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Pasqua con Alina : u’ ruccl la famosa focaccia di San Giuseppe

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Pasqua in Puglia con Alina all’insegna del gusto e dei sapori tipici pasquali. Già dai primi giorni di marzo tra le strade della città Gravina in Puglia,una cittadina situata nei territori dell’Alta Murgia Barese, comune rinomato per i suoi piatti unici legati alle tradizioni e radici contadine, si assapora l’odore de U RUCCL, la famosa focaccia di San Giuseppe.
Il profumo di cipolle stufate è un misto tra gusto e tradizione.
U ruccl è la tipica focaccia di Gravina in Puglia ideata per celebrare la Festa di San Giuseppe, ma che da un paio d’anni si può gustare anche tutto l’anno.


E’ una sorta di calzone piatto, preparato con l’impasto della focaccia e cotto in abbondante olio extravergine d’oliva, arricchito di cipolle sponsali, uvetta e alici sotto sale.
Il metodo di preparazione non è difficile, ma per poterlo realizzare al meglio bisogna esserci nati a Gravina, dove le tradizioni culinarie si tramandano di madre in figlia.
Per realizzare U RUCCL bisogna sporcarsi le mani, di farina, di olio, bisogna sentire l’impasto che sgorga tra le dita, che ti si attacca, ma che magicamente ti si stacca, non appena sarà impastato perfettamente.
Si procede con la preparazione dell’impasto utilizzando Semola Rimacinata di grano duro e acqua tiepida nella quale si discioglie lievito di birra e sale.
Si lavora l’impasto fino ad ottenere una pasta liscia ed uniforme, che si lascia lievitare coperta da un canovaccio inumidito.
Le cipolle sponsali private della parte verde vengono tagliate a fettine sottili, eliminando la parte verde, e immerse in acqua.
Vengono scolate e lasciate stufare con olio extravergine di oliva per una ventina di minuti, e salate. Una volta appassite, si lasciano raffreddare.
Si stende la pasta creando uno spessore di mezzo centimetro e si procede a condirla con le cipolle stufate, l’uva passa e le alici tagliuzzate. La pasta viene quindi arrotolata su se stessa fino ad ottenere un cilindro,quindi va riavvolto a spirale su se stesso.
Segue la fase di infornatura della focaccia con olio extravergine di oliva per circa un’ora a 180 gradi.
Il ruccolo non si può spiegare, il ruccolo si deve MANGIARE… Solamente cosi si riuscirà ad assaporare tutto il gusto e la tradizione che questa focaccia porta nel suo cuore.

Alina e le sue creazioni quattro chiacchiere in cucina con una donna che porta avanti con le tradizioni le origini della sua amata terra… Conosciamola meglio:chi é Alina?

ALINA CHIARIELLO, nata a Castellana Grotte il 10 luglio 1986,
è sposata ed ha una bimba.
Diplomata all’istituto di moda, per parecchi anni lavora nell’ambito della sartoria.
Per motivi lavorativi lascia la sua amata città Gravina in Puglia (Bari) e si trasferisce a Cosenza.
Cucinare è sempre stata la sua passione, che ha ereditato dalla sua amata mamma Teresa,
a cui ancora oggi chiede consigli e trucchetti, per la realizzazione delle ricette,
da quelle della tradizione a quelle più gourmet.
Nell’Aprile del 2020 apre la sua pagina youtube ,
dove condivide le sue ricette e i suoi consigli.

E’ Pasqua, il periodo più colorato e divertente per mamme e bambini pasticcioni. Durante il periodo pasquale nelle case gravinesi si impasta, si impastano biscotti o meglio si impasta “LA PUPA “e “LA SCARCELLA” dolci tipici e tradizionali.

I dolci tipici e colorati del Sud Italia. Via a divertirsi insieme, a sporcarsi le mani di farina, a scegliere gli zuccherini giusti per ogni dolce…si perché anche la scelta degli zuccherini è dettata dalla tradizione.
La «scarcella» è presente sulle tavole di tutto il territorio pugliese ed in particolare su quelle dei comuni del barese. Anticamente Nasce a forma di ciambella con sopra delle uova sode tenute ferme con due listelli intrecciati a forma di croce, infatti veniva consumato durante la Pasqua ed i giorni successivi. Il suo nome, scarcella, deriverebbe dal verbo “scarcerare”. Tutto questo ha un significato, l’uovo rappresenterebbe il corpo di Cristo, che all’alba di Pasqua si «scarcerò» dal sepolcro con la Risurrezione.
 La tradizione vuole che per mangiare la scarcella, le uova vanno appunto liberate dall’intreccio di pasta.
Nel tempo questo dolce ha assunto diverse forme e oltre a quella originale viene realizzato a secondo della fantasia delle mamme, che realizzano colombe, conigli, gallo, campane. Era anche il dolce che veniva regalato dal fidanzato alla propria amata.
La tradizione vuole che la ragazza regali al ragazzo la scarcella a forma di cestino, mentre il ragazzo regalava la pupa. La pupa è un biscotto a forma di bambolina con le treccine e due chicchi di caffé al posto degli occhi. Ha le braccia incrociate nell’atto di portare un uovo sodo che fa capolino dalla pancia;
 La scarcella rappresentava il tradizionale dolce pasquale dei poveri. Nel corso degli anni, con la diffusione dello zucchero,la scarcella diventa anche dolce, realizzata con pasta frolla, decorata con codette colorate e, in alcuni casi, ricoperta da zucchero fondente. Ancora oggi questa tradizione resiste e non c’è sorriso più bello, di quello di un bambino che decora la sua scarcella.

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