Uno strumento innovativo per i disturbi dello spettro autistico

Oggi, 4 ottobre, sarà inaugurato al Plesso Ruggi dell’AOU di Salerno il Laboratorio di Videoterapia e Therapeutic Filmmaking per i Disturbi dello Spettro Autistico, all'interno dell’ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile del professor Gennaro Coppola. Alle ore 10.00 presso l’Aula Scozia ci sarà la presentazione del progetto. Il gruppo di ricerca è composto dal Prof. Coppola, dal Prof. Filippo Fimiani, docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Salerno, dal Prof. Filippo Petruccelli, docente di Psicologia dello Sviluppo presso l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie di Roma, dalla Prof. Valeria Verrastro e alla dott.ssa Francesca Operto, insieme ai partner Associazione Culturale Gruppo Pensiero e Associazione Sviluppo psicosociale. Il gruppo ha concluso con successo i primi trattamenti e sta adesso lavorando per ampliare il campione.

Basandosi sulle teorie e le pratiche più avanzate della Medicina Narrativa contemporanea, che pone al centro la comunicazione, la narrazione e la comprensione delle diverse storie di quanti intervengono nella malattia e partecipano al processo di cura, l’equipe ha elaborato e proposto un primo studio clinico, già approvato dal Comitato Etico Campania Sud e dall’Istitutional Review Board dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Il Therapeutic Filmmaking, ossia il processo di fare il film in cui i partecipanti sono coinvolti, è l’elemento metodologico più innovativo e allo stesso tempo più efficace del protocollo proposto dal giovane gruppo di ricerca.

Secondo una metodologia innovativa, che coniuga insieme le tecniche del documentario partecipativo e del counseling strategico breve, l’equipe segue passo passo con le macchine da presa le azioni e le comunicazioni tra i partecipanti, osservando così da vicino le dinamiche familiari e mostrando le problematiche comportamentali su cui è necessario intervenire. I genitori sono coinvolti in prima persona in sedute di parent training e i giovani pazienti sono incitati a diventare sceneggiatori, registi e protagonisti di un cortometraggio autobiografico, definito “videofarmaco”, che racconta la storia della loro esperienza di cura.

Giuseppe Trivisone


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