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CHAMPAGNE: L’ARRIVO DELLA AOC

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Continuiamo a parlare di Champagne.

Abbiamo detto quanto il clima, il sottosuolo, l’orografia di questa regione vitivinicola siano fondamentali per ricevere un prodotto di qualità stratosferiche. Tutte le caratteristiche di ogni singola componente sembra siano state studiate ad hoc.

Vero è che la qualità in Champagne è a livelli altissimi, ma è altrettanto vero che, come è giusto che sia, il terroir è davvero molto variegato, diverse sono le sue caratteristiche se ci spostiamo da un’area ad un’altra. La natura in questo la fa da padrona, l’uomo si limita a trarre i vantaggi di ogni singola sfaccettatura che gli viene donata.

In Champagne troveremo che la differenziazione del territorio vitivinicolo ad essa facenti parte, si svolgono non solo al livello dei cru (320 cru), come siamo abituati a pensare, ma a livello delle particelle di vigneto (275.000 particelle di vigneto), per ognuna delle quali è stato attribuito un nome che ricorda la storia, tantissimi anni fa (es. Soupe-Tard, Côtes à Bras, Gouttes d’Or, Chauffours, Froids Monts, etc).

Rimarremo dunque incantati da un mosaico sui toni della terra:

Champagne: il terroir in particelle di vigneto.
(fonte: https://www.champagne.fr/it/terroir-denominazione/terroir-champenois/terroir-champenois-personalita)

Tra il XIX e il XX secolo, la fillossera in concomitanza alla seconda guerra mondiale ridussero il terroir di Champagne in un cumulo di ricordi, la maggior parte del vigneto andò distrutta. Questo male comune permette agli Champenois di rendersi conto di quanto sia importante e fondamentale unirsi per proteggere questo patrimonio collettivo. Così nel 1898 i vigneron e le maison fondano l’Association Viticole Champenoise (AVC). L’AVC ha vari scopi:

  • lottare contro la fillossera;
  • aiutare la ricostruzione del vigneto;
  • avviare studi e ricerche;
  • formare i vigneron sulle nuove pratiche.

L’AVC decreta come unica soluzione quella di estirpare i vigneti malati e reimpiantare le viti su portainnesti, solo sui terroir migliori. Inoltre i vigneron della Champagne con lo sguardo verso il progresso, introducono nuovi sistemi di potatura, la cimatura, etc.; cambiano la disposizione dei vigneti, quelli non allineati, detti “en foule” vengono sostituiti da quelli a spalliera, ricevendo in cambio una diversa densità che passerà da 40.000 ceppi per ettaro a circa 8.000. dai 60.000 ettari del pre-fillossera, sia arriva ad avere non più di 12.000 ettari nel 1919.

Alcuni filari della Champagne (FONTE: https://www.istockphoto.com/it/foto/champagne-region-in-france-a-beautiful-view-gm865493434-144659671)

Solo il vino vendemmiato e manipolato in Champagne poteva essere chiamato Champagne, ma a causa di alcune personalità truffaldine che importavano anche vini di altre zone, nel 1904 nasce la Federation de syndicats con lo scopo di allontanare tali operazioni fraudolente, alla quale i vigneron chiedono la delimitazione della Champagne viticola. Bisogna aspettare qualche anno, e nel 1927 con la legge del 22 luglio si fissano i limiti della Champagne viticola in base al criterio dell’anteriorità viticola dei terreni: il vigneto doveva risultare impiantato alla data di pubblicazione della legge o prima dell’invasione della fillossera.

Insomma, iniziava così l’era dei disciplinari. Venivano fissate alcune prime regole per la produzione di champagne, ad esempio l’utilizzo dei soli vitigni tradizionali ossia pinot nero, meunier e chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, arbane e petit meslier, per poi andare sulla resa alla vendemmia, sul grado alcolico minimo, sulla resa alla pressatura, sull’invecchiamento.

Finalmente nel 1935 nasce la nozione di Appellation d’Origine Controlée (AOC) e il 29 giugno del 1936 arriva per lo Champagne il riconoscimento della AOC (Appellazione di Origine Controllata).  

“Una AOC è il risultato dell’unione tra l’ambiente naturale e il talento dell’uomo. È da questa unione che nascerà un prodotto AOC, dal carattere unico, inimitabile, un prodotto che grazie alla sua diversità, non potrà mai posizionarsi sul mercato in concorrenza ma in modo complementare. Un prodotto AOC possiede dunque una forte identità e una tipicità che gli conferiscono un valore aggiunto”.
[INAO – Institut NAtional de l’Origine et de la qualité – garante della denominazione]

Immagine di copertina.
© Mathilde Bel  —  Lo champagne, frutto della vigna
Fonte: https://it.france.fr/it/la-champagne/lista/5-minuti-per-sapere-tutto-sulla-champagne

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