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Pietrafumante, bizzarri abbinamenti.

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È stata una delle scelte fatta “a sentimento” più azzeccata in assoluto. L’ispirazione mi ha portata da acquistarla, e sempre l’ispirazione mi ha portata ad abbinarla. Perché si, lo studio, l’esperienza, sono le basi, i massimi fattori su cui puntare per ottenere un ottimo risultato, ma a volte anche l’ispirazione fa i suoi bei regali.

“Una storia di mille anni, una vigna di origine vulcanica. E una famiglia dedita alla viticoltura tradizionale, con un occhio rivolto al futuro. Ogni giorno.”

Casa Setaro. Produttori di vini dal cuore pulsante meridionale, la Campania che sgorga da ogni parte, il Vesuvio investe ogni percezione sensoriale come solo i suoi soli sanno fare.

Siamo a Trecase, Napoli, Parco Nazionale del Vesuvio, un paradiso naturale riconosciuto anche dall’UNESCO come Riserva della Biosfera. Siamo a Sud Italia, il clima è mite, c’è il meraviglioso Golfo di Napoli a fare da cornice, l’aria di mare si incontra con quella di montagna e ad alzare lo sguardo si arriva a guardare il Vesuvio nella sua maestosità.

Patrimonio naturale che la famiglia Setaro porta avanti a partire da Vincenzo che ha tramandato la sua esperienza al figlio Massimo Setaro, oggi accompagnato in questo percorso dalla moglie Maria Rosaria.

Il rispetto per l’ambiente, l’amore per la natura, senza tralasciare l’innovazione, questa la forza dell’azienda, oltre alla forte passione per questo lavoro.

In vigna niente diserbanti e concimi chimici, Casa Setaro opera in regime biologico.

Viti a Piede Franco, uniche, che danno vita a vini davvero i identitari.

I terreni sabbiosi, frutto di depositi di ceneri e lapilli, sono così permeabili da fare in modo che le radici delle viti penetrino così in profondità da rendere impossibile la sopravvivenza dei parassiti, tra cui la fillossera.

Lacryma Christi del Vesuvio DOC, Aglianico, Falanghina (Campania Igt), Piedirosso (Vesuvio doc), e poi lui… il caprettone.

Il Caprettone è un vitigno autoctono che ha grandissime caratteristiche qualitative date dal particolare ambiente in cui si sviluppa. Il clima, la mineralità del terreno ricco di fosforo, magnesio, potassio, conferiscono caratteristiche di complessità e sapidità uniche. Nel calice il tutto si traduce con un prodotto fine, dagli intensi profumi e un buon grado alcolico.

Ed è proprio di Caprettone che mi sono fatta ispirare quel giorno.

Pietrafumante è il suo nome. Bollicina fine, persistente, ogni bolla sale su dietro la precedente freneticamente, come se avesse voglia di scoprire il mondo. Naso di fiori bianchi, fiori di pesco, giglio, poi frutta a polpa bianca e gialla, ritorna in mente la pesca, l’agrume, e poi crosta di pane a terminare. Il sorso è davvero un’esplosione di sincerità. Il vino è sapido, minerale, con quella acidità giusta che lo rende davvero fine ed equilibrato. Un vino abbastanza complesso, tenuto su da una struttura notevole.

Io ho provato un abbinamento semplice, ma che è riuscito alla perfezione.

Direttamente dalle scogliere della Galizia o da quelle settentrionali del Portogallo arrivano loro, i crostacei più bizzarri che abbia mai visto: i Percebes.
Lunghi pochi centimetri, hanno una specie di unghia con cui catturano il nutrimento (il plancton) e si, fanno davvero impressione.

Pietrafumante e Percebes.

Sono davvero brutti, lo ammetto, ma racchiudono in sé il mare.
Si preparano facendoli leggermente sbollentare e poi subito in acqua e ghiaccio (ma si possono anche cuocere al vapore e poi subito in acqua e ghiaccio), si aprono con le mani e sono l’espressione culinaria che più in assoluto rispecchia realmente il significato del mare in bocca.

Vi garantisco che la bollicina di Pietrafumante a pulire la bocca dopo un percebes è un’esperienza goduriosa a livelli davvero alti. Provate!

 

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