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ALLA SCOPERTA DI UN “NUOVO” AUTOCTONO CAMPANO: L’AGLIANICONE

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Parte 2

Eccoci tornati, carichi, per far entrare in scena lui: l’Aglianicone.

In giro c’è ancora un po’ (forse tanta) confusione sulle origini, la derivazione, la storia di questo vitigno.
Ma raccontiamolo nel qui e ora.

Se, dopo averlo bevuto, dovessi immaginarlo come se fosse una persona, penserei ad un uomo schivo, diffidente, un po’ rude, magari in carne e con la barba brizzolata non molto curata, una sorta di Babbo Natale vignaiolo che va tra i filari (in pantaloncini ovviamente), che ci porta in dono un succo d’uva, rosso, alcolico e ben strutturato.

A Tenuta Mainardi Babbo Natale Aglianicone è arrivato con un sacco pieno di meraviglie.

Varie proposte di Aglianicone sia in purezza sia con taglio di aglianico, ognuna con quel carattere proprio, quelle sfumature personali, che quando fai vino senza troppe forzature esterne, ma rispettando la natura e i suoi processi è inevitabile che ci siano.
Ma questo, a mio avviso, rimarrà sempre un valore aggiunto.

L’Aglianicone è un vitigno vigoroso, selvaggio, resistente alle malattie come la peronospora e l’oidio, ha foglie medio-grandi, grappolo spargolo, gli acini hanno dimensione media, forma sferoidale, buccia pruinosa, consistente, spessa e di colore blu-nera.

Oggi i 60ql/ettaro sono solo un punto di forza e orgoglio per i produttori di Aglianicone, come lo è la risoluzione di un problema che ha sempre avuto l’Aglianicone: l’impollinazione. L’Aglianicone crea un fiore sterile, il polline non cade all’interno dell’apparato riproduttivo, questo comporta il fatto di doversi ricercare altro polline da varietà esterne diverse da lui. Ne consegue che l’Aglianicone non deve mai essere piantato da solo ma ha bisogno di altre varietà che con l’aiuto del vento trasportano il proprio polline sulle viti di Aglianicone per fecondarne i fiori. Si pianta quindi insieme alle viti di fiano perché fioriscono nello stesso momento favorendo questo scambio fecondativo, senza mai alterare però le qualità organolettiche del vino stesso.

I produttori di “Terre dell’Aglianicone” ci dicono che all’assaggio troveremo un vino con un tannino più morbido del più conosciuto Aglianico, un vino che presenta un carattere evolutivo davvero veloce, già dopo un anno di affinamento ci raccontano che ritroveremo al calice caratteri terziari di spezie, pepe nero, lasciando subito quindi quei profumi di frutta rossa giovane, di fragola, che invece si percepirebbero appena fatto.

E allora perché aspettare. Iniziamo.

Sette etichette in degustazione. Oltre al carattere visivo che bene o male le rappresenta tutte allo stesso modo con questo un rosso rubino carico, di buona consistenza; gli altri aspetti differiscono tra loro definendo così sette vini diversi ma legati profondamente dalle radici di una vite che ha resistito nei secoli all’estinzione, bistrattata prima per la bassa produttività e la difficile coltivazione, ma valorizzata oggi per il carattere che ne deriva al calice.

“Albanuova” – Castel San Lorenzo DOP Aglianicone 2018 – La Cantina dei Nonni (Castelcivita)
Aglianicone 100 % coltivato nel comune di Castelcivita (Sa) su terreno “flysch cilentano argilloso calcareo”. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e l’affinamento avviene in acciaio.
Naso di frutti di bosco soprattutto quelli rossi, si percepisce anche una leggera volatile che però non infastidisce, anzi incuriosisce. In bocca è succoso, sorso pieno ma anche un po’ spartano.


“Albanuova” – Castel San Lorenzo DOP Aglianicone 2018 – La Cantina dei Nonni

“Rachía” – Castel San Lorenzo DOP – Aglianicone 2019 – Azienda Vitivinicola Chiara Morra (Castel San Lorenzo)
Aglianicone 100% da vigneti situati nel Parco Nazionale del Cilento che dal 1991 è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. La vinificazione avviene in acciaio a temperatura controllata e anche l’affinamento in acciaio, poi il vino va in bottiglia per 60 giorni.
Anche qui ritroviamo sentori di frutti di bosco al naso, leggermente più spostati su quelli scuri, i fiori, la viola. Al palato il vino già è nettamente diverso da quello precedente e da quelli che verranno: strong è il termine adatto. Un tannino che po’ ti fa svegliare dall’abbiocco pomeridiano con questo suo carattere verace e diretto.


“Rachía” – Castel San Lorenzo DOP – Aglianicone 2019 – Azienda Vitivinicola Chiara Morra

“Quercus” – Colli di Salerno IGP rosso – Aglianicone 2018- Tenuta Macellaro di Macellaro Ciro (Postiglione)
Aglianicone 100% allevato su terreno limoso/argilloso di origine vulcanica. La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni e viene utilizzato solo l’acciaio per l’affinamento.
Il tipico colore rosso rubino qui si accende di un contorno violaceo ai bordi del calice. Il naso è di frutta a polpa scura, matura, gelso rosso, more e ciliegia, anche qui con una percezione floreale di viola. In bocca è equilibrato, ritorna la frutta ma anche note speziate di pepe nero, liquirizia; bella acidità bilanciata con la sapidità che da una spinta gustativa notevole e non stanca la beva. Tannino docile ma presente.


“Quercus” – Colli di Salerno IGP rosso – Aglianicone 2018- Tenuta Macellaro di Macellaro Ciro

“Buxento” – Paestum IGT Rosso – Aglianicone 2017- Silva Plantarium (Torre Orsaia)
Aglianicone 90%, Aglianico 10% allevato su terreno “flysch cilentano argilloso calcareo”. L’uva viene raccolta a mano nell’ultima settimana di settembre con selezione dei grappoli, i quali vengono poi diraspati e pigiati. La fermentazione avviene in acciaio con lieviti autoctoni grazie all’innesto del pied de cuve ottenuto da una piccola percentuale di uva raccolta e messa a fermentare qualche giorno prima. Senza aggiunta di solforosa. Questo vino ha fatto macerazione sulle bucce per circa dieci giorni durante i quali sono stati effettuati rimontaggi e délestage. Svinatura e pressatura soffice delle bucce il cui prodotto è stato aggiunto al vino fiore. Dopo circa un mese il vino è stato trasferito in anfore di terra cotta, dove ha concluso l’affinamento nel mese di giugno. Imbottigliato senza l’aggiunta di solforosa e senza alcun intervento di chiarificazione o filtrazione. Affinamento in bottiglia per circa 4 mesi.
Lasciando perdere per un attimo la mia piacevole euforia per la terra cotta, quello che mi ha colpito di questo vino è stato il filo conduttore tra i profumi e le percezioni gustative. Il vino si apre come se fosse un agricoltore, di quelli pacati che hanno sempre a disposizione per te tempo, racconti, sorrisi e mani grosse, abbronzate, piene di solchi ma con la pelle tirata. Insomma il vino è equilibrato, con una trama tannica assestata, piacevole, con questi sapori che si erano sentiti anche al naso, di frutti rossi lampone, ribes, more, fragoline di bosco, ma anche di cuoio. Interessante, anche se forse potrebbe avere qualcos’altro da raccontare, magari dopo qualche ora a prender aria.


“Buxento” – Paestum IGT Rosso – Aglianicone 2017- Silva Plantarium

“Alburno” – Paestum IGT Rosso – Tenute del Fasanella (Sant’Angelo a Fasanella)
Aglianicone 100% allevato nelle località di S. Vito Prato, Lupinelle e Caputo, a circa 500 metri s.l.m., su terreno profondo, su alternanze marnoso arenacee, a tessitura media in superficie, fine o moderatamente fine in profondità. L’uva in cantina viene diraspata, fa una macerazione a freddo prima della fermentazione, segue una macerazione in acciaio a temperatura controllata per 13 giorni, poi svinatura e pressatura soffice; continua la fermentazione alcolica e malolattica; matura in acciaio sulle fecce fini per 21 mesi e affina in bottiglia qualche altro mese. Non c’è alcuna stabilizzazione tartarica né vengono aggiunti solfiti.
Vino anche questo molto interessante, direi dal carattere un po’ rustico, ruspante. Al naso il fil rouge dei profumi rimane invariato, quindi si percepisce la frutta a polpa scura di bosco, la mora, il gelso rosso, il ribes, che si ritrovano al palato insieme anche a sentori speziati di chiodi di garofano, pepe nero. Sul tannino, inizialmente ne ho avuto una percezione di avvolgenza e morbidezza, poi con l’incalzare dei sorsi si è fatto più presente e dinamico, mai invadete e cattivo, ne ha conferito, a mio avviso il carattere di rusticità di cui sopra.


“Alburno” – Paestum IGT Rosso – Tenute del Fasanella

“Indigeno” – Castel San Lorenzo DOP 2018 – Azienda Agricola Cardosa (Castel San Lorenzo)
Aglianicone 100% allevato nel Comune di Castel San Lorenzo (SA), a circa 300 m.s.l.m., su terreno argilloso/calcareo. Vendemmiato a fine ottobre, vinificato in acciaio a temperatura controllata, affinato in acciaio e poi in bottiglia per 60 giorni.
Colore e profumi rimangono sulla stessa linea degli altri, anzi, se proprio possiamo trovare una leggera differenza sul colore è che qui forse è più una via di mezzo tra il porpora e il rubino, ma i profumi si confermano quelli dei frutti di bosco, di mora, lampone, dei fiori, la viola. In bocca il carattere è un po’ più schivo, nonostante la trama tannica non intacchi il percorso degustativo.


“Indigeno” – Castel San Lorenzo DOP 2018 – Azienda Agricola Cardosa

“Il canto della vigna” – Paestum IGT Rosso 2014 – Cantina Rizzo (Felitto)
Aglianicone 100% allevato su terreno argilloso/calcareo. Le uve in cantina vengono diraspate e sottoposte prima a pigiatura e poi a fermentazione a temperatura controllata con macerazione intensa. Il Canto della vigna è l’unico Aglianicone che fa botte, infatti il vino invecchia in botti di rovere per 36 mesi.
Il colore leggermente più spostato verso il porpora, i profumi di frutti di bosco carichi, maturi. In bocca però ho avuto una tranvata. Personalmente questo vino non l’ho capito. Ho perso il vino e ho trovato il legno, troppo invadente per i miei gusti. Una bottiglia sfortunata? Lo riproverò.


“Il canto della vigna” – Paestum IGT Rosso 2014 – Cantina Rizzo

Alla fine della giornata torno a casa carica di informazioni e spunti di riflessione su un vitigno, l’Aglianicone, che non sapevo fosse così tanto vicino casa mia.

Vado via da Tenuta Mainardi con la consapevolezza che quando si crede in qualcosa si può sempre fare di tutto per realizzarla.
E se è vero che l’unione fa la forza, a tutti i ragazzi di “Terre dell’Aglianicone” auguro di essere così uniti e forti da riuscire a dare una seconda vita all’Aglianicone, una vita di successo.

Immagine di copertina: alcuni dei partecipanti alla giornata in favore dell’Aglianicone, il Press Tour organizzato da Nello Gatti, Federico Mazza, Il vino all’ignorante, e Ciro Macellaro presidente di “Terre dell’Aglianicone”.

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