Dolor y Gloria è il nuovo film di Pedro Almodóvar, radiografia dello stesso regista, film placido e forte, perfetto per raccontare le passioni di un uomo ormai anziano. E’ molto difficile capire, dai film di Almodóvar, dove finisca la finzione ed inizi l’autobiografia. Con il passare del tempo, come accade nello stesso Dolor y Gloria, la fantasia di Almodóvar si sofferma maggiormente sulla risemantizzare di volti, profumi e luoghi a lui già noti. Alla riflessione sul passato il regista affianca, con dolce costanza, il ricordo delle donne della sua vita e, in particolar modo, il ricordo della figura materna.
Dolor y Gloria racconta la vita di Salvador Mallo, sessant’enne che ormai, per via di una seria di impedimenti fisici e mentali, ha smesso di realizzare film. Salvador vive da solo in una casa-museo con le persiane perennemente abbassate per via dei ricorrenti mal di testa. La vita di Salvator oscilla fra ricordi e ricongiungimenti: l’infanzia a Paterna, la dolcezza della madre, la povertà, il caldo, il corpo di Eduardo, il primo amore, Madrid, il cinema, il cinema, il cinema. Nella pellicola il presente e il passato sembrano perdere il loro spessore, si avvicinano fino quasi a sfiorarsi: l’incontro con Marcello, il “quadro” di Eduardo ritrovato per caso. Antonio Banderas, forse in una della sue migliori interpretazioni, sicuramente la più completa e difficile, scompare nel personaggio che interpreta: Almodóvar trova in lui il suo doppio. 
Dolor y Gloria è un film che celebra la poesia dei giorni vissuti e la loro immortalità.