Home Beverage & Co. IL LATO “AMARO”, MA NON TROPPO, DELLA PASTICCERIA TIRRENA

IL LATO “AMARO”, MA NON TROPPO, DELLA PASTICCERIA TIRRENA

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Ecco ci siamo. Qualche tempo fa parlandovi di un vino, ve l’ho nominata.

Siamo a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, e giusto qualche annetto fa, diciamo intorno al ‘900, iniziava a farsi spazio, nella famiglia Tagliaferri, l’arte della pasticceria. Tutto inizia con Felice Tagliaferri (Capo Pasticciere e prononno dell’attuale generazione), per poi passare al figlio Osvaldo (Maestro Pasticciere) il quale ha tramandato tutto il suo sapere a sua volta al figlio Felice che ha fondato nel 1974 la Pasticceria Tirrena.

Arriviamo quindi alla quarta generazione con i fratelli Osvaldo, Federico e Anna Tagliaferri (qui hanno dovuto per forza di cose aggiungere dei nomi alla lista fatta solo di Osvaldo e Felice) con i quali, la Pasticceria Tirrena, già conosciuta anche oltre confine, esplode ancora di più, arriva oltreoceano, portandosi dietro qualità dei prodotti, professionalità, artigianalità, e anche la passione che fomenta la loro voglia a fare sempre di più e sempre meglio.

Qualche giorno fa ho degustato per la prima volta il loro ultimo nato, un amaro, “Amaro Cavoto”.

Chi già conosce la Pasticceria Tirrena sa che l’aggettivo “Cavoto” in realtà è un omaggio alla Citta di Cava de’ Tirreni, in quanto i Cavoti erano le persone che la abitavano in uno dei 55 casali di cui era composta.

L’Amaro Cavoto nasce da una ricetta tramandata nelle varie generazioni Tagliaferri, dalle parole e dai pesi segnati sui fogli bianchi a comporne la ricetta. Radici, erbe, agrumi, sono 12 gli ingredienti dell’Amaro Cavoto che sa davvero di amaro, ma non troppo.

“Amaro Cavoto” in Pasticceria Tirrena

La genziana con le sue proprietà benefiche per l’apparato digerente, il rabarbaro che a quanto pare è un ottimo antinfiammatorio natura per il fegato, la china che garantisce il gusto amaro e poi gli agrumi, l’arancio, a dare acidità e freschezza ad ogni sorso.

Con questo amaro torna un elemento a me caro, la botte. Gli ingredienti infatti vengono lasciati in infusione in botti di rovere usate per 1 mese e poi il tutto subisce una torchiatura a freddo, quindi il tutto favorisce u mantenimento delle proprietà di ogni singolo elemento. Alla vista nel bicchiere è un’ambra luminosa, vivace, viva; l’olfatto non inganna e seppur non si riconoscono tutti gli ingredienti della ricetta segreta, si capisce che c’è l’agrume, la nota balsamica, e poi in bocca esplode il tannino gustoso del rabarbaro, l’amaro della china, il sapore vegetale e speziato e aromatico delle erbe e delle radici e poi sul finale questa no acida dell’agrume pulisce il palato e lo prepara ad accogliere un altro piccolo sorso. Eh sì, piccolo, non si esagera, è pur sempre una gradazione alcolica importante (30% vol.), si gusta e poi ci si siede e si medita.

Brigida con l’Amaro Cavoto nella Pasticceria Tirrena a Cava de’ Tirreni.

Immagine di copertina: Fratelli Osvaldo, Federico e Anna Tagliaferri

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