarette. Una mattina, inaspettatamente, Lucky cade. Questa tragicomica caduta domestica, metaforica e non, sarà l’inizio di un incessante ed estremamente dolce rincorrersi di pensieri. Il burbero veterano di guerra inizia ad osservare la sua vita da un nuovo punto di vista: da uomo serenamente solitario e spregiudicato, inizia a temere la morte e la solitudine. Lucky, un passo alla volta, abbandona quasi completamente il suo cinismo verso il mondo e lascia spazio alla nostalgia. Scetticismo e durezza scompaiono completamente, lasciando spazio a scene delicate, commoventi, cariche di amarezza, in cui ognuno di noi può ed è portato a riconoscersi.

Lucky è l’ultimo grande capolavoro di John Carroll Lynch: un film semplice, leggero nella forma, genuino. Racconta il viaggio introspettivo e spirituale del suo protagonista, Lucky, interpretato brillantemente da Harry Dean Stanton, il quale, morendo nello stesso anno, rende questo film il suo testamento intellettuale. John Carroll Lynch sembra, per tutta la durata nel film, camminare in punta di piedi: senza intromissioni o forzature stilistiche, lascia spazio all'incedere goffo e stralunato del nostro protagonista.