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IL FASCINO DI UN PINOT NOIR D’ISRAELE

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Sono stata emozionata perché è stata, a memoria, la mia prima volta con un vino israeliano.

Ero curiosa, assai curiosa di scoprire il carattere di un Pinot Noir proveniente da un territorio enologico a me praticamente sconosciuto.

Se di questo vino non avessi saputo che il terreno è vulcanico, ben drenato, che le vigne dell’azienda si sviluppano su un dislivello ampio che va dai 400 ai 1200 m s.l.m., tra il Mar di Galilea e il Monte Herman, mi sarei domandata l’origine del bellissimo incontro che ho avuto con lui.

Vino davvero bello, ricco, persistente.

Naso e bocca si sono tenute per mano tutto il tempo in lunghe e delicate passeggiate tra la frutta scura, prugna secca, carruba, le note speziate e i rimandi al cacao.

Il sorso è stato avvolgente, il vino ha accarezzato il mio palato ed è rimasto lì a farsi scrutare, e sentire, e capire.

Un dialogo tra i miei sensi e questo Pinot Noir d’Israele che non dimenticherò.

Quello che ho scoperto studiandolo: si tratta di un vino Koscher.

L’azienda è autorizzata dai rabbini a produrre vino che può essere bevuto anche dagli ebrei ortodossi.

Questo vino viene prodotto seguendo delle rigide regole che lo rendono appunto Koscher.

Riassumendo le regole per i più curiosi:

1) l’uva deve provenire da viti con almeno 4 anni di età (quella precedentemente prodotta viene distrutta);
2) tutto il personale che lavora alla produzione del vino, dalla vigna alla cantina deve essere ebreo osservante;
3) tutta la strumentazione e l’attrezzatura necessaria alla produzione del vino deve essere kosher, e comunque deve subire dei processi di sterilizzazione, pastorizzazione, bollitura;
4) è possibile utilizzare lieviti, solforosa, mosto concentrato, a patto che sia tutto Koscher;
5) il vino Koscher, fino al momento della vendita, non può essere prodotto o toccato da non-ebrei, infatti sia in vigna sia in cantina possono accedervi sono ebrei osservanti;
6) tutto il processo che va dalla vigna all’imbottigliamento viene supervisionato da un rabbino che effettua molti controlli, anche a sorpresa e verifica il rispetto di tutte le regole Koscher, il nome di questo rabbino viene segnato in etichetta.

Insomma, una cultura che, a prescindere dalla condivisione o meno degli aspetti pratici ed etici, affascina.

Cheers!

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