Home Attualità Il ritorno alla vittoria nel segno dell’asse Ghoulam-Mertens! Ricordi di era sarriana?

Il ritorno alla vittoria nel segno dell’asse Ghoulam-Mertens! Ricordi di era sarriana?

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Fonte foto: Mediagol

Era l’annata 2017-2018 quando il Napoli travolse il neopromosso Benevento con un risultato rotondo del calibro di un mortifero 6-0 e protagonista di quel match fu proprio Dries Mertens con una tripletta memorabile.

Uno dei tre fu coronato da uno splendido asse con protagonisti l’algerino Ghoulam e il belga appena citato; in quella stagione il terzino si dimostrò dominatore di una fascia sinistra tappezzata in fretta e furia per tutti i 90 minuti, pronto a mettersi sempre al servizio della squadra con una forma fisica invidiabile.

E l’invenzione di falso 9 e prima punta atipica che avvolse l’aura di Dries Mertens, dopo l’infortunio bruttissimo che colpì Arek Milik, aiutò il Napoli a sperimentare nuove trame di gioco con la fantasia del tecnico ex Empoli in panchina. L’anno delle consacrazioni, tutto girava talmente bene che sembrava essere registrato in una carriera tipica da videogiochi quali Fifa e Pes, storici mezzi di intrattenimento per ogni giovincello che disponesse di una console appropriata.

Oggi non possiamo, per forza di cose, assistere a quel gioco che tanto rivoluzionò le pagine del calcio, coniando il neologismo “sarrismo” e ponendolo improvvisamente nella Treccani. Hic et nunc, invece, è Gennaro Gattuso a trascinare la barca che conduce il Napoli verso il rilancio in zona Champions.

I partenopei vincono contro un Benevento annichilito nella propria metà campo, vittima di un gioco che non lascia spazio ai commenti. Troppo poco per portare a casa anche solo un punto al Maradona. Mertens e Politano, quei piccoletti che rievocano quel vecchio tridente magico con l’unica variante rappresentata dall’italiano al posto di Callejòn.

L’assenza sulla panchina di Inzaghi può essere stato un fattore ma il Benevento visto oggi non è nemmeno un lontano parente di quello detentore di un gioco fluido, con palla a terra e ritmo di gioco. E’ un chiudersi in una gabbia invisibile che comporta solo danni.

Gattuso se la gioca con un 4-2-3-1 che consacra ancora Zielinski nel ruolo di trequartista, al quale viene annullato un goal di pregevole fattura solo per un errore ingenuo di Lorenzo Insigne. Mediana a due con Bakayoko e Fabian Ruiz, che bene hanno fatto senza sbavature apparenti. Difesa che regge senza allarmismi e concede pochissimi tiri in porta. Un solo guizzo di Depaoli viene smanacciato prontamente in angolo da Meret.

Koulibaly e Rrhamani si intendono subito, coordinandosi bene con Di Lorenzo e Ghoulam. Il vecchio Ghoulam e il vecchio Di Lorenzo, potremmo dire. Frecce in avanti e locomotive in difesa, arando quelle due fasce come fossero trattori di primo mattino, quelli che turbano il sogno dei cittadini limitrofi.

Il senegalese macchia la sua prestazione con una doppia ammonizione inaccettabile, salterà il turno infrasettimanale con un Sassuolo riposato per il rinvio della gara contro il Torino; un atto di immaturità che non lascia spazio a misere giustificazioni.

Gli azzurri devono pedalare e se le vittorie di Atalanta e Milan corrispondono alle disfatte di Roma, Lazio e Juventus, significa che la montagna è ancora dura da scalare.

Con la tranquillità di una panchina confermata, d’altronde, Rino non avrà più l’alibi di sentirsi in discussione dopo un progetto che può portare alla rifondazione in estate. Intanto la stagione è ancora lunga e mancano ben sedici gare al fischio finale del campionato di Serie A.

Tutto può accadere ma nulla avviene per caso; i recuperi dall’infermeria saranno linfa vitale per lo staff tecnico del calabrese, importantissimi per capire quali potranno essere le ambizioni fino a fine stagione. La Champions è il traguardo minimo, anche se può sembrare il massimo in questo momento.

Il trittico con Milan, Roma e Juventus ci dirà tanto su quello che questa squadra può e non può garantire.

Fonte foto: calciotoday.it

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