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Farina On the Road: Amalfi coast/Cetara

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Ottobre.
Finalmente il weekend.
E, nonostante sia arrivato l’autunno con le sue atmosfere calde e “frizzanti”, l’estate sembra averci ripensato e – di conseguenza – tornare alla ribalta con le sue temperature inaspettate.

Ok, una gita al mare… è d’obbligo.
Dove?
Costiera Amalfitana: Cetara.

Patrimonio dell’UNESCO (1997) e avvolta dal monte Falerio, Cetara, è uno dei comuni della provincia di Salerno (Campania) che – per incanto e singolarità – rende la Costiera Amalfitana ancor più caratteristica.
Fu roccaforte dei Saraceni nell’842 e nell’879 durante l’assedio di Salerno ed è sempre stata un paese di pescatori.
Infatti il suo nome deriva dal latino Cetaria o cetari che significa per l’appunto: “venditori di pesci grossi” , o meglio, venditori di tonno.

Dal 1030 in poi, fu sottoposta a molteplici dominazioni: dal vescovo di Amalfi, sottostò alla politica di Amalfi (1120), con i normanni all’abbazia benedettina di Santa Maria di Erchie, poi, passò alle dipendenze dell’abbazia di Cava de Tirreni e nel 1534 – con l’invasione dei turchi capeggiati dal rinnegato pascià Sinan – fu resa schiava gran parte della sua popolazione.

Ed è proprio per questa ragione che fu costruita la Torre vicireale… per salvaguardare il borgo.

Infine, solo nel 15 novembre del 1833 con real decreto, il borgo fu distaccato da Vietri e Cava ed elevato a Comune.

Per quanto concerne i suoi monumenti e luoghi d’interesse, oltre all’imponente Torre vicireale, vi sono importanti Chiese di cui una (la Chiesa e convento di San Francesco del XVII secolo) la cui cupola fu affrescata dal pittore Marco Benincasa.

E delle altre?
Beh, lascio che sia la vostra “bussola curiosità” a colmare le vostre lacune… incitandovi al movimento ma, soprattutto, alla riscoperta dei doni artistici del nostro bel paese.

Sperò d’essere stata di piacevole compagnia e di aver stimolato in un certo qual modo il vostro spirito d’avventura.

Vi auguro bon voyage e vi aspetto alla prossima fermata di Farina On The Road.

Credit Photo: Martina Farina

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