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Oriana Fallaci: “Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie. Lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità”.

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Per uno strano effetto perverso non sempre fare del bene giova. Si riceve il più delle volte, l’inverso di ciò che si è donato. Chiamatela ingiustizia, vita, esperienza è questa la conseguenza che può verificarsi.  In una società degradata, priva di valori, caratterizzata da veli di ipocrisia “i buoni” non fanno altro che subire. Compiere un’azione volta al bene della Comunità genera disaccordo, astio e invidia.

C’è bisogno solo di riflettori, di qualcuno che sia disposto a primeggiare, perché in fondo non interessa davvero sapere le condizioni in cui riversa l’Altro. Una bella foto, un abito elegante, un lungo applauso e poi, via a casa. Inebriati da quel sentimento di “buon Samaritano” che per pochi istanti è vissuto in noi.

Ma cosa è realmente il Bene?

Diversi filosofi hanno provato a dare una risposta a questa domanda. Esso per secoli ha rappresentato qualcosa di desiderabile per la specie umana, il suo fine ultimo.

Per Platone il Bene è pari al Sole. Conferisce intelligenza e intellegibilità, ovvero la capacità di comprendere le idee. Tale concetto oltrepassa l’essenza stessa sottraendosi ai condizionamenti umani, presentando un carattere divino.

Per Aristotele invece, il Bene si identifica in ciò che l’uomo mette in pratica con il suo comportamento concreto, identificandolo come Atto puro, potere immobile.

Ma è nel pensiero contemporaneo che il concetto di Bene incomincia a identificarsi con ciò che il soggetto percepisce, desidera e vuole. Tale soggettività può essere di natura empirica e appartenere a tutti gli esseri dotati di ragione che mettono innanzi la volontà buona, trascendendo le singole volontà particolari.

Il Bene si compie in modo del tutto disinteressato, animato da slanci vitali sensibili e lontani dalle corruttele.

È una voce interiore a smuovere l’animo affinché questo, lo compia in ogni circostanza. È quasi un dovere morale, un principio innato al quale obbedire, perché chi lo adempie non sa fare o essere altro all’infuori di esso. Non è questo però l’unico sentimento a regnare.

L’intero Universo è costituto da poli contrari, elementi contrapposti che si trovano in un rapporto di reciproca dipendenza. Al Bene corrisponde il Male: deleterio, inopportuno e contrario ad ogni forma di giustizia. A prevalere sono le inclinazioni individuali nonostante l’evoluzione e l’illusione determinata dal progresso. In Fusèes Baudelaire scriveva: “Non c’è nulla di più assurdo del Progresso, dato che l’uomo come constatiamo ogni giorno, è sempre uguale all’uomo, cioè sempre allo stato selvaggio. (…) non rimane sempre l’uomo eterno, cioè il più perfetto animale da preda?”

Baudelaire mette sotto accusa l’ottimismo progressista denunciando come sia stato falso da parte degli illuministi illudersi di una tale menzogna. L’azione umana non si fonda solo sulla ragione, ma occorre tenere presente il potere che le passioni individuali e collettive esercitano sugli affari.

Fare del Bene comporterà sempre ostacoli, accuse e senso di frustrazione, ma questo non basterà ad arrestare la volontà di chi decidere di compierlo.

Per questo è necessario ricordare e lodare chi ogni giorno si attiva per il Bene degli altri.

Continua, ancora la donazione di mascherine da parte di Giovanni Carolla, che questa volta interessa i Comuni di San Giorgio la Molara (BN) e Airola (BN), in vista della grave pandemia che da circa un anno attanaglia l’intero Mondo.

Il suo operato è parte inscindibile del suo essere, che lo accompagna in ogni giorno della sua esistenza. Ancora una volta è al fianco dei più deboli, a sostegno di tante piccole realtà. Un uomo che dal piccolo è riuscito a trarre il massimo, perché i cambiamenti partono dal basso e rivoluzionano l’intero Universo. Una piccola goccia in mezzo al mare, se da esempio è sufficiente a cambiare qualcosa nel mondo, per donare speranza.

Fare il proprio dovere è, come diceva Oriana Fallaci (giornalista e scrittrice) un principio, un monito interiore.

Un dono, aggiungerei io, che solo pochi possiedono e per questo spesso si è spina nel fianco di chi non è in grado di guardare e coltivare oltre il suo giardino.

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