Il nuovo film di Olivier Assayas, “Il gioco delle coppie” (dal titolo originale: Doubles vies) è un film che non ha, né tenta di dare, risposte. Doubles Vies è un film di idee, piuttosto inquadrabile, con le sue caratteristiche estetiche, in una “commedia radical chic” alla francese, pronta a sfiorare tutti gli argomenti principali della chiacchiera spicciola. Assayas ci permette di entrare, attraverso frenetiche conversazioni senza soluzione o effettivo spessore, nel mondo della cultura e dell’editoria parigina. A questa superficialità del discorso pubblico seguono, violentemente, le insoddisfazioni dei protagonisti. Un forte senso di inadeguatezza raggiunge lo stesso spettatore che attende, invano, una possibile soluzione ai continui interrogativi. Assayas, da regista e da essere umano, non ha risposte ma, quel che possiede, è la sola arma del cinema, capace da sempre di distruggere e risemantizzare il reale.
In Il Gioco Delle Coppie, le coppie sono due: Alain (Guillaume Canet), importante editore di una casa in forte calo, che tenta di fronteggiare il demone della modernità e Selena (Juliette Binoche), attrice in una famosa serie tv poliziesca.
Accanto ad Alain e Selena, Assayas dipinge Leonard (Vincent Macaigne), scrittore ed amante insoddisfatto, e Valerie (Nora Hamzawi), consulente politica che sembra accettare, attivamente, una vita di finzione e tradimenti.
Questi personaggi, sempre fluidi e pronti a scomparire per trasformarsi in altro, riescono ad essere felicemente confinati solo dalla precisione della scrittura, grazie alla quale sembra ancora possibile, per Assayas, una qualche forma di moralità.  La scrittura sembra avere, quindi, il potere di cristallizzare la grezza doppiezza del mondo contemporaneo e restituircela in tutta la sua nudità.
Come è chiaro, la trama de Il gioco delle coppie sembra costantemente sfumare. L'esile fil rouge dell’opera è rappresentato dall’arrivo del mondo digitale che, in un modo o nell’altro, andrà a modificare la vecchia editoria, tra le paure e i dubbi dei protagonisti. Questa epoca, sembra sussurrarci Assayas sul finire del film, a dispetto di quanto si pensi, è l’epoca della scrittura, sua unica possibilità di riscatto.