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LA VITA E LA MORTE

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L'albero morto

L’ ALBERO MORTO di Iolanda Canale

Giaci disteso ormai senza vita,
un tempo fosti alto e gagliardo,
dal grande fusto e dalla folta chioma.

La morte ti ha reso un pezzo di legno
e ti ha trasformato come fa con tutti i viventi.

Non hai più la linfa che ti nutriva
e ti rendeva forte e massiccio.

Ora tu giaci e nessuno e ti guarda,
ma io ti ammiro e ti onoro anche morto.

In vita hai dato ombra e frescura,
hai allietato con il tuo verde la vista di chi ti osservava.

Ora nessuno più ti guarda
e sei soltanto un pezzo di legno,

pure ingombrante per questi umani,
che non ti ammirano, indifferenti.

Ma resti lì, fermo e inerte
facendo parte del paesaggio.
So apprezzarti anche da morto
e ti compiango mio caro amico.

Il tuo colore pure da morto
è sempre bello ed io ti tocco,

pensandoti qui, solo e triste.

Mi vien la voglia di immortalarti,
come vorrei che altri tuoi amici
non facessero la tua stessa fine.

Abbandonati e non curati,
da chi dovrebbe ma non lo fa!

In occasione della morte di Piero Angela, lo voglio ricordare così come un GRANDE ALBERO, che ha dato a tutti noi che lo abbiamo apprezzato e stimato un’ eredità di Sapere, Scienza, Cultura, Conoscenza e sarà apprezzato anche da morto per i valori che ci ha lasciato come un Testamento di Buona Vita.

Si scorre inevitabilmente tra la vita e la morte.

La morte lascia un oceano di silenzio, in quel silenzio esiste un’ intensa e luminosa presenza che brilla costantemente in noi e in essa abita il significato della vita.

L’immagine di questo grande tronco mi ha fatto avvicinare, e , circondata dal silenzio ho cominciato a riflettere e pensare a quello che lasciamo da morti.

Tutto quello che abbiamo dato e donato agli altri, attenzioni, premure, insegnamenti, interessi, e poi saremo solo un ricordo.
Un corpo che sarà consumato dalla morte, proprio come è successo a quell’albero che in vita ha dato tanto agli altri.

E’ stato ammirato per la sua possenza, la sua chioma, la sua gradevole frescura, il rumore delle sue foglie agitate dal vento, per essere stato la dimora degli uccelli che cinguettano e delle cicale con il loro frinire.

Ma poi come per l’albero, anche per noi umani arriva la morte e tutto finisce. Resterà soltanto il ricordo di quello che siamo stati.











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