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Love, Death & Robots – Una serie antologica da 18 episodi che promette di rivoluzionare il genere

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Se siete amanti delle distopie, della tecnologia e dei gatti, questa serie fa per voi. Se poi Metalhead, la puntata apocalittica di Black Mirror, vi ha lasciato a bocca asciutta sappiate che alcuni episodi di Love, Death & Robots potrebbero tranquillamente esserne un gradevole seguito.

Il paragone con Black Mirror viene spontaneo poiché anche Love, Death & Robots è una serie antologica che si concentra su temi quali realtà alternative, lo spazio e la robotizzazione della società (persino i titoli di apertura sembrano molto simili). Tuttavia, poiché Love, Death & Robots utilizza l’espediente dell’animazione per raccontare la storia, può permettersi in certi casi di andare oltre rispetto a Black Mirror.

Tutti gli episodi – ognuno dei quali dura da un minimo di 6 a un massimo di 17 minuti – hanno una propria visione artistica. L’alternanza tra CGI e scene animate in 2D è un vero spettacolo per gli occhi. Ogni episodio ci catapulta in un contesto narrativo totalmente differente, anche se forse i temi non sono nuovi agli appassionati di fantascienza. Una chicca interessante che aiuta lo spettatore a capire di cosa tratterà l’episodio è la combinazione simbolica e grafica che appare sullo schermo a inizio puntata.

Altra caratteristica che salta all’occhio è l’immediatezza delle storie, facili da consumare. Le diverse combinazioni degli elementi (amore, morte e robot, diciamo pure alieni) portano a diversi risultati, anche qualitativamente parlando.

L’intreccio di generi, grafiche e tecniche d’animazione – in alcuni episodi vengono mixati diversi linguaggi contemporaneamente –  offrono un risultato ad alto impatto visivo pregno di contenuti e spunti di riflessione. Da non ignorare l’invito alla visione solo per un pubblico adulto: Sesso, Morte & Sci/fi potrebbe essere un titolo più rappresentativo di Love, Death & Robots.

Quello che è chiaro è che ogni spettatore avrà una classifica personale degli episodi, condizionata sia dal contenuto che dall’aspetto visivo. Non sempre il tema o la morale appaiono chiari, probabilmente gioca un ruolo non indifferente il proprio bagaglio culturale.

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